Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Pietro Girolamo Guglielmi (Jesi, 4 dicembre 1694 - Roma, 15 novembre 1773) è stato un cardinale, precedentemente assessore e consultore della Congregazione del Sant'Uffizio, poi prefetto della Congregazione della Disciplina dei Regolari e camerlengo.
Appartenente a una famiglia patrizia di Jesi, intraprese la carriera curiale come uditore della nunziatura di Napoli. Fu quindi referendario delle Segnature e uditore della Segnatura di Giustizia; dal 1730 fu luogotenente civile del tribunale della Camera Apostolica.
Il 10 settembre 1743 fu nominato assessore della Congregazione del Sant'Uffizio e il 18 settembre successivo prestò giuramento come tale. Rimase assessore fino al 26 novembre 1753, quando fu nominato consultore del Sant'Uffizio e, contemporaneamente, segretario della Congregazione dei Vescovi e Regolari.
Creato cardinale da papa Clemente XIII il 24 settembre 1759, il 19 novembre seguente ricevette il titolo della Santissima Trinità al Monte Pincio. Fu membro della Congregazione dei Vescovi e Regolari e delle congregazioni della Fabbrica di San Pietro e della Visita Apostolica; dal 23 novembre 1759 fu inoltre prefetto della Congregazione della Disciplina dei Regolari. Nel 1768 divenne camerlengo del Collegio cardinalizio.
Bibliografia
- Marina Caffiero, Battesimi forzati. Storie di ebrei, cristiani e convertiti nella Roma dei papi, Viella, Roma 2004, pp. 100, 109.
- Remigius Ritzler, Pirminus Sefrin, Hierarchia Catholica medii et recentioris aevi, sive Summorum Pontificum, S.R.E. Cardinalium, Ecclesiarum Antistitum series e documentis tabularii praesertim Vaticani collecta, digesta, edita, vol. VI, Il Messaggero di S. Antonio, Patavii 1958, p. 22.
- Herman H. Schwedt, Jyri Hasecker, Dominik Höink, Judith Schepers (a cura di), Prosopographie von Römischer Inquisition und Indexkongregation 1701-1813, Schöningh, Paderborn 2010, vol. I, pp. 656-657.
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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque
[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]