Marco di Chimenti da Rimini

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Marco di Chimenti da Rimini fu un cittadino lucchese coinvolto nelle vicende del dissenso religioso cittadino nella seconda metà del XVI secolo. Apparteneva a una famiglia insediata nella contrada di San Frediano e sposò una figlia, di nome ignoto, del filatore Michelino da Lammari. Nel 1557 nacque un loro figlio.

Il legame con Michelino compare in una denuncia anonima del 1567, nella quale Marco è indicato come suo genero. L’accusa collocava così anche lui nella rete di famiglie e artigiani sospettati di simpatizzare per la Riforma, senza precisare quali fossero le sue convinzioni religiose.

Nel 1568 Marco fu ricercato mentre si nascondeva a Lucca con l’aiuto di parenti e protettori. Le denunce sollecitavano le autorità a rintracciarlo e avanzavano il sospetto che trasportasse lettere per conto di esuli; quest’ultima circostanza resta un’accusa, non un’attività accertata. Marco non fu catturato e nel marzo 1568 si trovava già a Lione.

Secondo la documentazione esaminata da Simone Ragagli, l’8 gennaio 1568 fu colpito da una condanna di morte e confisca dei beni, rimasta ineseguita. Simonetta Adorni Braccesi, richiamando Girolamo Tommasi, riferisce anche la data del 28 febbraio 1570 per il suo bando da Lucca. Il rapporto fra i due provvedimenti non è chiarito dalle notizie disponibili.

Bibliografia

  • Simonetta Adorni Braccesi, Giuliano da Dezza, caciaiuolo: nuove prospettive sull’eresia a Lucca nel XVI secolo, in "Actum Luce/", IX/1-2, 1980, pp. 89-138, in particolare pp. 131-132.
  • Simone Ragagli, Lucca, in DSI, vol. II, pp. 936-941, in part. p. 938.
  • Simone Ragagli, La Repubblica e il Sant’Uffizio. Il controllo delle coscienze nella Lucca del secolo di ferro, tesi di perfezionamento, Scuola Normale Superiore, Pisa 2009, p. 102.
  • Girolamo Tommasi, Sommario della storia di Lucca dall’anno MIV all’anno MDCC, G. P. Vieusseux, Firenze 1847, p. 450.

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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