Ciriaci, Pietro

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Pietro Ciriaci (Roma, 2 dicembre 1885 - Roma, 30 dicembre 1966) è stato un cardinale, diplomatico pontificio, canonista, membro della Congregazione del Sant'Uffizio e prefetto della Congregazione del Concilio.

Formatosi presso il Pontificio Seminario Romano di Sant'Apollinare, conseguì i titoli in filosofia, teologia e diritto canonico e fu ordinato sacerdote il 3 dicembre 1909. Dopo alcuni incarichi nella Penitenzieria Apostolica e nella Congregazione del Concilio, nel 1917 entrò nella sezione degli Affari Ecclesiastici Straordinari della Segreteria di Stato, della quale divenne sottosegretario nel 1921.

Nel 1928 fu nominato arcivescovo titolare di Tarso e nunzio apostolico in Cecoslovacchia. Dopo aver contribuito alla conclusione del modus vivendi fra la Santa Sede e il governo cecoslovacco, nel 1934 fu trasferito alla nunziatura in Portogallo, dove rimase per quasi vent'anni e partecipò alla preparazione del Concordato e dell'Accordo missionario del 1940.

Pio XII lo creò cardinale nel concistoro del 12 gennaio 1953, assegnandogli il titolo di Santa Prassede.

Il 7 gennaio 1954 fu nominato membro della Suprema Sacra Congregazione del Sant'Uffizio. Il 20 marzo successivo fu nominato prefetto della Sacra Congregazione del Concilio.

La contemporanea appartenenza al Sant'Uffizio e la guida della Congregazione del Concilio inserirono Ciriaci ai vertici dell'apparato curiale preposto alla disciplina ecclesiastica negli ultimi anni del pontificato di Pio XII. Il suo profilo fu caratterizzato da una solida formazione canonistica, da una concezione gerarchica dell'organizzazione ecclesiastica e da una particolare attenzione alla disciplina e alla formazione del clero.

Non sembra tuttavia opportuno assimilare senza sfumature Ciriaci alle figure più nettamente intransigenti del Sant'Uffizio, come Alfredo Ottaviani. Durante la sua prefettura della Congregazione del Concilio promosse infatti anche interventi di aggiornamento della pastorale parrocchiale e dell'istruzione religiosa; inoltre il Centro per la preservazione della fede, dipendente dal suo dicastero, assunse progressivamente sotto la sua direzione un orientamento maggiormente aperto al dialogo ecumenico.

Nel 1955 divenne presidente della Pontificia Commissione per l'interpretazione autentica del Codice di diritto canonico e successivamente presiedette la Commissione per la revisione del Codice.

Durante la preparazione del Concilio Vaticano II fu presidente della Commissione De disciplina cleri et populi christiani e, durante il Concilio, della corrispondente Commissione De disciplina cleri, che contribuì alla redazione del decreto Presbyterorum ordinis. Pur mantenendo un'impostazione essenzialmente canonistica e disciplinare, non assunse nelle discussioni conciliari il ruolo di primo piano svolto dalla componente curiale più apertamente conservatrice.

Rimase membro della Congregazione del Sant'Uffizio fino alla riforma del 7 dicembre 1965, quando Paolo VI, con il motu proprio Integrae servandae, la trasformò in Congregazione per la Dottrina della Fede.

Morì a Roma il 30 dicembre 1966.

Bibliografia

  • Acta Apostolicae Sedis, 46 (1954), p. 80.
  • Giuseppe De Marchi, Le nunziature apostoliche dal 1800 al 1956, Edizioni di Storia e Letteratura, Roma 1957.
  • Dominicus Faltin, La crisi della Chiesa in Cecoslovacchia e il modus vivendi del 1927. L'opera del card. Pietro Ciriaci, in "Divinitas", 9/3, 1965, pp. 600-605.
  • Luciano Osbat, Ciriaci, Pietro, in DBI, vol. 25 (1981).
  • Pietro Palazzini, Fulgida porpora. Il cardinale Pietro Ciriaci, in "Apollinaris", 41, 1968, pp. 7-42.
  • Giuseppe Palazzini, Il venticinquennio del Concordato con il Portogallo e dell'Accordo missionario, in "Divinitas", 9/3, 1965, pp. 588-599.

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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