Marot, Clément

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Clément Marot (Cahors, ca. 1496 – Torino, settembre 1544), letterato tra le figure più rappresentative del primo Rinascimento francese, fu un autore di confine tra la cultura dei rhétoriqueurs e la nuova sensibilità umanistica. La sua opera unisce rigore metrico, limpidezza espressiva e una vena ironica e malinconica che ne fanno uno dei maggiori rinnovatori della lingua poetica francese.

Vita e opere

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Figlio del poeta Jean Marot, che fu segretario di Anna di Bretagna, regina di Francia (come consorte di Carlo VIII e poi di Luigi XII) si formò a Parigi, dove entrò presto negli ambienti di corte, ereditando dal padre la carica di valet de chambre du roi di Francesco I. In quegli anni di intensa vita culturale e letteraria, pubblicò le sue prime raccolte, Adolescence clémentine (1532) e La suite de l’Adolescence clémentine (1533-1534), che segnarono la rottura con la retorica artificiosa del secolo precedente.
La fama crescente lo rese bersaglio di sospetti di eresia: i suoi legami con ambienti simpatizzanti per la Riforma e l’indiretta implicazione nell’affaire des placards (1534) lo costrinsero a lasciare Parigi e a iniziare una lunga stagione di esilio.
Dopo un primo periodo trascorso presso Margherita di Navarra e un arresto a Bordeaux, Marot si rifugiò a Ferrara, alla corte di Renata di Francia. Tra il 1534 e il 1536 visse in un ambiente di straordinaria vivacità intellettuale, dove l’umanesimo e la riflessione religiosa convivevano con le prime istanze evangeliche.

Alla corte ferrarese ebbe modo di conoscere e frequentare figure centrali della Riforma italiana, come Bernardino Ochino, Celio Secondo Curione e Pietro Martire Vermigli, con i quali condivise una comune tensione verso la libertà di coscienza e il rinnovamento della fede. Questa esperienza lasciò tracce profonde nella sua poetica: la chiarezza del linguaggio e la misura morale delle sue composizioni riflettono la ricerca di un’espressione semplice, vicina alla parola biblica e al sentimento personale.

Marot ebbe l'occasione di soggiornare anche a Venezia, dove circolarono copie manoscritte delle sue liriche e dove poté osservare da vicino l’attività delle officine tipografiche e la diffusione di testi religiosi riformati.

Rientrato temporaneamente in Francia, continuò la traduzione dei Salmi di Davide, iniziata nel 1533, pubblicando nel 1542 una prima serie che gli valse la condanna della Sorbona. Nel dicembre dello stesso anno si rifugiò a Ginevra, dove collaborò con Giovanni Calvino, che ne apprezzò le qualità intellettuali e la fedeltà al testo biblico. Tuttavia, il suo temperamento indipendente e la sua scarsa propensione al rigore disciplinare provocarono tensioni con le autorità cittadine.
Nel 1544 lasciò Ginevra e, dopo un breve passaggio a Chambéry, attraversò le Alpi stabilendosi a Torino, dove morì nel settembre dello stesso anno. La sua fine in Italia, lontano dalla corte e dalla patria, suggella la traiettoria inquieta di un poeta diviso tra grazia letteraria e ricerca spirituale.

Oltre alle liriche amorose e alle epistole morali, Marot deve la sua fama alla versificazione poetica dei Salmi, confluita nei Cinquante pseaumes de David mis en françoys selon la vérité hébraïque (Ginevra, 1543). L’opera, completata dopo la sua morte da Théodore de Bèze, divenne il nucleo del Psautier de Genève (1561), base della poesia e della musica riformata per tutto il XVI e il XVII secolo.

La sua lingua, limpida e colloquiale, rappresentò una svolta per la poesia francese: più arguta che solenne, più umana che dottrinale. In Marot convivono il poeta cortigiano e l’intellettuale errante, l’uomo di mondo e l’esule religioso. La sua esperienza italiana, nutrita di incontri e confronti, lo colloca pienamente nella rete di scambi spirituali e letterari che unì Francia, Italia e Svizzera nella prima età della Riforma.

Bibliografia essenziale

  • Guillaume Berthon, Bibliographie critique des éditions de Clément Marot (ca. 1521-1550), Droz, Genève 2019.
  • Gérard Defaux, Le Poète en son jardin. Étude sur Clément Marot, Champion, Paris 1996.
  • Arlette Jouanna, Marot, Clément in La France de la Renaissance, pp. 942-945.
  • Frank Lestringant, Clément Marot de l’Adolescence à l’Enfer, Paradigme, Orléans 2006.
  • Claude Albert Mayer, Clément Marot, Nizet, Paris 1972.
  • Michael A. Screech, Marot évangélique, Droz, Genève 1967.

Article written by Daniele Santarelli | Ereticopedia.org © 2025

et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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