Sede inquisitoriale di Vercelli

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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L'Inquisizione operò nel territorio di Vercelli sin dal XIII secolo. Originariamente Vercelli faceva parte di un distretto inquisitoriale domenicano più ampio, comprendente anche Como, Novara e Ivrea. Il primo inquisitore documentato specificamente per Vercelli risale al 1380. La sede inquisitoriale moderna, sempre di competenza domenicana, si consolidò progressivamente dopo l'istituzione della Congregazione del Sant'Uffizio con la bolla Licet ab initio (1542). A partire dalla metà del Cinquecento è documentata una successione stabile di inquisitori, tra i quali Giacomo Barrili, attestato almeno dal 1540 al 1563.

Particolarmente importante fu il lungo inquisitorato di Cipriano Uberti (1563-1607), durante il quale il tribunale intensificò la repressione delle dottrine protestanti e il controllo della circolazione dei libri proibiti. Nel 1569, ad esempio, furono processati alcuni artigiani vercellesi accusati di aver mantenuto rapporti con ambienti riformati e fuoriusciti rifugiatisi a Ginevra. Uberti si occupò inoltre di procedimenti per stregoneria e di censura libraria, conducendo tra il 1599 e il 1600 un'importante inchiesta sui libri presenti nelle biblioteche cittadine. Fu anche autore della Tavola delli inquisitori (1586), opera dedicata alla ricostruzione della successione dei giudici della fede domenicani.

Sotto l'inquisitorato di Uberti la giurisdizione del tribunale di Vercelli fu estesa a Ivrea (1566) e, almeno formalmente, alla Valle d'Aosta (1572). Ivrea era stata per un breve periodo sede inquisitoriale autonoma, con un proprio inquisitore, Arcangelo Forchini da Borgomasino, in carica dal 1563 al 1566. Mentre la competenza su Ivrea rimase stabilmente attribuita a Vercelli, quella su Aosta incontrò la tenace opposizione delle autorità locali, che rivendicavano le proprie prerogative e la tradizionale giurisdizione episcopale. Nonostante il rinnovo della delega inquisitoriale nel 1588 e ulteriori tentativi nel primo Seicento, culminati nel 1620, il Sant'Uffizio non riuscì a stabilire una presenza permanente nella valle.

Nel corso del Seicento l'attività dell'Inquisizione vercellese continuò a comprendere la repressione dell'eterodossia religiosa, la vigilanza sui comportamenti dei fedeli, il controllo delle pratiche magiche e superstiziose e la censura libraria. Come negli altri territori sabaudi, il tribunale dovette confrontarsi con le crescenti rivendicazioni giurisdizionali delle autorità ducali, sempre meno disposte a riconoscere l'autonomia degli inquisitori nominati da Roma.

L'ultimo inquisitore titolare di Vercelli fu Tommaso Fonticelli da Varazze (1704-1712). Dopo di lui il tribunale fu governato esclusivamente da vicari generali, nel quadro del progressivo ridimensionamento dell'Inquisizione nei domini sabaudi. L'istituzione continuò formalmente a esistere per tutto il XVIII secolo, pur con competenze e possibilità operative sempre più limitate.

L'Inquisizione fu definitivamente soppressa a Vercelli, come negli altri territori piemontesi, con decreto del governo provvisorio del 28 gennaio 1799.

Vedi anche: Lista degli Inquisitori di Vercelli

Bibliografia

  • Andrea Del Col, L'Inquisizione in Italia. Dal XII al XXI secolo, Mondadori, Milano 2006.
  • Giacomo Alberto Donati, Iuste iudex ultionis. Inquisizione romana, Ordo Praedicatorum e cultura giuridica in età moderna (1542-1730). La Tabula chronologica inquisitorum di Domenico Francesco Muzio O.P. (†1730), Wolters Kluwer-CEDAM, Milano 2021.
  • Vincenzo Lavenia, L'Inquisizione del duca. I domenicani e il Sant'Uffizio in Piemonte nella prima età moderna, in I Domenicani e l'Inquisizione romana, a cura di Carlo Longo, Istituto Storico Domenicano, Roma 2008, pp. 415-476.
  • Vincenzo Lavenia, Vercelli, in DSI, vol. III, pp. 1662-1664.
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  • Giorgio Tibaldeschi, Eretici a Vercelli nell'età della Controriforma, in «Bollettino Storico Vercellese», 13, 1984, pp. 5-46.
  • Giorgio Tibaldeschi, Un inquisitore in biblioteca: Cipriano Uberti e l'inchiesta libraria del 1599-1600 a Vercelli, in «Bollettino Storico Vercellese», 19, 1990, pp. 43-103.
  • Giorgio Tibaldeschi, «Persecutori de christiani et veri ministri dell'Antichristo». Gli inquisitori di Vercelli: schede per una ricerca, in 1899. Ritorno dei Domenicani a Vercelli. Occasione per una memoria, Saviolo, Vercelli 2002, pp. 145-198.
  • Giorgio Tibaldeschi, Ricerche sull'Inquisizione di Vercelli. Il secolo XVIII, in Le carte del diritto e della fede. Atti del convegno di studi (Alessandria, 16-17 giugno 2006), a cura di Elisa Mongiano e Gian Maria Panizza, Società di storia, arte e archeologia-Accademia degli Immobili, Alessandria 2008, pp. 233-266.
  • Giorgio Tibaldeschi, «Silentium et archiva». L'Inquisizione, in Storia di Vercelli in età moderna e contemporanea, a cura di Edoardo Tortarolo, vol. I, UTET, Torino 2011, pp. 203-244.

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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