Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Melchor Rafael de Macanaz (Hellín, 31 gennaio 1670 – Hellín, 5 dicembre 1760) è stato un giurista, alto funzionario e scrittore spagnolo, tra i principali esponenti del regalismo durante il regno di Filippo V. La sua attività riformatrice e il lungo procedimento avviato contro di lui dall'Inquisizione spagnola costituiscono un episodio particolarmente significativo dei conflitti tra monarchia borbonica, Sant'Uffizio e Santa Sede nel XVIII secolo.
Formatosi in diritto all'Università di Salamanca, si trasferì a Madrid nel 1694, entrando in relazione con importanti ambienti aristocratici favorevoli alla successione borbonica. Durante la guerra di successione spagnola ottenne incarichi nell'amministrazione di Filippo V, distinguendosi soprattutto come giudice delle confische nel Regno di Valencia. La sua politica, volta ad affermare la giurisdizione regia anche nei confronti degli ecclesiastici coinvolti nella rivolta antiborbonica, provocò un aspro contrasto con l'arcivescovo Antonio Folch de Cardona, che lo scomunicò nel 1709.
Nominato fiscal general del Consiglio di Castiglia nel 1713, Macanaz divenne uno dei principali sostenitori della riorganizzazione amministrativa della monarchia. Nel Pedimento de los cincuenta y cinco puntos, elaborato nello stesso anno, rivendicò una più netta delimitazione delle competenze della Santa Sede e la tutela delle prerogative regie in materia ecclesiastica. Il documento suscitò forti opposizioni nella gerarchia ecclesiastica e fu proibito nel 1714 dall'inquisitore generale Francesco Del Giudice, in un clima di crescente tensione tra Madrid e Roma.
Nel novembre 1714 Macanaz presentò inoltre un progetto di riforma del Sant'Uffizio, proponendo di limitarne le competenze giurisdizionali, subordinare maggiormente i suoi organi alla Corona e sottoporre a controllo regio anche la censura libraria. Non intendeva eliminare la repressione dell'eresia, ma distinguere più rigorosamente le attribuzioni religiose dell'Inquisizione dalle funzioni temporali esercitate dai suoi tribunali.
La caduta del gruppo riformatore al quale apparteneva determinò la sua destituzione nel febbraio 1715 e il successivo allontanamento dalla Spagna. Il Sant'Uffizio avviò un procedimento contro di lui, contestandogli soprattutto le proposizioni contenute nel Pedimento. Convocato nel 1716 a comparire davanti ai giudici inquisitoriali, Macanaz rimase in Francia e fu colpito da un provvedimento di scomunica. La causa rimase aperta per decenni, senza giungere a una condanna definitiva per eresia.
Durante il lungo soggiorno francese continuò a scrivere memoriali politici e a mantenere contatti con gli ambienti diplomatici spagnoli. Compose anche una Defensa crítica de la Inquisición, nella quale sostenne la legittimità del tribunale pur ribadendo la necessità di sottoporlo all'autorità monarchica. Il testo, pubblicato postumo nel 1788, mostra come la sua posizione non fosse propriamente antinquisitoriale, ma favorevole a una riforma dell'istituzione in senso regalista.
Nel 1746 ricevette un incarico diplomatico al congresso di Breda, dal quale fu presto sollevato. Rientrato successivamente in Spagna, venne arrestato per ordine del governo e rinchiuso nel castello di San Antón, presso La Coruña. La sua detenzione, durata fino al 1760, dipese dalle autorità regie e non da una sentenza inquisitoriale. Liberato sotto Carlo III, morì pochi mesi dopo nella città natale.
La vicenda di Macanaz evidenzia i limiti del primo riformismo borbonico e la capacità dell'Inquisizione di intervenire nei conflitti politici della monarchia. Il suo processo anticipò le controversie settecentesche sulla subordinazione del Sant'Uffizio al potere civile e sulle competenze della giurisdizione ecclesiastica, con importanti implicazioni anche per i rapporti tra Spagna e papato.
Opere principali
- Pedimento de los cincuenta y cinco puntos, 1713 (memoriale manoscritto).
- Proyecto de reforma del Santo Oficio, 1714 (memoriale manoscritto).
- Defensa crítica de la Inquisición contra los principales enemigos que la han perseguido y persiguen injustamente, a cura di Antonio Valladares de Sotomayor, 2 voll., Antonio Espinosa, Madrid 1788 ([vol. I online] | [vol. II online]).
Bibliografia
- Livio Ciappetta, L'inquisitore generale Francesco Del Giudice e il Pedimento di Melchor de Macanaz, in «Diciottesimo Secolo», 5, 2020, pp. 15-25.
- Henry Kamen, Melchor de Macanaz and the Foundations of Bourbon Power in Spain, in «The English Historical Review», 80/317, 1965, pp. 699-716.
- Carmen Martín Gaite, El proceso de Macanaz. Historia de un empapelamiento, Siruela, Madrid 2014.
- Francisco Precioso Izquierdo, Una memoria controvertida: Melchor Macanaz y la Defensa crítica de la Inquisición, in «Espacio, Tiempo y Forma. Serie IV, Historia Moderna», 29, 2016, pp. 187-206.
- Francisco Precioso Izquierdo, Melchor Macanaz. La derrota de un «héroe». Poder político y movilidad familiar en la España Moderna, Cátedra, Madrid 2017.
- Francisco Precioso Izquierdo, Sin dios, rey ni ley. Excesos, crítica y reforma de la Inquisición en la defensa de Macanaz a la Historia civil de España, de Belando, in «Hispania Sacra», 71/144, 2019, pp. 577-587 ([testo online]).
- José María Vallejo García-Hevia, Macanaz y su propuesta de reforma del Santo Oficio de 1714, in «Revista de la Inquisición», 5, 1996, pp. 187-291.
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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque
[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]