Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Lorenzo Litta (Milano, 23 febbraio 1756 - Monteflavio, 1° maggio 1820) è stato un cardinale, diplomatico e uomo di Curia, prefetto della Congregazione dell'Indice e membro della Congregazione del Sant'Uffizio.
Appartenente a una famiglia del patriziato milanese, studiò al Collegio Clementino di Roma e conseguì il 28 gennaio 1780 il dottorato in utroque iure alla Sapienza. Entrato nella carriera curiale, fu referendario delle Segnature e protonotario apostolico. Ordinato sacerdote il 6 giugno 1789, nel 1793 fu nominato arcivescovo titolare di Tebe e nunzio apostolico in Polonia.
Nel 1797 fu inviato come delegato apostolico e rappresentante pontificio a San Pietroburgo, dove svolse un'importante attività diplomatica nei rapporti tra la Santa Sede e l'Impero russo.
Nel 1800 fu nominato tesoriere generale della Camera Apostolica. Pio VII lo creò cardinale in pectore il 23 febbraio 1801, rendendone pubblica la nomina nello stesso anno.
Il 22 agosto 1803 fu nominato prefetto della Congregazione dell'Indice, incarico che mantenne fino al 30 giugno 1816, rimanendo successivamente membro della Congregazione.
Durante il conflitto tra Pio VII e Napoleone fu allontanato da Roma e quindi deportato in Francia. Nel 1810 rifiutò di partecipare alle nozze di Napoleone con Maria Luisa d'Asburgo e fu compreso tra i cosiddetti «cardinali neri». Trascorse gli anni successivi in esilio, tra Saint-Quentin e Fontainebleau, fino alla caduta dell'Impero.
Rientrato a Roma nel 1814, il 20 maggio fu nominato prefetto della Congregazione di Propaganda Fide. Il 27 maggio 1814 fu nominato membro della Congregazione del Sant'Uffizio e il 9 luglio successivo assunse formalmente l'incarico mediante giuramento.
Nello stesso anno entrò nella Congregazione degli Affari Ecclesiastici Straordinari e il 26 settembre divenne cardinale vescovo di Sabina. Nel 1816 lasciò la prefettura dell'Indice e assunse quella della Congregazione per la Correzione dei Libri della Chiesa Orientale. Nel 1818 fu nominato vicario generale di Roma.
Morì a Monteflavio il 1° maggio 1820.
Il suo profilo appare caratterizzato dalla difesa delle prerogative pontificie, dall'opposizione alle dottrine gallicane, dalla lunga direzione della Congregazione dell'Indice e dalla resistenza alla politica ecclesiastica napoleonica.
Bibliografia
- Philippe Boutry, Souverain et pontife: recherches prosopographiques sur la Curie romaine à l'âge de la Restauration (1814-1846), École française de Rome, Rome 2002, in part. pp. 407-409.
- MORONI, vol. XXXIX (1846), pp. 24-28.
- Herman H. Schwedt, Tobias Lagatz, Prosopographie von romischer Inquisition und Indexkongregation: 1814-1917, 2 voll., Schöningh, Paderborn 2005, pp. 873-877.
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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque
[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]