Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Giuseppe D'Annibale (Borbona, 22 settembre 1815 - Borbona, 17 luglio 1892) è stato un cardinale, canonista e teologo moralista, membro della Congregazione del Sant'Uffizio, di cui fu anche assessore e consultore prima di ascendere al cardinalato.
Figlio di Antonio D'Annibale e Maddalena Marinucci, nacque in una famiglia di condizioni relativamente modeste. Era zio di Federico Tedeschini, futuro cardinale. Ricevette la prima formazione dal parroco di Borbona Pietro Lopez e nel novembre 1835 entrò nel seminario diocesano di Rieti.
Fu ordinato sacerdote il 21 settembre 1839. Dopo un periodo di attività pastorale a Borbona insegnò teologia nel seminario di Rieti; dal 1851 vi tenne stabilmente la cattedra di teologia morale. Nel luglio 1852 conseguì a Roma il dottorato in utroque iure presso il Collegio dei Protonotari apostolici.
Nel febbraio 1856 divenne canonico della cattedrale di Rieti. Dal 1867 al 1871 fu vicario capitolare della diocesi e nel 1871 ne divenne vicario generale sotto il vescovo Egidio Mauri, incarico mantenuto fino al trasferimento definitivo a Roma nel 1882.
La sua fama fu legata soprattutto agli studi di teologia morale e diritto canonico. Tra il 1874 e il 1876 pubblicò a Rieti la Summula theologiae moralis, destinata inizialmente all'insegnamento nel seminario reatino e successivamente più volte riveduta e ristampata. L'opera, caratterizzata da un'impostazione casistica e da una forte attenzione alle questioni giuridiche, conobbe larga diffusione e alcune delle soluzioni sostenute da D'Annibale furono successivamente recepite nel Codice di diritto canonico del 1917.
Importante fu anche il commento alla costituzione Apostolicae Sedis moderationi di Pio IX, dedicato alla disciplina delle censure latae sententiae. La competenza acquisita in materia morale e canonistica contribuì alla sua progressiva affermazione negli ambienti curiali.
Il 12 agosto 1881 fu nominato vescovo titolare di Caristo e ricevette la consacrazione episcopale il 14 agosto. L'8 novembre 1882 divenne canonista della Penitenzieria Apostolica.
Il 26 aprile 1883 fu nominato consultore della Congregazione del Sant'Uffizio e il 2 maggio giurò come consultore.
Il 17 gennaio 1884 entrò nell'Accademia di Religione Cattolica.
Il 13 novembre 1884 fu nominato assessore della Congregazione del Sant'Uffizio. Schwedt documenta il relativo giuramento nello stesso anno, senza indicarne la data precisa.
Il 13 gennaio 1885 divenne canonico della basilica di San Pietro e il 6 marzo fu nominato consultore della Congregazione dei Riti. Il 12 febbraio dello stesso anno Giuseppe Latini giurò come suo segretario presso il Sant'Uffizio.
Leone XIII lo creò cardinale nel concistoro dell'11 febbraio 1889. Il 27 maggio gli fu assegnato il titolo presbiterale dei Santi Bonifacio e Alessio. La promozione al cardinalato pose termine al suo incarico di assessore.
Il 22 giugno 1890 fu nominato prefetto della Congregazione delle Indulgenze e Sacre Reliquie.
Il 13 dicembre 1890 fu nominato membro della Congregazione del Sant'Uffizio e il 17 dicembre giurò come cardinale inquisitore.
Negli ultimi anni continuò a essere considerato una delle maggiori autorità romane in materia di teologia morale e diritto canonico. La sua Summula rimase per decenni un'opera di riferimento nella formazione ecclesiastica e nella prassi dei tribunali e delle congregazioni romane.
A causa del peggioramento delle condizioni di salute si ritirò nella natia Borbona, dove morì il 17 luglio 1892. Nel 1935 le sue spoglie furono traslate nella chiesa di Santa Maria Nuova.
Opere
- In constitutionem "Apostolicae Sedis" qua censurae latae sententiae limitantur Commentarii editi jussu Illustrissimi et Reverendissimi Mauri episcopi Reatini ad usum sacerdotum suae dioecesis, Terni 1873; successive edizioni Rieti 1874, 1880.
- Summula theologiae moralis, 3 voll., Rieti 1874-1876; 2ª ed., Milano 1881-1883; 3ª ed., Roma 1888-1892.
Bibliografia
- Paolo De Sanctis, Biografia del Cardinale Giuseppe D'Annibale, Roma 1898.
- Lilia Massaro, D'Annibale, Giuseppe, in DBI, vol. 32 (1986).
- Giuseppe Rivera, Memorie biografiche dei Cardinali Abruzzesi, L'Aquila 1924, pp. 169-174.
- Silvio Romani, Il Cardinale D'Annibale, moralista e giurista del sec. XIX, in "Rassegna di morale e diritto", 1, 1935, pp. 456-475.
- Herman H. Schwedt, Tobias Lagatz, Prosopographie von romischer Inquisition und Indexkongregation: 1814-1917, Schöningh, Paderborn 2005, vol. I, pp. 383-385.
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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque
[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]