Rosa, Enrico

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Enrico Rosa (1870 – 1938) fu un teologo gesuita, redattore della Civiltà Cattolica, di cui divenne direttore tra il 1915 e il 1921. Nel 1907–8 pubblicò sulla rivista due articoli sulla Teosofia che segnarono un cambio di tono rispetto ai predecessori: più allarmisti e improntati alla vigilanza, collocavano la dottrina teosofica entro una rete di convergenze sospette tra modernismo, femminismo e propaganda americana.

Gli articoli sulla Teosofia (1907–1908)

Dopo i tre articoli di Giorgio Bartoli (1905) e una pausa di due anni, la ripresa del confronto tra La Civiltà Cattolica e le dottrine teosofiche fu opera di Enrico Rosa. Entrato a far parte del comitato redazionale della rivista alla fine del 1905, Rosa pubblicò nel 1907 «Teosofia, misticismo e modernismo» — presentato come una recensione del volume di Gioacchino Ambrosini Occultismo e modernismo (1907) — e nel 1908 «Propaganda nuova di moralità, di femminismo e di cultura teosofica». I due articoli si distinguevano per un tono marcatamente più allarmistico rispetto alle analisi di Giorgio Bartoli. Fin dall'apertura, la Teosofia veniva collegata alle «aberrazioni più oscure di altri tempi» e presentata come la continuazione delle stesse devianze esemplificate dalla «Chiesa Gnostica» fondata da Jules Doinel in Francia. In Italia, Rosa segnalava tra gli indizi della crescita del movimento non solo la proliferazione di sezioni teosofiche locali, ma anche una serie di iniziative culturali correlate: conferenze mistiche finanziate con «denaro americano» e sostenute da «potenti protettori», tra cui una facoltosa benefattrice americana, la contessa Constance Wachtmeister. Con tale appoggio, avvertiva Rosa, la Teosofia «si va ora propagando con una quasi epidemica morbosità, anche a Roma». Adottando una postura di vigilanza quasi poliziesca, Rosa mappava le correnti di pensiero emergenti a Roma e dintorni — moderniste e femministe comprese —, rintracciandovi segnali di quella stessa propaganda teosofica.

Significato storico

I due articoli di Rosa segnano il passaggio dalla critica dottrinale, tipica di Bartoli., a una forma di sorveglianza sistematica dei movimenti culturali avvertiti come affini o contigui alla Teosofia. Questa svolta riflette il clima antimodernista intensificato dopo la Pascendi dominici gregis (1907) e prelude alla campagna polemica di Giovanni Busnelli (1908–11). Come direttore della Civiltà Cattolica (1915–21), Rosa presiedette infine alla fase istituzionale in cui la risposta al modernismo e all'esoterismo si consolidò come politica editoriale strutturata.

Fonti e bibliografia

Fonti primarie

  • [Enrico Rosa SJ], «Teosofia, misticismo e modernismo», La Civiltà Cattolica, 4 (1907), pp. 703–10.
  • [——], «Propaganda nuova di moralità, di femminismo e di cultura teosofica», La Civiltà Cattolica, 2 (1908), pp. 79–85.

Fonti accademiche

  • Ambrogio Maria Fiocchi, P. Enrico Rosa S.I., scrittore della «Civiltà Cattolica» (1870–1938): Il suo pensiero nelle controversie religiose e politiche del suo tempo, Edizioni «La Civiltà Cattolica», Roma 1957.
  • Domenico Mondrone, «Il padre Enrico Rosa D.C.D.G. In memoriam patris», La Civiltà Cattolica, 89, n. 4 (1938), pp. 481–96.
  • Giovanni Sale, La Civiltà Cattolica nella crisi modernista 1900–1907, Jaca Book, Milano 2001.

Nota bene

Questa voce è parte della sezione trasversale Mesmerismo, occultismo, spiritismo. Eterodossie del XIX secolo tra correnti esoteriche e nuove spiritualità.

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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