Carena, Cesare

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Cesare Carena (Cremona, 1597 circa - Milano, 1659) è stato un giurista. La sua notorietà è legata soprattutto al Tractatus de officio Sanctissimae inquisitionis et modo procedendi in causis fidei, uno dei manuali inquisitoriali più diffusi del Seicento.

Cenni biografici

Studiò teologia presso l'Università di Padova e diritto presso quella di Pavia (addottorandosi nel 1619). Collaborò col cardinale Pietro Campori, vescovo di Cremona, che lo nominò suo uditore nel 1625. Dal 1626 fu consultore e dal 1627 avvocato fiscale del tribunale inquisitoriale di Cremona. L'esperienza maturata in quest'ultimo incarico costituì il retroterra della sua opera sul Sant'Uffizio.

Tra il 1636 e il 1637 ricoprì inoltre, per un trimestre, la carica di progiudice dei malefizi. Trasferitosi a Milano nel 1649, vi esercitò anche funzioni nella magistratura civile: nel 1651 è attestato come giudice del Cavallo. Morì nel 1659, presumibilmente a Milano.

Il Tractatus de officio Sanctissimae inquisitionis et modo procedendi in causis fidei

Una prima versione del trattato inquisitoriale cui Carena deve la propria fama uscì a Cremona nel 1636, presso Marco Antonio Belpiero, col titolo Tractatus de modo procedendi in causis Sancti Officii. Il titolo Tractatus de officio Sanctissimae inquisitionis et modo procedendi in causis fidei fu adottato a partire dalla seconda edizione, pubblicata nel 1641 e notevolmente ampliata. L'opera passò così da una trattazione incentrata sul procedimento a un'esposizione più ampia delle competenze, dei delitti e della prassi del Sant'Uffizio.

Il trattato è diviso in tre parti. La prima presenta le autorità e gli uffici competenti nelle cause di fede: dal pontefice e dalla Congregazione romana ai vescovi, agli inquisitori e ai ministri dei tribunali. Carena esamina le rispettive attribuzioni e dedica attenzione anche a incarichi che conosceva per esperienza diretta, come quello dell'avvocato fiscale. La seconda parte affronta la definizione dell'eresia e le altre fattispecie sottoposte alla giurisdizione inquisitoriale. La terza espone la materia processuale, con questioni relative alle denunce, alle prove, agli interrogatori, alla tortura giudiziaria e alle pene. L'opera unisce quindi l'inquadramento giuridico a indicazioni utili per chi doveva trattare concretamente le cause. :chatgpt-content-reference{index="1"}

Particolare rilievo assumono, accanto all'eresia, reati e comportamenti che occupavano i tribunali del Sant'Uffizio nel Seicento: il sortilegio, la bestemmia, la bigamia e la sollecitazione in confessione. Questa scelta contribuisce a spiegare la fortuna del Tractatus come strumento di consultazione per inquisitori e altri operatori ecclesiastici. Rispetto ai grandi repertori della tradizione precedente, l'opera offriva una trattazione più maneggevole e vicina ai problemi ricorrenti nella pratica giudiziaria del tempo.

Le edizioni successive accrebbero ulteriormente il volume. Carena vi incluse, con proprie annotazioni, un testo di Guidone Fulcodio, poi papa Clemente IV. Dalla quinta edizione aggiunse anche l'incompiuta Introductio seu praxis inquisitorum di Francisco Peña, corredandola di commenti e di un proprio scritto sul procedimento nelle cause di stregoneria, le Annotationes ad modum procedendi in causis strigum et maleficorum. Nell'edizione del 1655 comparve inoltre la Instructio pro formandis processibus in causis strigum: benché il frontespizio la attribuisse a Carena, tale attribuzione è erronea. Anche per questo, quando si cita il Tractatus, è opportuno precisare l'edizione utilizzata: i testi allegati non sono identici in tutte le stampe.

Del trattato sono note sette edizioni, due delle quali pubblicate in Francia. La sua circolazione, insieme a quella del Sacro arsenale di Eliseo Masini, testimonia il ruolo assunto dai manuali pratici nella trasmissione della cultura giuridica inquisitoriale del XVII secolo.

Bibliografia

  • Agostino Borromeo, Carena, Cesare, in DSI, vol. 1, pp. 272-273.
  • Cesare Carena, Tractatus de modo procedendi in causis S. Officii, apud Marc'Antonium Belpierum, Cremonae 1636.
  • Cesare Carena, Tractatus de officio Sanctissimae inquisitionis et modo procedendi in causis fidei, apud Marc'Antonium Belpierum, Cremonae 1641.
  • Giovanni Cornaggia Medici, Cesare Carena, giurista cremonese del secolo XVII, in "Archivio Storico Lombardo", s. 6, 7, 1930, pp. 297-330.

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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