Del Venoso, Regolo

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Regolo del Venoso (documentato tra il 1559 e il 1567) fu un artigiano lucchese perseguitato per eresia e successivamente esule a Ginevra. Una trascrizione degli atti lo identifica come «Regolo di Augustino sarto di Lucca»; Simonetta Adorni Braccesi lo definisce tessitore.

Estradato a Roma nell’ambito delle indagini sull’eresia lucchese, abiurò pubblicamente nel duomo di San Martino nel gennaio 1559, insieme a Giuliano da Dezza, Giovan Battista Carletti, Girolamo Santucci e altri concittadini. Le fonti consultate indicano date diverse per la cerimonia: il 27 e il 29 gennaio.

In seguito raggiunse Ginevra. Nell’ottobre 1562 un informatore inviato dalle autorità lucchesi riferì di avervi visto un uomo che gli fu indicato come Regolo del Venoso. Tra il 1562 e il 1564 la Repubblica pronunciò nei suoi confronti una condanna alla pena capitale e alla confisca dei beni, rimasta ineseguita. Una relazione del 9 agosto 1566 lo registrò a Ginevra con una figlia. Nell’agosto 1567 il Consiglio generale lucchese esaminò misure volte a impedire i contatti con lui e con altri fuoriusciti.

Bibliografia

  • Simonetta Adorni Braccesi, Giuliano da Dezza, caciaiuolo: nuove prospettive sull’eresia a Lucca nel XVI secolo, in "Actum Luce", IX/1-2, 1980, pp. 89-138, in part. pp. 112, 120, 136.
  • Francesco Domenico Guerrazzi, Vita di Francesco Burlamacchi, vol. I, Guigoni, Milano 1868, pp. 90-92.
  • Simone Ragagli, «Il mercante come inquisitore nella libera Lucca del Cinquecento», in Giovanna Paolin (a cura di), Inquisizioni: percorsi di ricerca, Trieste, Edizioni Università di Trieste, 2001, pp. 131-180, in part. l’appendice documentaria.
  • Simone Ragagli, Lucca, in DSI, vol. II, pp. 936-941, in part. pp. 937-938.
  • Giovanni Sforza, La patria, la famiglia e la giovinezza di papa Niccolò V: ricerche storiche, Lucca, Tipografia Giusti, 1884, pp. 346, 348.
  • Giorgio Tori, Rapporti tra Stato e Chiesa a Lucca nei secc. XVI-XVIII, in "Rassegna degli Archivi di Stato", XXXVI/1, 1976, pp. 37-81, in part. p. 55.

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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