Borgia, Stefano

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Stefano Borgia (Velletri, 3 dicembre 1731 – Lione, 23 novembre 1804) è stato un cardinale, erudito e uomo di Curia italiano, membro delle Congregazioni del Sant'Uffizio]]] e dell'Indice, di cui fu prefetto, nonché segretario e poi prefetto della Congregazione de Propaganda Fide.

Nato da Camillo Borgia e Maddalena Gagliardi, apparteneva a una famiglia nobile di Velletri. Dal 1740 fu educato a Fermo presso lo zio Alessandro Borgia, arcivescovo della città. Conseguì la licenza in filosofia nel 1750 e il dottorato in teologia nel 1752. Nel 1754 divenne segretario dell'Accademia degli Erranti di Fermo e fu membro dell'Accademia dell'Arcadia. Trasferitosi a Roma, nel 1757 conseguì il dottorato in utroque iure alla Sapienza e intraprese la carriera curiale come referendario delle Segnature.

Nel 1758 divenne prelato domestico e il 25 novembre dello stesso anno fu nominato governatore di Benevento, incarico mantenuto fino al settembre 1764. L'esperienza beneventana alimentò i suoi interessi storici ed eruditi e portò alla pubblicazione delle Memorie istoriche della pontificia città di Benevento (1763-1769). Dal 1764 fu segretario della Congregazione delle Indulgenze; nel 1765 ricevette l'ordinazione sacerdotale.

Nel 1770 divenne segretario della Congregazione de Propaganda Fide, incarico che mantenne fino alla sua elevazione al cardinalato nel 1789. La posizione gli consentì di sviluppare un'ampia rete di relazioni internazionali e di approfondire gli interessi per le missioni, le lingue e le culture orientali. Tali interessi furono strettamente legati alla formazione delle sue raccolte di manoscritti, monete e reperti archeologici ed etnografici, che costituirono il celebre Museo Borgiano di Velletri.

Parallelamente alla sua attività in Propaganda Fide, Borgia entrò progressivamente negli organismi romani preposti al controllo dottrinale. Il 25 novembre 1770 prestò giuramento presso la Congregazione del Sant'Uffizio, senza che sia indicato nelle fonti uno specifico incarico. Il 23 aprile 1773 fu nominato consultore del Sant'Uffizio e il 28 aprile successivo assunse formalmente l'incarico prestando giuramento. Il 21 agosto 1775 fu quindi nominato consultore della Congregazione dell'Indice.

Durante gli anni Settanta il suo profilo politico-religioso rimase relativamente articolato. Pur opponendosi alle conseguenze che la soppressione della Compagnia di Gesù poteva produrre nell'organizzazione missionaria, non fu semplicemente riconducibile agli ambienti filogesuitici. Intrattenne infatti rapporti anche con esponenti della cultura romana vicini a Port-Royal e collaborò sul terreno erudito con Giovanni Cristofano Amaduzzi. Con il procedere degli anni Ottanta assunse tuttavia posizioni sempre più ferme nella difesa delle prerogative ecclesiastiche e temporali della Santa Sede.

Questo orientamento emerse in particolare nella controversia tra Roma e il Regno di Napoli. Nella Breve istoria del dominio temporale della Sede apostolica nelle Due Sicilie (1788) difese, sulla base di un'ampia documentazione storica e giuridica, i diritti rivendicati dal papato; tornò successivamente sull'argomento nella Difesa del dominio temporale della Sede apostolica nelle Due Sicilie (1791).

Pio VI lo creò cardinale nel concistoro del 30 marzo 1789 e il 3 agosto successivo gli assegnò il titolo di San Clemente. Dopo l'elevazione al cardinalato continuò a svolgere un ruolo di primo piano negli organismi della Curia. Il 27 febbraio 1792 divenne camerlengo del Collegio cardinalizio e il 1º febbraio 1793 fu nominato membro della Congregazione dei Riti.

Particolarmente importante fu il suo ritorno ai vertici delle congregazioni preposte al controllo dottrinale. Il 21 febbraio 1795 fu nominato prefetto della Congregazione dell'Indice. Il 30 ottobre dello stesso anno fu nominato membro della Congregazione dell'Acqua e il 31 ottobre membro della Congregazione del Sant'Uffizio, prestando giuramento come cardinale inquisitore l'11 novembre 1795.

Negli anni della Rivoluzione francese Borgia si collocò su posizioni nettamente contrarie alle concessioni in materia religiosa e alla limitazione delle prerogative della Santa Sede. La sua attività curiale e pubblicistica di questi anni permette di collocarlo, soprattutto nella fase matura della sua carriera, nel fronte intransigente e controrivoluzionario della Curia romana.

Dopo l'occupazione francese di Roma, l'8 marzo 1798 fu arrestato; il 30 marzo fu trasferito a Civitavecchia ed espulso dal territorio romano. Trovò quindi rifugio a Padova presso il vescovo di Adria Federico Maria Molin, rimanendovi fino al 1799. Partecipò al conclave di Venezia del 1799-1800, nel quale fu anche preso in considerazione come possibile candidato al pontificato.

Il 3 luglio 1800 rientrò a Roma insieme a Pio VII e fu confermato alla guida della Congregazione dell'Indice. Nel 1801 divenne prefetto della Congregazione degli Studi e presidente del Collegio Romano. Nel 1802 assunse infine la carica di prefetto della Congregazione de Propaganda Fide.

Nel 1804 accompagnò Pio VII nel viaggio verso Parigi per l'incoronazione di Napoleone. Morì durante il viaggio, a Lione, il 23 novembre 1804.

Studioso prolifico, antiquario e collezionista, Borgia lasciò numerose opere di carattere storico, ecclesiastico e orientalista. Il Museo Borgiano da lui costituito a Velletri raccolse manoscritti, monete e testimonianze provenienti da diverse aree del mondo e divenne un importante centro per gli studi antiquari e orientalistici europei. Parte delle sue collezioni confluì successivamente nelle raccolte vaticane e napoletane.

Bibliografia essenziale

  • Horst Enzensberger, Borgia, Stefano, in DBI, vol. 12 (1971).
  • Herman H. Schwedt, Jyri Hasecker, Dominik Höink, Judith Schepers (a cura di), Prosopographie von Römischer Inquisition und Indexkongregation 1701-1813, Schöningh, Paderborn 2010, vol. I, pp. 200-204.

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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