Minadois, Giovanni Tommaso

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Giovanni Tommaso Minadois (Napoli, 1505 - Napoli, 12 novembre 1555) è stato un giurista napoletano.

Figlio di Petruccio Minadois, apparteneva a una famiglia di origine pugliese ben inserita negli ambienti amministrativi del Regno di Napoli. Seguendo le orme paterne, si dedicò agli studi giuridici e intraprese precocemente la carriera universitaria. Nell’anno accademico 1524-25 fu lettore di Instituta presso lo Studio di Napoli; nel 1529-30 ottenne la cattedra ordinaria di diritto canonico, che risulta occupasse ancora nel 1532-33.

Nel 1534 fu nominato dall’imperatore Carlo V membro del Sacro Regio Consiglio di Napoli. La sua attività di consigliere è documentata con certezza per gli anni 1534-38, ma dovette proseguire anche successivamente. L’esperienza maturata nel tribunale regio alimentò la sua produzione giuridica, incentrata soprattutto sul diritto feudale e sulla giurisprudenza del Sacro Regio Consiglio. Nel 1555 curò, insieme con Giovanni Nicola Vicari, l’edizione del commento di Annibale Troisi alle Prammatiche del Regno. Altre sue opere furono pubblicate postume per iniziativa dei figli: tra queste il De successione filiorum comitum et baronum, apparso a Venezia nel 1576, e quarantatré Decisiones confluite nella raccolta delle decisioni del Sacro Regio Consiglio pubblicata a Lione nel 1579. La riproposizione dei suoi testi in edizioni sei-settecentesche testimonia la durevole fortuna della sua opera nella cultura giuridica meridionale.

Sposò Isabella Capece Bozzuto, dalla quale ebbe almeno due figli, Giulio Cesare e Fabio. Nel 1549 acquistò per seimila ducati il feudo di Molinara. Stabilì inoltre la propria residenza nella zona di Capodimonte, su una collina che avrebbe preso il nome dalla famiglia. Fu inserito nell’ambiente umanistico napoletano di matrice pontaniana e intrattenne rapporti con figure come Scipione Capece, Galeazzo Florimonte e Ferrante Brancaccio. Marcantonio Flaminio, scrivendo nel 1540 a Gasparo Contarini, lo presentò come uno dei più autorevoli gentiluomini napoletani per virtù e religione.

A partire dalla prima metà degli anni trenta Minadois frequentò il circolo raccolto intorno a Juan de Valdés, al quale appartenne anche il fratello Germano Minadois, monaco benedettino. Il suo coinvolgimento religioso appare meno inquieto e meno direttamente documentato di quello del fratello, ma Minadois fu comunque annoverato tra gli amici più fidati di Valdés e tra i membri della prima cerchia valdesiana napoletana.

Nel giugno 1534 entrò nella Compagnia dei Bianchi della Giustizia, insieme con altre personalità vicine al gruppo, fra le quali Ranieri Gualano e Mario Galeota. All’interno del sodalizio ricoprì incarichi di rilievo: fu primo consigliere nel 1535 e governatore nel 1540. Nel 1539 assunse inoltre il governo dell’ospedale degli Incurabili. La sua partecipazione alla vita della Compagnia è attestata ancora nel 1551 e nel 1553. Tale presenza mostra come l’avvicinamento agli orientamenti spirituali valdesiani potesse convivere, almeno nel suo caso, con l’inserimento nelle istituzioni religiose e assistenziali della città.

A testimonianza della fiducia conquistata all’interno del gruppo, Valdés lo designò esecutore testamentario ed erede dei beni posseduti nel Regno di Napoli. Dopo la morte dello spagnolo, Minadois fu chiamato a fornire chiarimenti sul testamento e provvide a dare esecuzione alle disposizioni che Valdés gli aveva comunicato verbalmente riguardo alla propria eredità. Questa delicata incombenza conferma la prossimità personale, oltre che spirituale, fra i due.

Le testimonianze sulle convinzioni religiose di Minadois rimangono frammentarie. Secondo il giurista Gerolamo Vignes, egli avrebbe espresso un giudizio fortemente elogiativo sulla capacità di Mario Galeota di intendere il pensiero di san Paolo. Nei costituti resi nel 1555 davanti all’Inquisizione veneziana, Giulio Basalù lo indicò inoltre tra coloro che professavano la dottrina della giustificazione mediante la sola fede. Il suo nome figurava anche in un’inchiesta sui valdesiani napoletani avviata nel dicembre 1552, della quale non è tuttavia più reperibile la documentazione. L’iniziativa non sembra avere avuto conseguenze dirette nei suoi confronti: ancora alla fine del 1553 Minadois partecipava pubblicamente alle attività della Compagnia dei Bianchi della Giustizia.

Morì a Napoli il 12 novembre 1555 e fu sepolto nella cappella gentilizia della chiesa di San Lorenzo Maggiore.

Bibliografia essenziale

  • Processo Morone2, vol. III, pp. 526-528, nota 850.
  • Paola Guizzi, Giovanni Tommaso Minadois, in DBI, vol. 74 (2010) (e bibliografia ivi citata).

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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