Gabuzio, Giovanni Antonio

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Giovanni Antonio Gabuzio (Orlongo, maggio 1551 – Roma, 14 marzo 1621) è stato uno storico e religioso barnabita, autore di una biografia di papa Pio V e di una storia della Congregazione dei chierici regolari di San Paolo. Amico e coetaneo del confratello Carlo Bascapè, frequentò l’ambiente culturale romano dell’ultimo quarto del Cinquecento e in particolare il circolo filippino di Santa Maria in Vallicella, entrando in rapporto con Cesare Baronio e Roberto Bellarmino, di cui era stato allievo durante gli studi al Collegio Romano. I suoi contributi si collocano nel contesto della storiografia ecclesiastica della Controriforma, caratterizzata dall’intento di difendere e illustrare le tradizioni cattoliche in accordo con i modelli elaborati dal Concilio di Trento e dalla Chiesa postridentina.

Biografia

Nacque nel maggio del 1551 a Orlongo, oggi Valduggia, in Valsesia, da Francesco Gabuzio, di nobili origini, e Antonia Lomazzi. La precoce morte del padre, nel 1561, indusse la famiglia ad avviarlo alla carriera ecclesiastica, incoraggiando la sua naturale predisposizione per gli studi umanistici e giuridici, che intraprese a Varallo e a Novara – città in cui ricevette nel 1567 gli ordini minori – e in seguito proseguì a Milano. Nel 1573 Giovanni Antonio Gabuzio ottenne la facoltà di insegnare oratoria a Pavia, dove ebbe modo di seguire anche le lezioni di medicina di Giovanni Battista Rasario, editore, traduttore e falsario di testi medici greci, suo parente per parte materna. Il 12 maggio 1575 abbandonò la carriera accademica per entrare nella Congregazione dei chierici regolari di San Paolo, attratto dalla tradizione educativa e dalle opere di carità dell’Ordine. Professò i voti il 6 agosto 1576 e fu ordinato sacerdote nel settembre 1578 da Carlo Borromeo.
Nell’ottobre del 1579 Gabuzio fu inviato a Roma per frequentare i corsi di teologia del Collegio Romano. Qui entrò in contatto con Roberto Bellarmino, con il quale ebbe una regolare e amichevole frequentazione. In occasione di una visita alle Sette Chiese, aveva conosciuto Filippo Neri, a cui rimase nel corso degli anni molto legato. Durante la sua permanenza romana, Gabuzio iniziò a frequentare la comunità oratoriana della Chiesa Nuova e la cerchia di Cesare Baronio, maturando un interesse crescente per la storia ecclesiastica e avvicinandosi all’orientamento metodologico promosso dallo studioso filippino nel campo della storia sacra. Il rapporto con Baronio e con il mondo culturale romano ebbe un ruolo significativo nella sua formazione storiografica, come attestano anche le notizie trasmesse all’amico e confratello Carlo Bascapè circa l’avanzamento degli studi dell’oratoriano e il monumentale progetto degli Annales Ecclesiastici: «Questo padre [Baronio], quale anch’esso è molto dotto in questo genere […], hora, seco ragionando della fatica di V. R. [Bascapè] disse et mostrò sentirne consolatione, et loda molto l’impresa desiderando vederla quanto prima, et mi disse che sono 25 anni che anch’egli s’affatica in sì fatta opera scrivendo le historie ecclesiastiche et che già ne ha spediti 5 volumi et che da molti è instato a dar fuori il primo, il che forse sarà l’anno che viene; ma dice che tratta questa materia in modo di controversie, confutando le Centurie delli heretici, et comincia da Christo nato sino a’ nostri tempi»1.
Nel 1585 Gabuzio fu destinato a Cremona, dove, accanto all’attività di insegnamento della teologia e alla collaborazione al governo del locale collegio barnabita, avviò la composizione della sua opera più nota, il De vita et rebus gestis Pii V, che conobbe una lunga e travagliata redazione. Il lavoro era nato dall’incarico di tradurre in latino la biografia di Pio V pubblicata a Roma, nel 1586, da Girolamo Catena – segretario del cardinale Michele Bonelli, nipote di papa Ghislieri –, ma poi si trasformò progressivamente in una rielaborazione critica del testo di partenza. Rilevate numerose inesattezze e vistose esagerazioni, probabilmente sotto l’influsso del metodo critico-filologico di Baronio, Gabuzio ottenne da Carlo Bascapè – a quel tempo superiore generale della Congregazione – il permesso di intervenire liberamente sulla narrazione nel rispetto della veritas historiae. Le correzioni da lui apportate suscitarono la risentita reazione di Girolamo Catena e contribuirono a ritardare la pubblicazione dell’opera, che, terminata intorno al 1590 e inizialmente dedicata al neoeletto pontefice Clemente VIII, vide la luce soltanto nel 1605, presso la stamperia romana di Luigi Zannetti, con una dedica a Paolo V, dopo la morte di Bonelli e di Catena e anche grazie al sostegno dei cardinali Cesare Baronio, Roberto Bellarmino, Ludovico de Torres, Agostino Valier e Ottavio Bandini, estimatori dello storico barnabita2.
Nel 1591 Gabuzio fu nominato preposito del collegio barnabita di Cremona. Nel 1596 fu eletto preposito del collegio di San Paolo a Casale Monferrato, dove giunse nell’agosto dello stesso anno e fu colpito da una grave malattia; nel 1599, dopo la guarigione, poté fare ritorno a Cremona. Nel 1602 fu nominato preposito del collegio romano di San Paolo alla Colonna. Nel 1598 aveva fatto uscire a Cremona le Costitutioni della Congregatione della Carità, prima opera a stampa in cui è documentato il contributo intellettuale dello storico barnabita3. Il trasferimento a Roma e i rapporti con gli ambienti della curia gli consentirono di consolidare le relazioni con autorevoli esponenti della Chiesa del tempo, fra i quali gli stessi Baronio e Bellarmino. Non deve perciò meravigliare se Clemente VIII non esitò a nominarlo consultore della Congregazione dell’Indice. Nel 1608 si trasferì a Milano come assistente del superiore generale Cosimo Dossena, che gli affidò la redazione di una storia complessiva della congregazione barnabita. In quegli anni intraprese, inoltre, la raccolta delle lettere di Pio V, destinata poi a confluire nei controversi Apostolicarum Pii V epistolarum libri, che François Goubau fece pubblicare nel 1640 ad Anversa come opera propria, omettendo due delle 191 lettere raccolte dallo storico barnabita e modificando diversi passi del testo; soltanto in seguito Daniel Papebroch e Paolo Onofrio Branda, maestro del giovane Parini e autorevole esponente dei barnabiti, ne riconobbero la paternità, attribuendola a Gabuzio4.
Nel 1612 Paolo V lo richiamò a Roma per la preparazione del Rituale Romanum, alla cui compilazione Gabuzio collaborò fino alla pubblicazione dell’opera, nel 16145. Nel 1614 fu nuovamente nominato preposito del collegio romano di San Paolo; Paolo V gli assegnò inoltre un vitalizio in riconoscimento del lavoro svolto per il Rituale. Accanto a questo incarico, lo storico barnabita continuò a dedicarsi alla produzione storico-religiosa e alla ricostruzione delle origini e delle vicende della propria congregazione. Nel 1618 chiese espressamente ai suoi superiori di essere dispensato da incarichi di governo per potersi dedicare completamente alle indagini storiche e alle sue opere rimaste incompiute. Tra queste vi era l’attesa Historia Congregationis clericorum regularium S. Pauli, rimasta manoscritta anche a causa di prolungate discussioni sull’interpretazione delle origini dei barnabiti. Alle obiezioni mosse sull’identità del fondatore dell’Ordine dal più giovane confratello Giovanni Ambrogio Mazenta, Gabuzio replicò esibendo i documenti originali, accompagnati da una lettera e da un inedito Discorso in difesa della verità della nostra Istoria – rimasto manoscritto a Roma nell’Archivio Storico dei Barnabiti e poi segnalato nel secolo scorso da Giuseppe Boffito – con cui l’autore intendeva testimoniare l’importanza attribuita alla documentazione storica nella ricostruzione della memoria istituzionale barnabita6.
In questo periodo conclusivo della sua esistenza Gabuzio lavorava, tra i vari progetti, alla vita del beato Alessandro Sauli. Nel 1620 diede alle stampe il De officio praedicatorum Verbi Dei Congregationis clericorum regularium, probabilmente presso la stamperia milanese dei Malatesta. L’opera, composta da quarantasei articoli dedicati alla funzione dei predicatori, era stata avviata dopo il 1611 su incarico del Capitolo generale dell’Ordine e fu pubblicata soltanto dopo l’ultima revisione del padre generale Girolamo Boerio7.
Giovanni Antonio Gabuzio morì il 14 marzo 1621 nel collegio romano di San Paolo, dove fu tumulato. Una parte considerevole della sua produzione, lasciata per lo più in uno stato ancora provvisorio, rimase inedita o fu stampata molto tempo dopo la morte, anche per la prolungata trascuratezza dei barnabiti nei confronti della pubblicazione dei suoi scritti. Tra questi, la Vita Io. Baptistae Rasarii fu edita a Milano nel 1656 grazie all’interessamento di Giorgio Sorino, suo parente, mentre la Vita beati Alexandri Saulii fu data alle stampe nel 1748 per cura di Onofrio Branda, preceduta da un breve profilo biografico di Gabuzio8. Soltanto nel 1852 fu stampata a Roma l’Historia Congregationis, suo opus vitae, insieme con una breve autobiografia stesa dall’autore e con le sue orazioni ai capitoli generali, ma «nel frattempo era stata persa la parte del manoscritto riguardante gli anni dal 1603 al 1618»9.

Opere

  • Costitutioni della Congregatione della Carità eretta in S. Vincenzo di Cremona, presso il De Zanni, in Cremona 1598.
  • De vita et rebus gestis Pii V Pont. Max. libri sex …, ex typographia Aloisii Zanetti, Romae 1605.
  • Rituale Romanum Pauli V Pont. Max. iussu editum, typis R. Camerae Apostolicae, Romae 1614.
  • De officio praedicatorum Verbi Dei Congregationis clericorum regularium S. Pauli, Mediolani 1620 [probabilmente presso la tipografia Malatesta].
  • Apostolicarum Pii Quinti Pont. Max. Epistolarum libri quinque nunc primum in lucem editi opera et cura Francisci Goubau [ma opera et cura Iohannis Antonii Gabutii], ex Officina Plantiniana, typis Balthasaris Moreti, Antverpiae 1640.
  • Vita Io. Baptistae Rasarii, adiecta Oratione ab hoc habita Venetiis anno MDLXXI ad Principem et Senatum de victoria christianorum ad Echinadas, apud Lodovicum Montiam, Mediolani 1656.
  • Vita b. Alexandri Saulii Aleriensis, tum Ticinensis episcopi ex Ordine cler. reg. S. Pauli ab Io. Antonio Gabutio eiusdem Ordinis clerico olim conscripta nunc primum edita cum auctoris vita, pluribusque additamentis ex eodem potissimum scriptore depromptis per alium sacerdotem eiusdem Cong. [Paolo Onofrio Branda], ex typographia Petri Francisci Malatestae, Mediolani 1748.
  • Historia Congregationis clericorum regolarium sancti Paulli, ab eius primordiis ad initium saeculi XVII … accedunt nonnullae orationes ipsius auctoris ad praedictam historiam spectantes, ex typographia Salviucci, Romae 1852.
  • Orationes in capitulis generalibus Congregationis clerr. regg. S. Paulli habitae a Iohanne Antonio Gabutio eiusdem Congreg. sodali, ex typographia Salviucci, Romae 1852.

Bibliografia

  • Giuseppe Boffito, Scrittori barnabiti o della congregazione dei chierici regolari di San Paolo (1533-1933). Biografia, bibliografia, iconografia, 4 voll., Olschki, Firenze 1933-1937: vol. II, 1933, pp. 102-107.
  • Elena Bonora, I conflitti della Controriforma. Santità e obbedienza nell’esperienza religiosa dei primi barnabiti, Le Lettere, Firenze 1998.
  • Dario Busolini, Gabuzio, Giovanni Antonio, in DBI, vol. 51, 1998, ad vocem, scheda online.
  • Giuseppe M. Cagni, San Filippo Neri e i Barnabiti, in «Barnabiti studi», 12, 1995, pp. 165-260.
  • Giuseppe Finocchiaro (a cura di), I libri di Cesare Baronio in Vallicelliana, Biblioteca Vallicelliana, Roma 2008, p. 88 (scheda di G. Finocchiaro, n. 31).
  • Miguel Gotor, Le vite di San Pio dal 1572 al 1712 tra censura, agiografia e storia, in Pio V nella società e nella politica del suo tempo, a cura di Maurilio Guasco, Angelo Torre, il Mulino, Bologna 2005, pp. 207-249.
  • José Luis de Orella y Unzué, Respuestas católicas a las Centurias de Magdeburgo (1559-1588), Fundación Universitaria Española Seminario «Suarez», Madrid 1976, pp. 415-420 e ad indicem.
  • Orazio Maria Premoli, Storia dei Barnabiti, 3 voll., Desclée et alii, Roma 1913-1925 [I, Storia dei Barnabiti nel Cinquecento, Desclée & C., Roma 1913; II, Storia dei Barnabiti nel Seicento, Industria tipografica romana, Roma 1922; III, Storia dei Barnabiti dal 1700 al 1825, Società tipografica A. Manuzio, Roma 1925].
  • Paolo Prodi, Bascapè, Carlo, in DBI, vol. 7, 1970, ad vocem, scheda online.
  • G.B. Salinari, Branda, Paolo Onofrio, in DBI, vol. 14, 1972, ad vocem, scheda online.
  • Stefano Zen, Baronio storico. Controriforma e crisi del metodo umanistico, prefazione di Romeo De Maio, Vivarium, Napoli 1994, ad indicem, p. 431 (s.v. «Gabuzio, Giannantonio»).
  • Stefano Zen, Relazioni europee di Baronio: metodo di ricerca e reperimento delle fonti, in Baronio e le sue fonti. Atti del Convegno internazionale di studi, Sora, 10-13 ottobre 2007, a cura di Luigi Gulia, Centro di studi sorani «Vincenzo Patriarca», Sora 2009, pp. 3-50: 12, 16-17.
  • Stefano Zen, Guglielmo Sirleto, l’«Historia Ecclesiastica» e il contributo alla costruzione degli Annales del Baronio, in Il «sapientissimo calabro». Guglielmo Sirleto nel V centenario della nascita (1514-2014). Problemi, ricerche, prospettive. Atti del Convegno, Roma, 13-15 gennaio 2015, a cura di Benedetto Clausi, Santo Lucà, Università degli Studi di Roma «Tor Vergata», Roma 2018, pp. 73-131: 92-93, 102-104.
  • Stefano Zen, Erudizione ecclesiastica e storia sacra al tempo di Arcangelo Giani, in «Per tutto trovo nuove cose». Storiografia e arte nell’opera di Arcangelo Giani, annalista dei Servi di Maria (1552-1623), a cura di Marco Massoni, Edizioni Marianum, Roma 2026, 52 pagine, in stampa.

Voci correlate

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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