Busnelli, Giovanni

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Giovanni Busnelli (Saronno, Varese, 1866 – 1944) fu un gesuita lombardo, teologo scolastico e dantista, nonché il principale artefice della campagna anti-teosofica della Civiltà Cattolica nel primo decennio del Novecento. Tra il 1908 e il 1911 pubblicò sulla rivista ventotto articoli sulla Teosofia, poi raccolti in volume, contribuendo a definire il quadro apologetico con cui il cattolicesimo italiano avrebbe risposto alla Società Teosofica fino alla condanna formale del Sant'Uffizio nel 1919.

La campagna anti-teosofica (1908–1911)

Dopo una prima fase di confronto avviata da Giorgio Bartoli nel 1905 e da Enrico Rosa nel 1907–8, la Civiltà Cattolica affidò a Busnelli il compito di condurre un esame sistematico e prolungato della Teosofia. Tra il 1908 e il 1911 Busnelli pubblicò sulla rivista ventotto articoli, poi raccolti nel Manuale di teosofia (1909–15). Lo stile — plasmato dalla sua formazione letteraria e dal magistero dantesco — era caratterizzato da un linguaggio enfatico e da un largo impiego di metafore. Nel suo articolo d'apertura, Busnelli descriveva la Società Teosofica nei toni della bestia apocalittica: «Dalle Americhe alle Indie, dall'Australia all'Europa, come una fiera che passa i monti e i piani, la Società Teosofica s'è sparsa e diffusa nelle varie nazioni, un po' per vie palesi, un po' per certi meati nascosti e subdoli di cui, dopo un trentennio, gli sbocchi e le uscite appaiono alla luce del sole e al giudizio di tutti». Sul piano storiografico Busnelli ricercava le origini della Società Teosofica non nelle tradizioni antiche rivendicate dai teosofisti, bensì nell'illuminista e massone Bénédict Chastanier (1739–c. 1816) e nella sua loggia swedenborgiana degli «Illuminés théosophes», tracciando, con notevole disinvoltura speculativa, connessioni tra la teosofia settecentesca europea e il Tibet.

I nodi della critica dottrinale

Il nucleo della critica di Busnelli investiva la pretesa teosofica di una conoscenza sperimentale dell'aldilà, che per i cristiani restava invece materia di fede. Di conseguenza, i suoi articoli attaccavano anche le scienze psichiche in senso lato: «Le ricerche psichiche, il sonnambulismo, il mesmerismo, l'ipnotismo, la psicometria, il trasferimento del pensiero, la chiaroveggenza, e tutto ciò che è occultismo, sono le vie della nuova scienza e della nuova psicologia. Dalle patologiche e magiche condizioni di alcuni individui si crea e azigogola un patrimonio incognito di potenza e d'intelligenza, latente nell'uomo, e non potuto finora conquistarsi o svolgersi da nessuna tempra de' più equi e profondi pensatori dell’Occidente». La fonte di questi «poteri occulti» non risiedeva, a suo avviso, nelle facoltà superiori dell'uomo, bensì nella «potenza maligna dello spirito delle tenebre». Busnelli contestava inoltre la dottrina teosofica della tolleranza religiosa universale, accusandola di promuovere «un'insidiosa indifferenza» che induceva i cattolici a coltivare «disprezzo per la religione cattolica stessa».
Un nodo decisivo della polemica di Busnelli fu la confutazione del cosiddetto «esoterismo cristiano» teorizzato da Annie Besant in Cristianesimo esoterico (1902). A suo giudizio, la disciplina dell’arcano della Chiesa antica non implicava alcuna dottrina segreta distinta dalla fede pubblica, ma soltanto una gradualità pedagogica; il tentativo teosofico di leggervi un nucleo occulto fondato su reincarnazione, panteismo e scienza dei mondi invisibili gli appariva dunque come una radicale falsificazione del cristianesimo. Nella fase finale della campagna, inoltre, una sua notazione su Rudolf Steiner, indicato come ex prete cattolico, sembra trovarsi all’origine della leggenda del suo presunto passato sacerdotale, poi ampiamente diffusa tanto dai polemisti cattolici quanto da ambienti esoterici ostili all’antroposofia.

Significato storico

La campagna di Busnelli rappresenta il momento di massima sistematizzazione della risposta cattolica alla Teosofia in Italia. I suoi ventotto articoli, che coprono un arco tematico esteso dalle origini della Società alle sue dottrine cristologiche, dalla reincarnazione al karma, costituirono per anni il repertorio apologetico di riferimento per il clero italiano fino alla condanna del Sant'Uffizio del 1919. La sua opera si inserisce pienamente nel quadro dell'antimodernismo post-Pascendi, condividendo con gli interventi di Rosa la vocazione a mappare e presidiare i confini del pensiero cattolico lecito.

Fonti e bibliografia

Fonti primarie

[Giovanni Busnelli SJ], «Il programma della Società Teosofica», La Civiltà Cattolica, 2 (1908), pp. 257–71.
[——], «Che cosa è la teosofia», La Civiltà Cattolica, 2 (1908), pp. 533–46.
[——], «L'unità delle religioni secondo la teosofia», La Civiltà Cattolica, 3 (1908), pp. 158–69.
[——], «L'esoterismo della religione secondo la teosofia», La Civiltà Cattolica, 4 (1908), pp. 258–74, 641–54 [e segg., fino al 1911].
Giovanni Busnelli, Manuale di teosofia, 4 voll., Civiltà Cattolica, Roma 1909–1915.

Nota bene

Questa voce è parte della sezione trasversale Mesmerismo, occultismo, spiritismo. Eterodossie del XIX secolo tra correnti esoteriche e nuove spiritualità.

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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