Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Renata di Francia (Blois, 25 ottobre 1510 – Montargis, 12 giugno 1575), figlia di Luigi XII di Francia e di Anna di Bretagna, fu duchessa di Ferrara e una delle più note protagoniste femminili della circolazione delle idee riformate tra Francia e Italia nel XVI secolo. La sua figura, al crocevia tra devozione, umanesimo e dissenso religioso, rappresenta un esempio singolare di “eresia di corte”.
Origini e formazione
Nata in un ambiente segnato dall’umanesimo cristiano e dalle tensioni religiose della prima età moderna, Renata ricevette un’educazione colta e libera sotto la guida di Jacques Lefèvre d’Étaples e di Michelle de Saubonne, detta Madame de Soubise, figura di grande influenza spirituale e politica. La giovane principessa crebbe nella cerchia di Margherita d’Angoulême, sorella del re Francesco I e futura regina di Navarra, che riuniva attorno a sé umanisti, poeti e teologi riformatori legati al cosiddetto “gruppo di Meaux”. In questo ambiente Renata sviluppò un’intensa religiosità personale e una precoce sensibilità verso il rinnovamento evangelico.
Il matrimonio con Ercole II d’Este, celebrato il 28 maggio 1528, rappresentò per lei una scelta imposta dalla politica dinastica francese. Dalla brillante corte di Blois e dal raffinato mondo culturale parigino fu proiettata nella provincia italiana, in una corte di antiche glorie ma in progressivo declino politico. Portò con sé un seguito numeroso di dame e gentiluomini francesi – più di centocinquanta persone – e con essi un modello di vita cortigiana ispirato alla tradizione dei Valois, organizzato intorno alla chambre, alla chapelle e agli uffici di servizio. La sua presenza mutò profondamente l’orizzonte culturale e religioso della Ferrara estense.
La corte di Ferrara e la rete eterodossa
A Ferrara, Renata tentò di ricreare l’atmosfera spirituale e intellettuale della sua giovinezza francese. La duchessa trasformò la propria corte in un luogo di accoglienza per letterati, riformatori e intellettuali in cerca di protezione: tra questi Clément Marot, Bernardino Ochino, Celio Secondo Curione, Camillo Renato, Antonio Brucioli, Fulvio Pellegrino Morato, Olimpia Morata e molti altri. La sua maison française divenne un microcosmo di sperimentazione culturale e religiosa, dove convivevano devoti, eruditi e dissidenti di varia provenienza.
Nel 1536 fu ospite della duchessa Giovanni Calvino, allora giovane riformatore in esilio, giunto a Ferrara sotto il nome fittizio di Charles d’Espeville. Il suo passaggio ebbe un significato simbolico e concreto insieme: confermò il legame della corte estense con le reti evangeliche europee e orientò Renata verso una forma di calvinismo spirituale, improntato alla lettura personale della Scrittura e alla critica della devozione esteriore. Da quel momento la duchessa mantenne un carteggio epistolare con Calvino e i suoi collaboratori, divenendo una delle sue corrispondenti più illustri.
Negli anni Trenta e Quaranta del Cinquecento la Ferrara di Renata rappresentò un laboratorio unico di interazioni tra umanesimo e riforma, in un clima di relativa tolleranza favorito dal carattere prudente di Ercole II. La duchessa sostenne attivamente i suoi protetti, intercedette per gli eretici imprigionati e tentò invano di salvare Fanino Fanini, condannato al rogo nel 1550. Le sue frequentazioni e la presenza di predicatori sospetti attirarono però l’attenzione dell’Inquisizione romana e del cardinale Gian Pietro Carafa, futuro Paolo IV.
Le inchieste inquisitoriali e l’abiura
Già nel 1536 si aprirono le prime indagini contro il gruppo francese della duchessa, accusato di luteranesimo. Le autorità locali, sostenute da Roma, imposero l’espulsione di diversi cortigiani e sorvegliarono costantemente le attività della comunità di Consandolo, dove Renata aveva stabilito una residenza alternativa. Lì, tra anni Quaranta e Cinquanta, prese forma un piccolo centro di culto “sacramentario”, influenzato dalle dottrine di Zwingli e Bullinger, ma segnato anche da correnti più radicali di tipo spiritualista e antitrinitario.
Il progressivo irrigidimento del clima politico e religioso portò a una nuova ondata repressiva. Nel 1554 Ercole II, su pressione di Roma e del re di Francia, fece rinchiudere la moglie in una parte del castello di Ferrara. Le furono sequestrati oltre cento libri, in gran parte di contenuto religioso. Dopo settimane di isolamento, Renata fu indotta a un'abiura formale, partecipando alla messa come segno di sottomissione alla Chiesa. Si trattò di una conversione forzata, più politica che spirituale, necessaria per salvare la stabilità del ducato.
Il ritorno in Francia e l’impegno ugonotto
Alla morte del marito (1559) la duchessa lasciò Ferrara, ormai insofferente dei rapporti con il figlio Alfonso II, e fece ritorno in Francia. Accolta con onori a Orléans, si ritirò poco dopo nel castello di Montargis, dove poté finalmente vivere secondo le sue convinzioni. Qui offrì rifugio a numerosi ugonotti perseguitati, ospitando predicatori e famiglie in fuga, tra cui Agrippa d’Aubigné bambino. Intrattenne rapporti con Jeanne d’Albret e con i principali capi del protestantesimo francese, pur mantenendo un atteggiamento prudente e conciliatore.
Negli anni delle guerre civili di religione Renata si pose come mediatrice e protettrice dei perseguitati. Nonostante le pressioni di Calvino e del suo inviato François Morel, rifiutò di rinunciare del tutto alla sua visione irenica e al suo senso di pietà universale. Presenziò alle nozze di Enrico di Navarra e Margherita di Valois nell’agosto del 1572, pochi giorni prima della strage di San Bartolomeo, durante la quale la sua residenza fu risparmiata grazie all’intervento dei Guisa, imparentati con lei per via della figlia Anna.
Visse gli ultimi anni circondata da pochi fedeli e immersa nella lettura delle Scritture. Morì il 12 giugno 1575.
Bibliografia essenziale
- Eleonora Belligni, Renata di Francia (1510-1575). Un'eresia di corte, UTET, Torino 2012.
- Eleonora Belligni, Renata di Valois-Orleans, in DBI, vol. 86 (2016) (e bibliografia ivi citata).
- Jacqueline Boucher, Renée de France, in Histoire et ditionnaire des guerres de religion, pp. 1238-1241.
- Bartolomeo Fontana, Documenti dell'Archivio Vaticano e dell'Estense sull'imprigionamento di Renata di Francia, duchessa di Ferrara in "Archivio della R. Società Romana di Storia Patria", IX (1886), pp. 165-227.
- Bartolomeo Fontana, Renata di Francia duchessa di Ferrara: sui documenti dell'archivio estense, del mediceo, del Gonzaga e dell'archivio secreto vaticano, Forzani e C., Tipografi del Senato, Roma 1889 (3 voll.).
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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque
[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]