Sede inquisitoriale di Cremona

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Cremona fu sede stabile di un inquisitore domenicano sin dalla metà del XIII secolo. Le prime attestazioni risalgono al 1241, quando risultano attivi Pietro da Verona e fra Viviano da Bergamo. Il tribunale aveva sede presso il convento domenicano di San Domenico e mantenne una sostanziale continuità istituzionale fino al Settecento.

Dopo l'istituzione della Congregazione del Sant'Uffizio nel 1542, l'attività inquisitoriale si intensificò soprattutto nella repressione delle dottrine protestanti. Particolarmente significativa fu la persecuzione della comunità riformata cremonese, la cosiddetta ecclesia cremonensis, scoperta nel 1550 e duramente colpita negli anni successivi. Numerosi suoi aderenti, tra i quali Giuseppe Fossa, trovarono rifugio a Ginevra, contribuendo alla formazione della Chiesa italiana della città svizzera. La repressione incontrò forti resistenze negli ambienti cittadini, anche per il coinvolgimento di esponenti delle élite locali.

Nel corso del Seicento il tribunale proseguì la propria attività, occupandosi della repressione dell'eterodossia, del controllo dei libri proibiti e dei comportamenti religiosi considerati devianti. Non mancarono contrasti giurisdizionali con le autorità spagnole, soprattutto in relazione ai privilegi dei familiari del Sant'Uffizio. Tra i collaboratori del tribunale figurò il giurista Cesare Carena, autore di un importante trattato di procedura inquisitoriale pubblicato per la prima volta a Cremona nel 1636.

L'Inquisizione si estinse progressivamente a Cremona, come nel resto della Lombardia austriaca, per effetto del decreto del 9 marzo 1775 di Maria Teresa d'Austria, che vietava la sostituzione degli inquisitori alla cessazione del loro incarico, per morte o dimissioni. L'ultimo inquisitore cremonese fu fra Giuseppe Porzio da Forlì, in carica dal 1768 al 1775. La soppressione si inseriva nella più ampia politica giurisdizionalista e riformatrice della monarchia asburgica, volta a ridimensionare le prerogative giudiziarie ecclesiastiche.

L'archivio del tribunale risulta in gran parte disperso. La ricostruzione della sua attività si fonda pertanto soprattutto sulla documentazione conservata negli archivi statali ed ecclesiastici e nei carteggi della Congregazione romana.

Vedi anche: Lista degli Inquisitori di Cremona

Bibliografia

  • Federico Chabod, Per la storia religiosa dello Stato di Milano durante il dominio di Carlo V. Note e documenti, 2ª ed. a cura di Ernesto Sestan, Istituto storico italiano per l'età moderna e contemporanea, Roma 1962.
  • Andrea Del Col, L'Inquisizione in Italia. Dal XII al XXI secolo, Mondadori, Milano 2006.
  • Luigi Fumi, L'Inquisizione romana e lo Stato di Milano. Saggio di ricerche nell'Archivio di Stato, in «Archivio Storico Lombardo», s. IV, 37, 1910, fasc. 25, pp. 5-124; fasc. 26, pp. 285-414; fasc. 27, pp. 145-220.
  • William Monter, Cremona, in DSI, vol. I, p. 429.
  • Susanna Peyronel Rambaldi, Inquisizione e potere laico: il caso di Cremona, in Lombardia borromaica, Lombardia spagnola 1554-1659, a cura di Paolo Pissavino e Gianvittorio Signorotto, Bulzoni, Roma 1995, vol. II, pp. 579-617.

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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