Bascapè, Carlo

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Carlo Bascapè, al secolo Giovanni Francesco (Melegnano, 25 ottobre 1550 – Novara, 6 ottobre 1615), è stato un barnabita, vescovo di Novara e storico della Chiesa. Collaboratore di Carlo Borromeo nell’attuazione della riforma cattolica, unì all’attività di governo ecclesiastico un costante interesse per la storia sacra, l’erudizione canonistica e la ricostruzione delle tradizioni della Chiesa ambrosiana. Nella sua biografia intellettuale riveste particolare rilievo il rapporto con Cesare Baronio, reso possibile dalla mediazione dell’amico e confratello Giovanni Antonio Gabuzio, frequentatore dell’Oratorio romano e ammiratore dello storico sorano.

Biografia

Nato a Melegnano da Angelo Bascapè, discendente di un’antica e nobile famiglia lombarda, e da Isabella Giussani, ricevette una formazione umanistica prima di dedicarsi agli studi giuridici presso l’Università di Pavia, dove conseguì il dottorato nel 1574. Entrato nel collegio dei giureconsulti milanesi, frequentò gli ambienti intellettuali e amministrativi della città, distinguendosi anche per la produzione poetica in latino e in volgare. Il progressivo avvicinamento a Carlo Borromeo e al barnabita Paolo Maria Omodei, che divenne il suo direttore spirituale, orientò il giovane Bascapè verso la vita ecclesiastica. Ricevuti gli ordini minori nella primavera del 1575, fu nominato canonico onorario del duomo di Milano e venne ordinato sacerdote nel luglio del 1576. Divenuto suo protettore, Borromeo lo coinvolse presto nella propria attività pastorale e riformatrice, affidandogli incarichi nell’ambito delle visite apostoliche e diocesane e, nel 1577, studi storico-giuridici su questioni riguardanti i rapporti fra l’autorità ecclesiastica e il governo spagnolo1.

Nel marzo 1578 Bascapè entrò nella congregazione dei chierici regolari di San Paolo, assumendo il nome di Carlo in omaggio al Borromeo. L’8 maggio 1579 pronunciò i voti definitivi. La scelta gli consentì di conciliare più strettamente la vocazione religiosa con gli interessi di studio. Ancora novizio, ricevette l’incarico di redigere in latino le nuove costituzioni dei barnabiti; elaborò poi le costituzioni delle Angeliche, ramo femminile della congregazione, e successivamente studiò la disciplina della vita religiosa, dedicandosi anche a questioni storico-giuridiche e liturgiche relative alla Chiesa milanese2. Nel 1580 fu inviato in Spagna per trattare con Filippo II alcune controversie che opponevano l’arcivescovo alle autorità civili3. Eletto superiore generale dei barnabiti nel 1586, fu confermato nell’incarico per altri due trienni, nel 1588 e nel 1591, dedicandosi alla formazione dei religiosi e al rafforzamento dell’osservanza delle regole4.

Alla morte di Carlo Borromeo, nel 1584, Bascapè si impegnò nella raccolta di testimonianze e documenti per ricostruirne la vita e l’attività pastorale. Frutto di questo lavoro fu una biografia pubblicata nel 1592 a Ingolstadt dal tipografo David Sartorius, già editore delle Controversiae di Roberto Bellarmino. Destinata a una vasta circolazione europea, l’opera contribuì a delineare il modello di santità episcopale promosso dalla Chiesa postridentina, fondandone la rappresentazione sulla concreta esperienza di governo, sulla cura pastorale e sull’osservanza della disciplina ecclesiastica. La lunga elaborazione del testo e la scelta di stamparlo fuori dai confini della penisola italiana rispecchiano le difficoltà connesse alla trattazione di questioni religiose e politiche ancora aperte, nonostante il favore incontrato presso autorevoli esponenti della cultura ecclesiastica5.

L’interesse per la biografia borromaica si inseriva in un più esteso progetto di storia della Chiesa. Bascapè aveva infatti intrapreso fin dal 1575 la composizione di un’opera sulle antichità ecclesiastiche, vale a dire i Commentarii de antiquitatibus ecclesiasticis, un progetto concepito come una ricostruzione di ampio respiro delle vicende della Chiesa e interrotto al terzo volume, con la narrazione giunta all’anno 3756. Il progetto si collocava nell’ambiente culturale promosso da Carlo Borromeo e rispondeva all’esigenza di una storia fondata sull’erudizione documentaria, ma al tempo stesso funzionale alla difesa della tradizione cattolica. La decisione di non proseguirlo maturò anche in relazione alle notizie provenienti da Roma sull’impresa storiografica di Cesare Baronio, impegnato nella preparazione dei monumentali Annales Ecclesiastici, una ricostruzione della storia ecclesiastica rigorosamente fondata sui documenti, ma finalizzata anche alla confutazione di Flacius Illyricus e delle Centurie di Magdeburgo di orientamento luterano: «tutti d’un parere han giudicato, che si metti il mio nome solo, et in questo modo: Historia Ecclesiastica controversa R. P. Caesaris Baronii Sorani Presbyteri Collegii S. Oratorii etc. Però, come ho detto, ho caro che si sopraseda per esser cosa a’ tempi nostri molto importante, qual ha da posser restar a martello, non solo contra gl’heretici, ma ancora alle obiettioni d’ogni persona dotta»7.

Un ruolo importante nella circolazione di queste informazioni fu svolto dal barnabita Giovanni Antonio Gabuzio, in contatto con Bascapè e frequentatore dell’ambiente dell’Oratorio romano. Attraverso Gabuzio, lo storico ambrosiano poté conoscere i progressi del lavoro di Baronio e le valutazioni che esso suscitava negli ambienti ecclesiastici romani. In tale contesto si colloca anche la vicenda delle lettere di papa Liberio conservate in Vaticano, che Gabuzio aveva tentato di consultare anche per conto di Bascapè, ricevendo tuttavia un diniego proprio da Baronio, il quale richiamò le severe restrizioni imposte dal cardinale Guglielmo Sirleto. Il contenuto delle epistole, suscettibile di alimentare controversie sulla condotta del pontefice nella disputa con Atanasio, spiega la cautela con cui ne veniva autorizzata la consultazione. L’episodio documenta tanto l’importanza attribuita alle fonti per la ricostruzione della storia ecclesiastica quanto i limiti che ne condizionavano l’accesso e la circolazione: «Sono poi stato a parlare al detto p. m. Cesare [Baronio], per vedere pur se io poteva aver dette epistole, et mi disse che egli l’haveva restituite al Vaticano et che non occorreva ch’io mi affaticassi per vederle, poiché illustrissimo Sirleti et altri non vogliono che dette epistole siano vedute così facilmente perché parlano male di Liberio mostrando che deflexerit condamnando Atanasio»8.

I rapporti fra Bascapè e Baronio non si esaurirono nella rinuncia al progetto storiografico. La stima reciproca favorì il confronto su questioni filologiche, documentarie e metodologiche, oltre che sulle opere del vescovo, fra cui la biografia di Carlo Borromeo e uno studio sulla metropoli ecclesiastica milanese, vale a dire il De metropoli Mediolanensi, pubblicato nel 1592 e ristampato quattro anni dopo dagli eredi di Pacifico Da Ponte9. Baronio intervenne inoltre a favore della concessione dell’autorizzazione alla stampa della biografia borromaica, che aveva incontrato notevoli difficoltà presso le autorità curiali a causa di alcune delle sue implicazioni ecclesiologiche10.

La collaborazione fra i due studiosi e la condivisione di questioni filologiche e problemi metodologici evidenziano come la definizione di una storiografia ecclesiastica cattolica si sviluppasse attraverso una pluralità di iniziative, non prive di tensioni, nelle quali la raccolta delle testimonianze e la verifica delle fonti si intrecciavano con le esigenze apologetiche della Chiesa. I carteggi di Bascapè restituiscono così un quadro significativo delle relazioni fra le reti erudite milanesi e romane e delle modalità con cui prendeva forma la storiografia cattolica della seconda metà del Cinquecento11. La stima nutrita nei confronti dell’oratoriano era profonda e sincera, tanto che lo storiografo ambrosiano non mancava di elogiare sia lui sia la sua opera ogni volta che se ne presentasse l’occasione: «il padre messer Cesare Baroni mi pare ancora di tanto valore nell’historia ecclesiastica della quale ha già stampato due volumi, che non mi pare bisogno che altri ci metta la mano»12.

Già in buoni rapporti con Gregorio XIV, Bascapè entrò nelle grazie di Clemente VIII, che decise di avvalersi della sua comprovata esperienza di governo e delle sue riconosciute qualità intellettuali. L’8 febbraio 1593 papa Aldobrandini lo nominò vescovo di Novara; Bascapè fece il suo ingresso in città il 30 maggio. La diocesi divenne il principale campo di applicazione dell’esperienza maturata al fianco di Carlo Borromeo. Il nuovo vescovo promosse la formazione del clero, intensificò le visite pastorali, riordinò l’organizzazione territoriale delle parrocchie e intervenne nella disciplina degli ordini religiosi e nell’assegnazione dei benefici ecclesiastici. Inoltre, ampliò il seminario, istituì un collegio per i chierici maggiori e fondò la congregazione degli oblati di San Gaudenzio, sul modello della comunità sacerdotale voluta dal Borromeo. All’attività di governo affiancò lo studio della storia e della geografia ecclesiastica del territorio, confluito in un’opera pubblicata nel 1612 e intitolata Novaria13.

La difesa delle prerogative ecclesiastiche lo impegnò in controversie giurisdizionali con le autorità civili, in particolare con il governo spagnolo, e in contrasti relativi ai diritti temporali della Chiesa novarese. Intransigente nella rivendicazione dell’autonomia ecclesiastica, Bascapè era tuttavia consapevole delle conseguenze pastorali dei conflitti fra potere spirituale e temporale, ai quali riconduceva parte delle difficoltà incontrate dalla Chiesa milanese dopo la morte di Carlo Borromeo. Nel 1609, durante il concilio provinciale milanese, fu incaricato di sostenere a Roma la causa di canonizzazione del suo maestro, proclamato santo nel 161014.

Negli ultimi anni, una progressiva infermità limitò sempre più la sua attività. Morì a Novara il 6 ottobre 1615 e fu sepolto nella chiesa di San Marco, nella cappella di San Carlo15. Bascapè fu oggetto di pubblica venerazione, tanto che venne avviato un processo di beatificazione, successivamente sospeso e ripreso nel 1909, prima di una nuova interruzione. Il consistente patrimonio epistolare e documentario a lui relativo costituisce tuttora una risorsa importante per lo studio della cultura ecclesiastica lombarda e delle pratiche di governo della riforma cattolica. Se la vicenda editoriale della biografia di san Carlo fu alquanto travagliata, al punto da far temere che il testo non giungesse alla stampa, difficoltà analoghe interessarono la Vita seicentesca di Bascapè, elaborata dal barnabita Innocenzo Chiesa. L’opera suscitò infatti le riserve delle autorità romane per aver celebrato come santo il vescovo di Novara, incorrendo nell’accusa di violare un decreto del Sant’Uffizio del 13 marzo 1625 e rischiando così di compromettere la reputazione della congregazione16.

Opere

  • Commentariorum de antiquitatibus ecclesiasticis Caroli a Basilica Petri [i.e. Carlo Bascapè], praesbyteri. Mediolanensi, Cler. Reg. S. Pauli decollati. Tomus tertius, ASBR, ms. XXIV. 53 (manoscritto in 8 libri, parzialmente autografo).
  • Lettere del Preposto generale Carlo Bascapè, ASBM, 6 voll. mss., ms. VI. 21.
  • De regulari disciplina, monimenta patrum. Ad usum Clericorum Regularium S. Pauli Decollati, apud Pacificum Pontium, Mediolani 1588.
  • De vita et rebus gestis Caroli S.R.E. cardinalis, tituli S. Praxedis archiepiscopi Mediolani libri septem …, ex officina typographica Davidis Sartorii, Ingolstadii 1592.
  • De metropoli Mediolanensi, apud Paulum Gottardum Pontium, Mediolani 1592; ed. successiva: «ex Officina Typographica quondam Pacifici Pontii, Mediolani 1596» (stampata da Agostino Tradate).
  • Novaria seu de Ecclesia Novariensi libri duo, primus de locis, alter de episcopis …, apud Hieronymum Sesallum, Novariae 1612.
  • Historia Ecclesiae Mediolanensis. Caroli episcopi Novarien. Liber primus …, apud Hieronymum Sesallum, Novariae 1615.
  • Commentarii canonici Caroli episcopi Novar., apud Hieronymum Sesallum, Novariae 1615.
  • Perinsignes ex omnibus pene catholicis universitatibus ac eruditissimis utriusque iuris doct. ac legum primariis profess. pro Ecclesia allegationes … Olim per rever.um D. D. Carolum a Basilicapetri … ex parte collectae …, apud haeredes Bartholomaei Cochii, ad instantiam Peregrini Golfarinii, Bononiae 1622 (edizione postuma ampliata da Antonio Bavosi).
  • Novaria. Terre e vescovi della diocesi, a cura di Giancarlo Andenna e Torino Tuniz, con testi di Franco Giulio Brambilla, Interlinea, Novara 2015.

Bibliografia

  • Mario Bendiscioli, Carlo Bascapé barnabita e vescovo di Novara nella rinnovazione cattolica, in Idem, Dalla Riforma alla Controriforma, il Mulino, Bologna 1974, pp. 185-224 [già in «Bollettino storico per la provincia di Novara», XLI, numeri 2-3, 1950, pp. 12-50].
  • Giuseppe Boffito, Scrittori barnabiti o della congregazione dei chierici regolari di San Paolo (1533-1933). Biografia, bibliografia, iconografia, 4 voll., Olschki, Firenze 1933-1937: vol. I, 1933, pp. 95-117.
  • Elena Bonora, I conflitti della Controriforma. Santità e obbedienza nell’esperienza religiosa dei primi barnabiti, Le Lettere, Firenze 1998.
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  • Orazio Maria Premoli, Storia dei Barnabiti, 3 voll., Desclée et alii, Roma 1913-1925 [I, Storia dei Barnabiti nel Cinquecento, Desclée & C., Roma 1913; II, Storia dei Barnabiti nel Seicento, Industria tipografica romana, Roma 1922; III, Storia dei Barnabiti dal 1700 al 1825, Società tipografica A. Manuzio, Roma 1925].
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  • Stefano Zen, Erudizione ecclesiastica e storia sacra al tempo di Arcangelo Giani, in «Per tutto trovo nuove cose». Storiografia e arte nell’opera di Arcangelo Giani, annalista dei Servi di Maria (1552-1623), a cura di Marco Massoni, Edizioni Marianum, Roma 2026, 52 pagine, § 4 («Carlo Bascapè e la storia ecclesiastica della Diocesi ambrosiana»), in stampa.

Voci correlate

Article written by Stefano Zen | Ereticopedia.org © 2026

et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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