Riforma ed eresia a Savona (XVI sec.)

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Nel corso del Cinquecento Savona e il suo territorio furono interessati da una significativa diffusione di idee eterodosse e filo-riformate, alimentata anche dalla circolazione di libri proibiti e dalla formazione di piccoli gruppi di dissidenti. La repressione di questi fermenti mise a lungo in relazione, e talvolta in conflitto, la giurisdizione del vescovo di Savona e quella dell'Inquisizione di Genova, che dalla seconda metà del secolo assunse progressivamente un ruolo predominante. Particolarmente rilevanti furono i procedimenti contro il gruppo eterodosso di Spigno (1549), la conventicola raccolta intorno ad Antonio Benedetto Plagia a Finalborgo (1562-1565), Bartolomeo Martino (1568-1569) e la cosiddetta scola ereticale savonese, duramente repressa tra il 1579 e il 1581.

Quest'ultima comprendeva almeno sedici cittadini savonesi che, secondo la documentazione inquisitoriale, coltivavano e diffondevano consapevolmente idee di matrice riformata. Non si trattava di un fenomeno nato improvvisamente alla fine degli anni Settanta: alcuni dei suoi membri erano conosciuti dalle autorità ecclesiastiche da molti anni. Nicolao Odoni era stato inquisito già nel 1551, Carlo Chiavello coltivava convinzioni eterodosse almeno dal 1568, mentre Benedetto Berro del Marro avrebbe aderito a idee ereticali addirittura dal 1537.

La lunga sopravvivenza di questi ambienti fu favorita dalla relativa inefficacia della repressione episcopale e dalle solidarietà esistenti nella società savonese. Alcuni dissidenti riuscivano inoltre ad aggirare il controllo ecclesiastico anticipando la confessione pasquale, rivolgendosi a confessori compiacenti oppure facendo valere assoluzioni ricevute durante i giubilei. Domenico Gentile Ricci ammise, per esempio, di confessarsi e comunicarsi in anticipo per evitare di essere impedito per eresia, mentre Stefano Cassinis sostenne di essere stato assolto in virtù del giubileo.

La situazione mutò radicalmente nell'estate del 1579. Una denuncia mise in moto l'inquisitore generale di Genova Giovan Battista Borgo da Bologna, che dispose l'estradizione degli accusati nelle carceri genovesi. I primi a esservi trasferiti furono Nicolao Odoni, i fratelli Domenico e Imperiale Gentile Ricci, il notaio Stefano Cassinis, Alfonso Achino, Girolamo Tossico, Emilio Pollito e Francesco Fontana. Durante circa due mesi di prigionia gli imputati furono interrogati e in gran parte sottoposti alla tortura della corda; furono quindi costretti ad abiurare, sottoposti a penitenze e obbligati a indossare l'abitello anche dopo il ritorno a Savona.

Tra il 1580 e l'inizio del 1581 furono coinvolti nella repressione anche lo speziale Carlo Chiavello con la moglie Costanza Cella, Giovan Ambrogio Viguertio, il notaio Giovan Antonio Tivello, il merciaio Battista Biotti, il massaio Giovan Maria Cadamartori, Benedetto Berro del Marro e un altro cittadino savonese, forse identificabile con Galeazzo Michele. Le condanne comportarono abiure pubbliche e, per alcuni degli imputati, periodi di servizio sulle galere della Repubblica di Genova.

Particolarmente grave fu la sorte di Girolamo Tossico e Giovan Antonio Tivello, riconosciuti come relapsi e consegnati al braccio secolare. Non è tuttavia possibile stabilire con certezza se le sentenze capitali furono effettivamente eseguite; dopo il gennaio 1581 i loro nomi scompaiono dalla documentazione della Congregazione romana.

La repressione della scola segnò una svolta nella storia dell'Inquisizione a Savona. A differenza dei procedimenti dei decenni precedenti, l'operazione fu saldamente controllata dal Sant'Uffizio genovese, che riuscì a imporre l'estradizione degli accusati e a marginalizzare la giurisdizione episcopale. La vicenda testimonia inoltre il radicamento e la notevole capacità di sopravvivenza di ambienti filo-riformati nella società savonese del Cinquecento.

Fonti e bibliografia

  • Archivio della Congregazione per la Dottrina della Fede, Decreta, 1580-1581.
  • Trinity College Dublin, ms. 1226, in particolare c. 20r, lettera dell'inquisitore Giovan Battista Borgo alla Congregazione del Sant'Uffizio, 9 giugno 1581.
  • Michele Rosi, Storia delle relazioni tra la Repubblica di Genova e la Chiesa specialmente considerate in rapporto alla Riforma religiosa, in «Rendiconti della Reale Accademia dei Lincei. Classe di scienze morali, storiche e filologiche», s. V, VI, 1897, pp. 179-236.
  • Romano Canosa, Storia dell'Inquisizione in Italia dalla metà del Cinquecento alla fine del Settecento, vol. III, Torino e Genova, Milano, Sapere 2000, 1988.
  • Simone Ragagli, Inquisitori e vescovi contro l'eresia nella Savona del Cinquecento, in G. Dall'Olio, A. Malena, P. Scaramella (a cura di), La fede degli italiani. Per Adriano Prosperi, vol. I, Pisa, Edizioni della Normale, 2011, pp. 153-170.

Article written by Daniele Santarelli | Ereticopedia.org © 2026

et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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