Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Lorenzo Nina (Recanati, 12 maggio 1812 - Roma, 25 luglio 1885) è stato un cardinale e uomo di Curia, assessore e quindi membro della Congregazione del Sant'Uffizio.
Figlio di Angelo Nina, notaio di Recanati, proveniva da una famiglia borghese priva di titoli nobiliari. Dopo una prima formazione nel seminario della città natale, nel 1831 si trasferì a Roma presso lo zio Giovanni Nina, canonico e parroco di San Lorenzo in Damaso, e proseguì gli studi teologici nel Seminario Romano dell'Apollinare.
Fu ordinato sacerdote nel dicembre 1834. Nei primi anni di ministero collaborò con lo zio nella cura pastorale di San Lorenzo in Damaso e durante l'epidemia di colera del 1837 si dedicò all'assistenza dei malati, contraendo egli stesso la malattia.
Parallelamente compì studi giuridici alla Sapienza, conseguendo il dottorato in utroque iure. Fu segretario dell'uditore di Rota Giovanni Di Pietro e successivamente uditore di Girolamo D'Andrea, allora segretario della Congregazione del Concilio. Nel 1853 divenne canonico di San Lorenzo in Damaso, professore onorario di diritto nel Seminario Romano e sottosegretario della Congregazione del Concilio, incarico mantenuto fino al 1868.
Fu inoltre uditore e consigliere del cardinale Luigi Amat e partecipò agli ambienti curiali coinvolti nelle trattative che portarono al concordato tra la Santa Sede e l'Impero austriaco del 1855.
Il 29 gennaio 1863 prestò giuramento come referendario delle Segnature. Nel 1868 divenne canonico della basilica di San Pietro.
Il 13 marzo 1868 fu nominato assessore della Congregazione del Sant'Uffizio e il 18 marzo giurò come assessore.
Durante il suo assessorato ebbe alle proprie dipendenze diversi collaboratori: il 26 marzo 1868 Enrico Posta giurò come suo segretario; l'8 maggio gli subentrò Pietro Petacci e il 7 dicembre Antonio Solfanelli. Dal 1872 risultano inoltre suoi adjutores studiorum Alessandro Tortoli e Sebastiano Pilotti.
Nina partecipò direttamente anche all'attività dottrinale della Congregazione. Schwedt documenta, tra l'altro, un suo voto del 9 giugno 1873 sulla memoria presentata da Henri Lasserre al Sant'Uffizio riguardo a presunti abusi commessi nella diocesi di Tarbes.
Dal 1875 al 1877 fu prefetto degli studi del Seminario Romano.
Pio IX lo creò cardinale nel concistoro del 12 marzo 1877, assegnandogli la diaconia di Sant'Angelo in Pescheria. Il 26 marzo fu nominato prefetto dell'Economia di Propaganda Fide e presidente della Camera degli Spogli. Nello stesso anno fu pro-prefetto e quindi, dal 19 ottobre, prefetto della Congregazione degli Studi.
Il 1° novembre 1877 fu nominato membro della Congregazione del Sant'Uffizio e il 14 novembre giurò come cardinale inquisitore.
Partecipò al conclave del 1878 che elesse Leone XIII. Il nuovo pontefice lo coinvolse immediatamente nel riordinamento dell'amministrazione economica vaticana e il 9 agosto 1878 lo nominò segretario di Stato e prefetto degli Affari Ecclesiastici Straordinari.
La scelta di Nina si inserì nella fase iniziale, relativamente moderata e conciliatrice, del pontificato leoniano. Apparteneva infatti a un gruppo di prelati e cardinali estranei agli ambienti più rigidamente intransigenti della Curia e favorevoli a una ripresa dei rapporti diplomatici della Santa Sede con le potenze europee. Come segretario di Stato proseguì le trattative avviate dal predecessore Alessandro Franchi per il superamento del Kulturkampf tedesco.
Nei confronti del Regno d'Italia sostenne, insieme a Leone XIII, una prudente ricerca di nuovi margini di azione politica dei cattolici, valutando anche una possibile attenuazione del non expedit. Il tentativo incontrò tuttavia forti resistenze negli ambienti cattolici intransigenti e fu presto abbandonato.
Più difficili furono i rapporti con il Belgio durante la crisi scolastica del 1879-80. Nina cercò una linea relativamente moderata nei confronti del governo di Frère-Orban e dell'episcopato belga, ma la rottura delle relazioni diplomatiche e le tensioni interne alla Curia contribuirono alla conclusione del suo mandato. Il 16 dicembre 1880 lasciò la Segreteria di Stato.
Leone XIII continuò tuttavia ad affidargli incarichi di grande rilievo. Nina rimase prefetto dei Palazzi Apostolici e amministratore della Santa Sede e il 7 novembre 1881 fu nominato prefetto della Congregazione del Concilio, della Congregazione speciale per la revisione dei concili provinciali e della Congregazione dell'Immunità ecclesiastica.
Come prefetto della Congregazione del Concilio promosse una revisione delle procedure interne del dicastero, culminata nel nuovo regolamento per le cause in folio e nel regolamento dello Studio, promulgati nel dicembre 1884.
Morì a Roma il 25 luglio 1885. Fu esposto nella basilica di Santa Maria in Trastevere, della quale era cardinale titolare dal 1879, e sepolto al cimitero del Verano.
La figura di Nina presenta particolare interesse per la storia del Sant'Uffizio perché percorse entrambi i principali livelli della carriera inquisitoriale riservati al clero secolare: prima assessore, dal 1868 al cardinalato, quindi cardinale inquisitore. Sul piano politico-ecclesiastico appartenne invece alla componente moderata e conciliatrice della Curia romana, particolarmente visibile nei primi anni del pontificato di Leone XIII.
Bibliografia
- Giuseppe De Marchi, Le Nunziature apostoliche dal 1800 al 1956, Edizioni di Storia e Letteratura, Roma 1957, p. 13.
- Niccolò Del Re, I Cardinali Prefetti della Sagra Congregazione del Concilio dalle origini ad oggi (1564-1964), in La Sacra Congregazione del Concilio. Quarto Centenario dalla fondazione (1564-1964). Studi e ricerche, Città del Vaticano 1964, pp. 265-307, in particolare p. 297.
- Saretta Marotta, Nina, Lorenzo, in DBI, vol. 78 (2013).
- Herman H. Schwedt, Tobias Lagatz, Prosopographie von romischer Inquisition und Indexkongregation: 1814-1917, Schöningh, Paderborn 2005, vol. II, pp. 1054-1055.
- Christoph Weber, Kardinäle und Prälaten in den letzten Jahrzehnten des Kirchenstaates. Elite-Rekrutierung, Karriere-Muster und soziale Zusammensetzung der kurialen Führungsschicht zur Zeit Pius' IX. (1846-1878), Hiersemann, Stuttgart 1978, pp. 491-492, 750-764.
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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque
[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]