Massaciuccoli, Guasparo

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Guasparo Massaciuccoli è stato un giurista lucchese perseguito per eresia e costretto ad abiurare nel 1559. Nei documenti relativi alla sua attività professionale è qualificato come causidicus.

Apparteneva a una famiglia nobile, ma di modesto rilievo nella vita pubblica di Lucca. Il suo nome compare fra quelli dei sospetti di eresia richiamati dal vescovo Alessandro Guidiccioni nel giugno 1556. Nel 1557 fu citato a Roma insieme al notaio Landuccio Landucci; dopo il ritorno a Lucca, entrambi furono privati degli onori cittadini e sottoposti a restrizioni nei movimenti.

Le misure non interruppero del tutto la sua attività legale. Nella seconda metà del 1558 ricevette procure da quattro concittadini, benché gli atti lo registrino come assente. Aveva già pronunciato un’abiura a Roma quando il Sant’Uffizio gli impose di ripeterla pubblicamente a Lucca. La cerimonia si svolse il 29 gennaio 1559 nella cattedrale di San Martino, insieme a quelle di Landucci, Regolo del Venoso e fra Lorenzo Defunti.

Una denuncia anonima del 1567 incluse ancora Massaciuccoli fra le persone sospettate di eresia: la segnalazione documenta il permanere dei sospetti, non prova da sola che avesse ripreso a professare le opinioni abiurate. Nel 1576 Antonio Balucchi, ricordando la cerimonia alla quale aveva assistito da ragazzo, dichiarò che Massaciuccoli era in seguito morto cattolico. È una testimonianza retrospettiva; la data della morte non è nota.

Bibliografia

  • Simonetta Adorni Braccesi, Giuliano da Dezza, caciaiuolo: nuove prospettive sull’eresia a Lucca nel XVI secolo, in «Actum Luce», IX/1-2, 1980, pp. 89-138, in particolare pp. 111-114, 118-120, 127.
  • Marino Berengo, Nobili e mercanti nella Lucca del Cinquecento, Einaudi, Torino 1965, in part. pp. 445-446.

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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