Zigliara, Tommaso Maria

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Tommaso Maria Zigliara, al secolo Francesco (Bonifacio, 29 ottobre 1833 – Roma, 10 maggio 1893), è stato un domenicano, filosofo, teologo e cardinale, membro della Congregazione del Sant'Uffizio e prefetto della Congregazione degli Studi.

Nacque in Corsica da Francesco Zigliara e Maddalena Costa, in una famiglia di piccoli commercianti e proprietari di uliveti. Entrò nell'ordine domenicano ad Anagni il 12 ottobre 1851, assumendo il nome di Tommaso Maria. Studiò a Roma e Perugia e fu ordinato sacerdote il 17 maggio 1856 dal cardinale Gioacchino Pecci, futuro Leone XIII.

Insegnò a Corbara, in Corsica, e a Viterbo, prima di essere chiamato nel 1870 al collegio di San Tommaso presso Santa Maria sopra Minerva a Roma. Nel 1873 ne divenne reggente. In seguito alla confisca degli edifici ecclesiastici, il collegio dovette trasferirsi presso il seminario francese di Santa Chiara, dove Zigliara proseguì l'insegnamento.

Fu uno dei principali esponenti della rinascita ottocentesca del tomismo. Tra le sue opere figurano il Saggio sui principi del tradizionalismo, del 1865, Della luce intellettuale e dell'ontologismo secondo la dottrina de' santi Agostino, Bonaventura e Tommaso d'Aquino, del 1874, e la Summa philosophica in usum scholarum, pubblicata in tre volumi nel 1876. Quest'ultima ebbe larga diffusione nell'insegnamento filosofico cattolico. Collaborò all'elaborazione dell'enciclica Aeterni Patris e partecipò all'impresa dell'edizione Leonina delle opere di Tommaso d'Aquino, curandone il primo volume, apparso nel 1882.

Il 23 giugno 1873 fu nominato consultore della Congregazione dell'Indice. Schwedt documenta una consistente attività di esame delle pubblicazioni: redasse pareri, tra gli altri, su scritti di Domenico Benedetto Gravina, Saverio Francesco De Dominicis, Augusto Vera, Giuseppe Ferrari e Raffaello Caverni. Leone XIII lo creò cardinale il 12 maggio 1879; il 15 maggio successivo entrò nell'Indice come membro della Congregazione.

Partecipò alla polemica contro il pensiero di Antonio Rosmini. Nell'opuscolo Il dimittatur e la spiegazione datane dalla Sacra Congregazione dell'Indice, del 1881, intervenne sull'interpretazione del decreto del 1854, sostenendo la possibilità di sottoporre nuovamente a censura le dottrine rosminiane. La sua posizione suscitò la risposta polemica di Carlo Passaglia e si inserì nel processo che condusse alla condanna del 1887.

Il 31 luglio 1885 fu nominato membro della Congregazione del Sant'Uffizio. Il 16 dicembre 1886 divenne prefetto della Congregazione delle Indulgenze e delle Reliquie e il 28 ottobre 1887 prefetto della Congregazione degli Studi. Collaborò inoltre alla preparazione della Rerum novarum, elaborandone uno dei testi preliminari.

Il 16 gennaio 1893 fu promosso alla sede suburbicaria di Frascati, ma le condizioni di salute gli impedirono di ricevere la consacrazione episcopale. Morì a Roma il 10 maggio 1893.

Bibliografia

  • Giacomo Grasso, Il card. Tommaso Maria Zigliara, o.p. L'uomo, il domenicano, il cardinale, in «Angelicum», 65, 1988, pp. 224-239.
  • Herman H. Schwedt, Tobias Lagatz, Prosopographie von Römischer Inquisition und Indexkongregation 1814-1917, Schöningh, Paderborn 2005, vol. II, pp. 1588-1594.
  • Stefania Zanardi, Zigliara, Francesco, in DBI, vol. 100, 2020.

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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