Catena, Girolamo

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Girolamo Catena (Norcia, prima metà del XVI secolo – Roma, poco prima del 1600), letterato, erudito, antiquario e funzionario pontificio, operò negli ambienti culturali e curiali della Roma postridentina. A lungo al servizio del cardinale Michele Bonelli, nipote di Pio V Ghislieri, coltivò interessi storici e letterari, entrando in rapporto con numerosi intellettuali del tempo, tra cui Torquato Tasso. È noto soprattutto per la Vita del gloriosissimo papa Pio Quinto, pubblicata nel 1586, biografia di ampio respiro documentario, ma caratterizzata da una forte impostazione celebrativa, che suscitò controversie per la rappresentazione dei rapporti tra il pontefice e il sovrano spagnolo Filippo II.

Biografia

Nato a Norcia in una data non ancora precisata della prima metà del Cinquecento, Girolamo Catena fu condotto giovanissimo a Roma, dove intraprese studi umanistici e si inserì negli ambienti della corte pontificia. La sua carriera si sviluppò attraverso il servizio presso alcuni esponenti del Sacro Collegio: fu legato al cardinale Clemente Dolera fino al 1568, passò quindi al seguito di Girolamo da Correggio, presso il quale rimase fino al 1572, e successivamente entrò nella cerchia di Michele Bonelli, detto il cardinale Alessandrino, nipote di Pio V. Il rapporto con Bonelli, protrattosi per oltre un decennio, fu determinante per la sua attività letteraria e per la composizione della biografia del pontefice1.

Nel 1585, sotto il pontificato di Sisto V, Catena fu chiamato a far parte della Sacra Consulta. Accanto agli impegni curiali, sviluppò un’intensa attività letteraria ed erudita, che lo mise in relazione con numerosi studiosi e uomini di lettere. La sua corrispondenza, della quale nel 1589 fu pubblicato a Roma un primo volume, documenta interessi assai diversi, dalla storia antica e contemporanea alle questioni linguistiche e poetiche, dalla riflessione morale ai problemi relativi all’autorità pontificia e ai rapporti tra potere ecclesiastico e potere temporale2. Catena appartenne all’Accademia degli Affidati di Pavia, presso la quale pronunciò nel 1579 un discorso dedicato alla traduzione delle scienze e delle altre discipline. In questo Discorso fatto nell’Academia de gl’illustrissimi Affidati, sopra la traduttione delle scienze et d’altre facultà, sosteneva l’opportunità di preservare, nel passaggio da una lingua all’altra, le figure retoriche e le caratteristiche stilistiche dell’originale, adattandole alle peculiarità della lingua di arrivo. L’argomentazione di fondo, sostenuta da numerosi richiami alla tradizione classica e cristiana, testimonia la sua ampia formazione umanistica e la partecipazione al dibattito cinquecentesco sulla traduzione3.

Le lettere e gli scritti letterari di Catena mostrano la sua disponibilità a intervenire su questioni di lingua, stile e comportamento cortigiano, in un ambiente nel quale la competenza umanistica costituiva una risorsa importante per la costruzione delle relazioni sociali e politiche. La produzione poetica è documentata soprattutto dai Latina monumenta, pubblicati a Pavia nel 1577 e dedicati al cardinale Bonelli, suo mentore4. La raccolta comprende componimenti di diversa natura, tra cui sonetti, canzoni ed epigrammi, prevalentemente encomiastici e caratterizzati da una sensibilità petrarchesca. Vi figura anche una biografia elogiativa di Veronica Gambara. Altre rime di Catena furono inserite in raccolte poetiche collettive come i Carmina illustrium poetarum Italorum, pubblicati a Parigi nel 1576-15775.

La notorietà di Girolamo Catena è legata soprattutto alla Vita del gloriosissimo papa Pio Quinto, stampata a Roma nel 1586 e dedicata a Sisto V. Secondo quanto dichiarato dall’autore, la composizione dell’opera aveva richiesto circa quindici anni. La narrazione ricostruisce la vita di Michele Ghislieri, dalla sua nascita alla morte, avvenuta il 1° maggio 1572, seguendone il percorso nell’ordine domenicano, l’attività inquisitoriale, la lotta contro l’eresia, la partecipazione alla stagione conclusiva del Concilio di Trento e l’ascesa al pontificato. Il protagonista è presentato come modello di austerità, fermezza dottrinale e zelo religioso, secondo un’impostazione nella quale la ricostruzione degli eventi è strettamente connessa alla celebrazione delle virtù del pontefice6.

Nella dedica a Sisto V, Catena rivendicava l’esigenza di una ricostruzione storica attenta ai particolari, in opposizione a una narrazione che si limitasse agli avvenimenti principali trascurando l’esattezza dei singoli fatti. Questa dichiarazione metodologica non impedì tuttavia che l’impianto encomiastico condizionasse la selezione e l’interpretazione degli eventi. La rappresentazione della santità di Pio V si sviluppa attraverso episodi edificanti, giudizi morali e segni prodigiosi, conferendo alla biografia una marcata impronta agiografica. Particolarmente significativa, anche per la qualità della costruzione narrativa, è la trattazione della battaglia di Lepanto del 1571, preceduta da un’ampia ricostruzione delle vicende politiche e militari che condussero allo scontro e sviluppata secondo modelli derivati dalla storiografia classica.

Le scelte interpretative dell’autore provocarono soprattutto tensioni nei rapporti con la monarchia spagnola. La rappresentazione dei contrasti tra Pio V e Filippo II tendeva infatti a privilegiare le ragioni del pontefice e a ridimensionare fortemente il ruolo del sovrano. La corte spagnola reagì proibendo il libro nei territori sottoposti alla propria autorità e facendo pressione sugli ambienti pontifici affinché fossero modificati i passaggi ritenuti più problematici. Le contestazioni investivano pertanto non soltanto il contenuto religioso della biografia, ma anche le sue implicazioni politiche e diplomatiche. La successiva storiografia avrebbe inoltre rilevato nella narrazione inesattezze e forzature, mettendo in discussione l’attendibilità di alcuni passaggi. Al termine della Vita, Catena pubblicò una raccolta di lettere di Pio V indirizzate a diversi principi, accompagnate dalle relative risposte e da ulteriori materiali concernenti il pontificato e la battaglia di Lepanto. L’insieme dei testi rispondeva all’intento di corredare la narrazione biografica di documentazione e di rafforzarne l’autorità, pur senza eliminare le difficoltà derivanti dall’impostazione celebrativa dell’opera.

L’interesse di Catena per le questioni letterarie e per i rapporti di corte emerge anche dalla sua frequentazione di Torquato Tasso. Il poeta, coinvolto nelle difficoltà connesse alla censura ecclesiastica, si rivolse sia a Catena sia al cardinale Bonelli per ottenere protezione. In una lettera del settembre 1588, il letterato promise di intervenire per favorire una soluzione delle controversie relative alle opere tassiane. L’episodio testimonia il ruolo di mediazione che Catena poteva svolgere all’interno delle reti di patronato e protezione proprie dell’ambiente curiale. Nel 1591 fu pubblicato a Padova il suo discorso Della beretta rossa per li cardinali religiosi, edito l’anno seguente a Roma7. Gli è stata inoltre attribuita una Risposta alle ragioni allegate dagli avversari contra la potestà et diretto dominio temporale universale del Papa a favore dell’Imperatore et altri prencipi temporali, stampata a Roma nel 15878.

Catena morì probabilmente a Roma, poco prima della fine del Cinquecento, e fu sepolto nella città pontificia con solenni esequie. La data del decesso e l’età raggiunta (circa settant’anni) non sono precisate con certezza. La sua Vita di Pio V continuò a esercitare un’influenza significativa sulla successiva storiografia pontificia, fornendo un modello narrativo alle biografie posteriori del pontefice. La ricezione dell’opera fu tuttavia accompagnata da riserve circa l’attendibilità di alcune ricostruzioni e il peso dell’intento apologetico. Una testimonianza significativa della ricezione critica della biografia è costituita dal lavoro del barnabita Giovanni Antonio Gabuzio. Avviato probabilmente già nel 1586, quando Gabuzio si trovava a Cremona, il progetto prevedeva originariamente la traduzione in latino della Vita di Catena. Nel corso del lavoro, tuttavia, Gabuzio rilevò nel testo errori ed esagerazioni che gli parvero incompatibili con una ricostruzione storica rigorosa e manifestò al proprio superiore le perplessità sull’opportunità di proseguire nella traduzione. Carlo Bascapè, allora generale della Congregazione dei barnabiti e suo amico, gli consentì di intervenire liberamente sul testo, correggendolo dove lo ritenesse necessario. Il progetto storiografico del De vita et rebus gestis Pii V si trasformò così in una rielaborazione critica della biografia papale, condotta nel rispetto della verità storica9.

Completato intorno al 1590 e inviato a Roma per essere esaminato, il lavoro di Gabuzio provocò la reazione di Catena, che si ritenne ingannato dal traduttore e riuscì a impedirne la pubblicazione, rinviandola a tempo indeterminato, anche grazie all’appoggio non esplicito di Bonelli. Il De vita et rebus gestis Pii V uscì soltanto nel 1605, presso la tipografia di Luigi Zannetti, con una dedica a Paolo V anziché a Clemente VIII, cui era stato inizialmente destinato10. La stampa della biografia fu favorita dal sostegno di diversi cardinali vicini a Gabuzio, tra i quali Cesare Baronio, Roberto Bellarmino, Ludovico de Torres, Agostino Valier e Ottavio Bandini. La morte di Girolamo Catena e di Michele Bonelli, entrambi deceduti prima della pubblicazione, contribuì a rimuovere alcuni degli ostacoli che avevano fino ad allora condizionato la circolazione dell’opera. La vicenda di Gabuzio e del suo De vita et rebus gestis Pii V mostra come la biografia di Catena, pur destinata a lasciare una traccia duratura nella tradizione agiografica pontificia, fosse anche oggetto di un confronto sui criteri della scrittura storica e sulla necessità di subordinare la celebrazione del protagonista alla verità dei fatti11.

Opere

  • Carmina illustrium poetarum Italorum. Io. Matthaeus Toscanus conquisivit, recensuit, bonam partem nunc primum publicavit, 2 voll., apud Aegidium Gorbinum, Lutetiae 1576-1577 (contenente rime di Girolamo Catena).
  • I. Hieronymi Catenae Academici Affidati Latina monumenta, apud Hieronymum Bartolum, Papiae 1577.
  • Discorso di Girolamo Catena, fatto nell’Academia de gl’illustrissimi Affidati, sopra la traduttione delle scienze, et d’altre facultà, appresso Francesco Ziletti, in Venetia 1581.
  • Vita del gloriosissimo papa Pio Quinto scritta da Girolamo Catena … Con una raccolta di lettere di Pio V a diversi principi, et le risposte, con altri particolari. E i nomi delle galee, et di capitani, così christiani, come Turchi, che si truovarono alla battaglia navale, nella stamperia de Vincenzo Accolti, in Roma 1586; II ed., «Dall’istesso autore riveduta et ampliata», per Alessandro Gardano et Francesco Coattino, Roma 1587.
  • De Magno obelisco circensi circo Q. Maximo epistola et carmen Sixto V pontifice max. … regnante, in aedibus Populi Romani, apud Georgium Ferrarium, Romae 1587.
  • Delle lettere di Girolamo Catena primo volume. All’illustriss. et reverendiss. signore, il sig. cardinal di Cosenza, appresso Iacopo Tornieri, in Roma 1589 (e «appresso Iacopo Ruffinelli») [non si hanno notizie di un secondo volume].
  • Discorso di Girolamo Catena all’illustrissimo et r.mo sig.re il s. cardinale Sfondrato. Della beretta rossa per li cardinali religiosi, appresso Paolo Meietti, in Padova 1591; edizione successiva: presso Giorgio Ferrari, Roma 1592.

Bibliografia

  • Stefano U. Baldassarri, Girolamo Catena precursore di Pierre-Daniel Huet: il Discorso sopra la traduzione delle scienze e d’altre facoltà, in «Testo a fronte», 18, n. 36, 2007, pp. 5-30.
  • Dario Busolini, Gabuzio, Giovanni Antonio, in DBI, vol. 51, 1998, ad vocem, scheda online.
  • [Francesco Cancellieri], Lettera del ch. signor abate Francesco Cancellieri al signor Filippo De Romanis intorno alla vita ed alle opere di Gio. Girolamo Catena da Norcia, nella stamperia De Romanis, Roma 1822.
  • Giovan Mario Crescimbeni, L’Istoria della volgar poesia, 6 voll., presso Lorenzo Basegio, Venezia 1730-1731 [terza edizione «pubblicata unitamente co i Comentari intorno alla medesima, riordinata ed accresciuta»], vol. V, 1730, p. 106.
  • Giuseppe Finocchiaro (a cura di), I libri di Cesare Baronio in Vallicelliana, Biblioteca Vallicelliana, Roma 2008, p. 88 (scheda di G. Finocchiaro, n. 31).
  • Miguel Gotor, Le vite di San Pio dal 1572 al 1712 tra censura, agiografia e storia, in Pio V nella società e nella politica del suo tempo, a cura di Maurilio Guasco, Angelo Torre, il Mulino, Bologna 2005, pp. 207-249.
  • Lodovico Jacobilli, Bibliotheca Umbriae sive De scriptoribus provinciae Umbriae alphabetico ordine digesta. Una cum Discursu praefatae provinciae … Volumen primum, apud Augustinum Alterium, Fulginiae 1658, pp. 133-134 (s.v. «Hieronymus Catena Nursinus»).
  • Annibale Mariotti, De’ perugini auditori della Sacra Rota Romana memorie istoriche, presso Carlo Baduel, Perugia 1787, p. 122 [ristampa anastatica dell’ed. 1787: Forni, Sala Bolognese 2009, introduzione di Ferdinando Treggiari].
  • Giorgio Patrizi, Catena, Girolamo, in DBI, vol. 22, 1979, ad vocem, scheda online.
  • Paolo Prodi, San Carlo Borromeo e le trattative tra Gregorio XIII e Filippo II sulla giurisdizione ecclesiastica, in «Rivista di storia della Chiesa in Italia», 11, n. 2, 1957, pp. 195-240.
  • Stefano Zen, Baronio storico. Controriforma e crisi del metodo umanistico, prefazione di Romeo De Maio, Vivarium, Napoli 1994, ad indicem, p. 397.
  • Stefano Zen, Guglielmo Sirleto, l’«Historia Ecclesiastica» e il contributo alla costruzione degli Annales del Baronio, in Il «sapientissimo calabro». Guglielmo Sirleto nel V centenario della nascita (1514-2014). Problemi, ricerche, prospettive. Atti del Convegno, Roma, 13-15 gennaio 2015, a cura di Benedetto Clausi, Santo Lucà, Università degli Studi di Roma «Tor Vergata», Roma 2018, pp. 73-131: 92-93, 102-104.
  • Stefano Zen, Erudizione ecclesiastica e storia sacra al tempo di Arcangelo Giani, in «Per tutto trovo nuove cose». Storiografia e arte nell’opera di Arcangelo Giani, annalista dei Servi di Maria (1552-1623), a cura di Marco Massoni, Edizioni Marianum, Roma 2026, 52 pagine, § 4 («Carlo Bascapè e la storia ecclesiastica della Diocesi ambrosiana»), in stampa.

Voci correlate

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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