Godoy y Álvarez de Faria, Manuel

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Manuel Godoy y Álvarez de Faria (Badajoz, 12 maggio 1767 – Parigi, 4 ottobre 1851) è stato un militare e uomo politico spagnolo, favorito di Carlo IV e protagonista delle controversie relative alla riforma dell'Inquisizione spagnola alla fine del Settecento.

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Appartenente a una famiglia della piccola nobiltà dell'Estremadura, entrò nel 1784 nelle Guardie del corpo reali, conquistando la fiducia del futuro Carlo IV e della moglie Maria Luisa di Parma. Dopo l'ascesa al trono del sovrano (1788), intraprese una rapida carriera, culminata nella nomina a segretario di Stato nel 1792. La pace di Basilea con la Francia rivoluzionaria (1795) gli valse il titolo di principe della Pace. Esercitò una notevole influenza sulla politica spagnola fino al 1808, pur attraversando periodi di temporaneo allontanamento dal governo.

Nei rapporti con la Chiesa e l'Inquisizione assunse posizioni mutevoli, condizionate dalle circostanze politiche e diplomatiche. Inizialmente vicino agli ambienti regalisti e riformatori, favorì il progetto di riorganizzazione del Sant'Uffizio elaborato dall'inquisitore generale Manuel Abad y La Sierra (1793-1794), diretto a limitarne l'autonomia e a modificarne le procedure giudiziarie e censorie. L'opposizione degli ambienti ultramontani contribuì tuttavia all'abbandono dell'iniziativa. Godoy intervenne anche per ridimensionare alcune ingerenze inquisitoriali, attirandosi l'ostilità dei settori ecclesiastici conservatori, che tentarono senza successo di promuovere un procedimento contro di lui per irreligiosità e condotta immorale.

Nel 1797 favorì l'ingresso nel governo di Gaspar Melchor de Jovellanos, sostenendone inizialmente il programma di riforma ecclesiastica e inquisitoriale, fondato sul rafforzamento della giurisdizione episcopale e sulla limitazione delle prerogative del Sant'Uffizio. Il progetto rimase però inattuato. Dopo il 1800, tornato al centro del potere, Godoy si riavvicinò agli ambienti ultramontani e abbandonò le precedenti aperture riformatrici, favorendo indirettamente la repressione di personalità illuminate ed episcopaliste come lo stesso Jovellanos e Mariano Luis de Urquijo.

La sua carriera politica si concluse con la rivolta di Aranjuez (17-19 marzo 1808), promossa dai sostenitori del principe Ferdinando e alimentata dal malcontento popolare, che provocò la sua destituzione e l'abdicazione di Carlo IV in favore del figlio Ferdinando VII. Costretto all'esilio, trascorse gli ultimi decenni della vita prevalentemente in Francia, dove morì nel 1851.

Opere

  • Memorias de D. Manuel Godoy, Príncipe de la Paz, Madrid 1836; edizione a cura di Carlos Seco Serrano, 2 voll., Atlas, Madrid 1965.

Bibliografia

  • Emilio La Parra López, Manuel Godoy. La aventura del poder, Tusquets, Barcelona 2002.
  • Emilio La Parra López, María Ángeles Casado Díaz, La Inquisición en España. Agonía y abolición, Los Libros de la Catarata, Madrid 2013.
  • Carlos Seco Serrano, Godoy. El hombre y el político, Espasa-Calpe, Madrid 1978.
  • Marina Torres Arce, Godoy, Manuel, in DSI, vol. II, pp. 718-719.

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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