Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Michelino da Lammari, identificabile con Michele Quilici, fu un filatore attivo a Lucca nella prima metà del XVI secolo e ricordato dalle fonti come aderente alle idee della Riforma. Le date della sua nascita e della sua morte non sono note; era già morto nell’agosto 1562.
Una denuncia anonima del 1567 indicava Michelino e Agostino Balbani come responsabili della prima diffusione dell’eresia a Lucca. Si tratta di un giudizio polemico del denunciante, che non consente di attribuire ai due l’origine del movimento riformatore cittadino. La testimonianza mostra però che il nome di Michelino era rimasto associato al dissenso religioso anche dopo la sua morte e che tale dissenso veniva riconosciuto pure negli ambienti artigiani.
Michelino ebbe almeno tre figli maschi: Rocco, Giovanni e Iacopo Quilici. Rocco, battezzato nel 1513, esercitò come filatore e mercante; nel 1576 fu denunciato all’inquisitore di Pisa perché, secondo un testimone, negava il purgatorio e non rispettava i divieti alimentari dei giorni di magro. Giovanni e Iacopo, anch’essi filatori, ereditarono dal padre una casa e una bottega nella contrada di San Frediano, presso le Prigioni vecchie. Nel 1562 incaricarono Giuliano da Dezza di dividere i beni tra loro. Giovanni mantenne rapporti particolarmente stretti con Giuliano e diede il suo nome a uno dei propri figli. Rocco e Giovanni compaiono inoltre fra gli artigiani sospettati di eterodossia negli anni Sessanta; le imputazioni contro di loro non giunsero a una condanna.
Una figlia di Michelino, di cui non conosciamo il nome, sposò Marco di Chimenti da Rimini. Secondo una denuncia, il padre l’aveva condotta a Ginevra. La notizia, provenendo da un’accusa anonima, va mantenuta distinta dai rapporti familiari e patrimoniali documentati dagli atti notarili.
Bibliografia
- Simonetta Adorni Braccesi, Giuliano da Dezza, caciaiuolo: nuove prospettive sull’eresia a Lucca nel XVI secolo, in "Actum Luce", IX/1-2, 1980, pp. 89-138, in part. pp. 125-127 e 131-132.
- Simone Ragagli, Lucca, in DSI, vol. II, pp. 936-941, in part. p. 938.
- Simone Ragagli, La Repubblica e il Sant’Uffizio. Il controllo delle coscienze nella Lucca del secolo di ferro, tesi di perfezionamento, Scuola Normale Superiore, Pisa 2009, p. 119.
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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque
[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]