Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Antonio Benedetto Plagia fu un sacerdote perseguitato per eresia dall'Inquisizione di Genova, in quanto animatore di una conventicola eterodossa a Finalborgo.
Parroco della chiesa di San Biagio, era sospettato dal vescovo Giovan Ambrogio Fieschi almeno dall'ottobre 1561, ma continuò per alcuni mesi a esercitare le proprie funzioni e a diffondere le sue idee. Intorno a lui si raccolsero Damiano Scandornio, Nicolao Burnengo, forse dottore in utroque iure, e il mercante di coralli Giuseppe Taruffo. Il gruppo professava concezioni di matrice riformata e, in parte, più radicali: contestava l'autorità pontificia e la potestà papale di ligare et solvere, la necessità della mediazione ecclesiastica per la salvezza, l'intercessione dei santi e il Purgatorio, nonché la transustanziazione e il dogma trinitario.
Il procedimento contro la conventicola vide l'intervento dell'autorità episcopale e dell'inquisitore generale di Genova Girolamo Franchi. Plagia e Scandornio furono infine costretti ad abiurare pubblicamente il 23 agosto 1562 nella chiesa di Santa Caterina di Finale: si trattò della prima abiura pubblica per eresia documentata nella diocesi di Savona. Burnengo e Taruffo, inizialmente sottrattisi alla giustizia ecclesiastica, abiurarono invece privatamente nel 1565.
Bibliografia
- Simone Ragagli, Inquisitori e vescovi contro l'eresia nella Savona del Cinquecento, in G. Dall'Olio, A. Malena, P. Scaramella (a cura di), La fede degli italiani. Per Adriano Prosperi, vol. I, Pisa, Edizioni della Normale, 2011, pp. 153-170.
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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque
[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]