Sede inquisitoriale di Rimini

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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La sede inquisitoriale di Rimini, di competenza domenicana, fu istituita nel 1550. Il primo inquisitore attestato nella cronotassi della sede fu fra Costantino da Modena (1550-1553), al quale succedette fra Angelo Galvani (1553-1569). Il tribunale, dipendente dalla Congregazione del Sant'Uffizio, aveva giurisdizione su un territorio piuttosto vasto, comprendente, oltre alla diocesi di Rimini, anche quelle di Pesaro, Fano e Montefeltro, attraverso una rete di vicariati locali.

Nella seconda metà del Cinquecento l'attività inquisitoriale fu rivolta soprattutto alla repressione delle dottrine protestanti e al controllo della circolazione di idee religiose eterodosse. Tra il 1550 e il 1583 sono documentati almeno 38 procedimenti, riguardanti prevalentemente opinioni considerate contrarie all'ortodossia cattolica. Tra i casi più significativi si ricorda quello di Lorenzo Carandini da Modena, processato nel 1558 per il possesso di libri proibiti e per alcune proposizioni sulle opere e sulle pratiche religiose. La documentazione superstite non permette tuttavia di individuare nella diocesi riminese un movimento ereticale organizzato di particolare consistenza.

Nel corso del Seicento il tribunale consolidò la propria organizzazione territoriale. Nel 1665 risultavano attivi 47 vicariati, distribuiti nelle diocesi di Rimini, Montefeltro, Pesaro e Fano. L'attività del Sant'Uffizio si estese progressivamente alla repressione della magia, delle pratiche superstiziose, della bestemmia e degli abusi nell'amministrazione dei sacramenti, oltre che alla vigilanza sull'ortodossia religiosa del clero e dei fedeli. Nel Settecento la rete dei vicariati fu ridimensionata, mentre l'attività giudiziaria conobbe una progressiva contrazione.

La sede inquisitoriale di Rimini cessò sostanzialmente di funzionare alla fine del Settecento, in seguito alle trasformazioni politiche dell'età rivoluzionaria e napoleonica. Dopo il 1798 la residenza dell'inquisitore fu trasferita a Pesaro, fino ad allora vicariato riminese, che nel 1801 divenne sede inquisitoriale autonoma. Il tribunale pesarese continuò a operare durante la Restaurazione pontificia e cessò definitivamente di esistere nel 1860, con l'annessione del territorio al Regno di Sardegna.

La documentazione inquisitoriale riminese risulta in gran parte dispersa. Testimonianze superstiti si conservano presso l'Archivio di Stato e la Biblioteca civica Gambalunga di Rimini, nell'Archivio del Dicastero per la Dottrina della Fede e in alcune raccolte documentarie estere, tra cui quella del Trinity College di Dublino.

Vedi anche: Lista degli Inquisitori di Rimini | Sede inquisitoriale di Pesaro | Lista degli Inquisitori di Pesaro

Bibliografia

  • Guido Bartolucci, Rimini, in DSI, vol. III, p. 1319.
  • Andrea Cicerchia, Inquisizione e controllo del dissenso ereticale a Rimini e nel suo territorio in età moderna, in Storia della Chiesa riminese. III. Dal Concilio di Trento all'età napoleonica, a cura di Samuele Giombi, Pazzini-Guaraldi, Villa Verucchio 2013, pp. 369-395.
  • Giacomo Alberto Donati, Iuste iudex ultionis. Inquisizione romana, Ordo Praedicatorum e cultura giuridica in età moderna (1542-1730). La Tabula chronologica inquisitorum di Domenico Francesco Muzio O.P. (†1730), Wolters Kluwer-CEDAM, Milano 2021.
  • Angelo Turchini, Clero e fedeli a Rimini in età post-tridentina, Herder, Roma 1978.
  • Angelo Turchini, La Romagna nel Cinquecento. IV. Inquisizione in Romagna. Repressione e proposte di moderna vita religiosa, Il Ponte Vecchio, Cesena 2021.

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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