Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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L'Inquisizione fu attiva a Siena fin dal XIII secolo, inizialmente sotto la competenza dei frati domenicani. Una sede stabile dipendente dalla Congregazione del Sant'Uffizio si consolidò tuttavia soltanto a partire dagli anni sessanta del XVI secolo, quando il tribunale fu affidato ai frati minori conventuali, che ne mantennero la gestione fino alla soppressione. Il primo inquisitore attestato nella cronotassi moderna fu fra Alessandro del Taia da Siena (1560-1561). La giurisdizione del tribunale comprendeva, oltre alla città e al territorio senese, anche Grosseto, Piombino e altre località della Toscana meridionale.
Dopo una prima fase caratterizzata soprattutto dalla repressione dell'eterodossia religiosa, tra la fine del Cinquecento e il Seicento l'attività inquisitoriale si concentrò progressivamente sulla magia, sulla stregoneria, sulle pratiche superstiziose e sul controllo dei comportamenti religiosi. Particolarmente numerosi furono i procedimenti riguardanti guaritrici, indovine e persone accusate di ricorrere a pratiche terapeutiche illecite. Tra i casi documentati si ricorda quello di Lisabetta, processata per stregoneria nel 1594 e infine assolta. L'attività del tribunale comprendeva inoltre la censura libraria e la vigilanza sulla circolazione di scritti proibiti.
I rapporti con la Congregazione romana furono particolarmente intensi, come testimoniano le 2.672 lettere inviate agli inquisitori senesi tra il 1581 e il 1721, pubblicate in edizione critica da Oscar Di Simplicio. Tale corrispondenza permette di ricostruire l'attività giudiziaria e amministrativa del tribunale, nonché il controllo esercitato dalle autorità centrali sui giudici della fede locali.
L'Inquisizione di Siena seguì le sorti degli altri tribunali toscani. Le sue attività furono sospese dal 1743 al 1754 per decisione del granduca Francesco Stefano di Lorena, nel quadro dei contrasti giurisdizionali con la Santa Sede. La soppressione definitiva intervenne con decreto del granduca Pietro Leopoldo del 5 luglio 1782.
A differenza di numerose altre sedi inquisitoriali italiane, l'archivio del tribunale senese è giunto fino a noi pressoché integralmente. Conservato inizialmente presso l'Archivio Arcivescovile di Siena, fu trasferito nel 1911 a Roma, dove si trova attualmente presso l'Archivio del Dicastero per la Dottrina della Fede. Il fondo, comprendente oltre duecento unità documentarie tra processi, denunce, corrispondenza e registri amministrativi, costituisce una fonte di eccezionale importanza per la storia dell'Inquisizione romana e della società toscana in età moderna.
Vedi anche: Lista degli Inquisitori di Siena
Bibliografia
- Oscar Di Simplicio, Inquisizione, stregoneria, medicina. Siena e il suo Stato (1580-1721), Il Leccio, Monteriggioni 2000.
- Oscar Di Simplicio, Autunno della stregoneria. Maleficio e magia nell'Italia moderna, il Mulino, Bologna 2005.
- Oscar Di Simplicio (a cura di), Le lettere della Congregazione del Sant'Ufficio all'inquisitore di Siena, 1581-1721, con un saggio di Herman H. Schwedt, Edizioni Università di Trieste, Trieste 2009.
- Oscar Di Simplicio, Siena, in DSI, vol. III, p. 1423.
- Herman H. Schwedt, Gli inquisitori generali di Siena, 1560-1782, in Le lettere della Congregazione del Sant'Ufficio all'inquisitore di Siena, 1581-1721, a cura di Oscar Di Simplicio, Edizioni Università di Trieste, Trieste 2009, pp. IX-LXXVI.
- Vincenzo Tedesco, Treasure Hunt—Roman Inquisition and Magical Practices Ad Inveniendos Thesauros in Southern Tuscany, in «Religions», 10, 7, 2019, art. 444.
Links
- Scheda sulla sede inquisitoriale di Siena sul sito Symogih.org.
- Archivio dell'Inquisizione di Siena sul sito del Dicastero per la Dottrina della Fede.
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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque
[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]