Commendone, Giovanni Francesco

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Giovanni Francesco Commendone (Venezia, 17 marzo 1524 – Padova, 24 dicembre 1584) è stato un cardinale e diplomatico pontificio, protagonista della politica religiosa della Santa Sede nell'Europa centro-orientale durante la seconda metà del Cinquecento.

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Biografia

Figlio di Antonio Commendone, medico di origine bergamasca, e della veneziana Laura Barbarigo, ricevette un'accurata formazione umanistica e studiò filosofia e diritto presso lo Studio di Padova. Dopo la morte del padre, avvenuta nel 1543, dovette provvedere al sostentamento della famiglia. Nel 1550 si recò a Roma, dove entrò in contatto con alcuni importanti esponenti della curia pontificia e con letterati quali Annibal Caro, Giulio Poggiani e Guglielmo Sirleto. Nel 1551 fu accolto nella famiglia pontificia di Giulio III, grazie anche alla protezione dell'ambasciatore veneziano Niccolò Da Ponte. L'anno successivo conseguì a Padova il dottorato in diritto civile.
La sua formazione politica e religiosa maturò negli ambienti curiali, nei quali le aspirazioni alla riforma ecclesiastica si intrecciavano con gli interessi diplomatici e con le esigenze di governo dello Stato pontificio. Al periodo giovanile risale il Discorso sopra la corte di Roma, composto probabilmente intorno al 1554 e rimasto a lungo manoscritto. Nell'opera Commendone analizzava il funzionamento della corte pontificia, le forme di reclutamento del personale ecclesiastico e i rapporti tra autorità papale e collegio cardinalizio. Criticava in particolare il nepotismo, la concentrazione dei benefici e gli abusi nell'amministrazione della Chiesa, sostenendo la necessità di valorizzare le capacità e la preparazione personale. Il trattato, caratterizzato anche da una riflessione sulle istituzioni politiche e sulla vita di corte, ebbe una considerevole circolazione manoscritta.
Nel 1553, mentre era segretario del cardinale Girolamo Dandino, nunzio presso Carlo V, fu inviato segretamente in Inghilterra per valutare le possibilità di una restaurazione cattolica dopo l'ascesa al trono di Maria I Tudor. Riuscì a ottenere un colloquio con la sovrana e riferì alla curia romana le difficoltà che ostacolavano il ristabilimento dell'autorità pontificia, contribuendo alla decisione di rinviare la missione del cardinale Reginald Pole. L'incarico segnò l'inizio di una lunga carriera diplomatica al servizio della Santa Sede.
Durante il pontificato di Paolo IV fu impiegato nella Segreteria di Stato e nel 1555 nominato vescovo di Zante e Cefalonia. Nel maggio 1556 fu inviato a Bruxelles insieme al cardinale Scipione Rebiba. Il 16 settembre dello stesso anno partì da Roma per Venezia, dove giunse il 24 settembre, incaricato di persuadere i governanti della Serenissima ad aderire alla lega antispagnola promossa dal pontefice. Insieme al nunzio Antonio Trivulzio cercò di convincere il governo veneziano della necessità di intervenire militarmente a difesa della Santa Sede, richiamandosi tanto agli obblighi religiosi della Repubblica quanto ai suoi interessi politici e territoriali. La missione non conseguì i risultati sperati: il 2 ottobre il governo veneziano ribadì la propria volontà di mantenersi neutrale e di favorire una soluzione diplomatica del conflitto. Commendone proseguì comunque le trattative, come documenta una sua significativa lettera a Carlo Carafa dell'11 dicembre 1556, nella quale riferiva degli argomenti utilizzati per persuadere i governanti veneziani.
Tra il 1560 e il 1562 compì un lungo viaggio attraverso l'Impero, la Germania settentrionale, la Renania e i Paesi Bassi, con il compito di notificare la convocazione del concilio di Trento e sollecitare la partecipazione dei principi cattolici e protestanti. La missione si svolse nel contesto politico-religioso determinato dalla pace di Augusta del 1555, che aveva riconosciuto una forma di coesistenza giuridica tra cattolici e luterani nei territori imperiali.
Commendone incontrò numerosi esponenti delle autorità politiche ed ecclesiastiche, partecipando tra l'altro alla dieta di Naumburg del febbraio 1561, dove dovette constatare la sostanziale indisponibilità dei principi luterani a riconoscere l'autorità del concilio. Proseguì quindi attraverso la Sassonia, il Brandeburgo, la Renania e i Paesi Bassi, raccogliendo informazioni sulla situazione religiosa e politica delle diverse regioni. I contatti con le corti protestanti gli consentirono di acquisire una conoscenza diretta degli equilibri confessionali e delle difficoltà incontrate dalla diplomazia pontificia nel tentativo di ricondurre i territori riformati all'obbedienza romana.
Nella relazione presentata a Pio IV nella primavera del 1562 espresse un giudizio fortemente pessimista sulle prospettive di restaurazione cattolica in Germania. Riteneva insufficienti le trattative con i principi protestanti e proponeva un programma che combinava il rafforzamento della disciplina ecclesiastica, la diffusione della Compagnia di Gesù e la costituzione di alleanze tra le potenze cattoliche. Non escludeva inoltre il ricorso alla forza, pur riconoscendo le difficoltà politiche e militari di un intervento diretto. La relazione costituisce una significativa testimonianza degli orientamenti della diplomazia pontificia nella fase conclusiva del concilio di Trento.
Nel novembre 1563 fu inviato come nunzio in Polonia, dove la diffusione del protestantesimo e delle correnti più radicali della Riforma aveva determinato una situazione religiosa particolarmente complessa. La sua missione aveva tra gli obiettivi principali l'accettazione dei decreti tridentini, il rafforzamento della gerarchia cattolica e il contrasto ai progetti di convocazione di un concilio nazionale, sostenuti da alcuni ambienti ecclesiastici e politici. Commendone favorì inoltre l'insediamento della Compagnia di Gesù, nella quale individuava uno strumento essenziale per la formazione del clero e il consolidamento del cattolicesimo.
Particolarmente significativa fu la sua partecipazione alle iniziative dirette contro gli esuli religiosi stranieri presenti nel regno. Nell'agosto 1564 il sovrano Sigismondo II Augusto emanò un editto che disponeva l'espulsione degli stranieri non cattolici. Il provvedimento, sostenuto da Commendone e da altri esponenti della gerarchia ecclesiastica, ebbe effetti soprattutto nei confronti degli ambienti antitrinitari italiani. Tra coloro che dovettero lasciare la Polonia figurò Bernardino Ochino, già costretto a una lunga peregrinazione attraverso diversi paesi europei.
L'episodio testimonia l'impegno del nunzio nella repressione del dissenso religioso, ma anche le difficoltà incontrate nell'applicazione delle direttive romane. La necessità di confrontarsi con le prerogative della nobiltà polacca e con gli equilibri politici del regno rendeva infatti problematica l'adozione di misure generalizzate contro le comunità protestanti. La scelta di colpire gli esuli stranieri, politicamente più vulnerabili, consentiva di ottenere risultati immediati senza affrontare direttamente le confessioni sostenute da una parte della nobiltà.
Creato cardinale da Pio IV nel concistoro del 12 marzo 1565, anche grazie al sostegno di Carlo Borromeo, Commendone continuò a essere impiegato in importanti missioni diplomatiche. Nel 1566 fu inviato da Pio V alla dieta imperiale di Augusta, dove cercò di promuovere l'applicazione dei decreti tridentini e il rafforzamento delle posizioni cattoliche. Dovette tuttavia prendere atto dell'impossibilità di modificare gli equilibri stabiliti dalla pace religiosa del 1555.
In questa circostanza Commendone evitò di sostenere una protesta formale contro gli atti imperiali che confermavano il compromesso confessionale, valutando i rischi che un irrigidimento avrebbe comportato per i cattolici tedeschi. Tale atteggiamento non implicava una rinuncia agli obiettivi di restaurazione religiosa, ma rispondeva alla necessità di preservare le posizioni ancora detenute dalla Chiesa cattolica nell'Impero. La sua azione continuò a essere orientata al rafforzamento delle istituzioni ecclesiastiche, alla formazione del clero e alla collaborazione tra le potenze cattoliche.
Tra il 1568 e il 1569 fu nuovamente presso la corte imperiale, impegnandosi a contrastare le concessioni religiose accordate da Massimiliano II ai protestanti. Negli stessi anni mantenne rapporti con Ludovico Castelvetro, esule dopo i procedimenti avviati nei suoi confronti dall'Inquisizione romana. Pur manifestando una certa comprensione per la sua situazione personale, subordinò ogni possibilità di riabilitazione alla comparizione del letterato davanti al Sant'Uffizio. La vicenda mostra come le relazioni personali e culturali potessero sopravvivere alle divisioni confessionali senza tradursi necessariamente in una disponibilità a mettere in discussione le procedure e le prerogative dell'autorità inquisitoriale.
Nel 1571 fu nuovamente inviato nell'Europa centro-orientale per promuovere l'adesione dell'Impero e della Polonia alla coalizione contro l'Impero ottomano. La morte di Sigismondo II Augusto, nel luglio 1572, modificò tuttavia le priorità della missione, imponendo al legato di occuparsi della successione al trono polacco. Inizialmente favorevole alla candidatura dell'arciduca Ernesto d'Asburgo, Commendone dovette confrontarsi con le resistenze della nobiltà e con l'affermazione della candidatura francese di Enrico di Valois. La diplomazia pontificia finì per privilegiare l'obiettivo di assicurare l'elezione di un sovrano cattolico, indipendentemente dalla sua appartenenza dinastica.
L'elezione di Enrico di Valois nel 1573 rappresentò sotto questo profilo un risultato favorevole alla Santa Sede, ma non comportò il superamento degli equilibri religiosi esistenti nel regno. La Confederazione di Varsavia, conclusa nello stesso anno, sancì infatti importanti garanzie di pace religiosa. Anche questa esperienza mostrò come la politica confessionale romana dovesse misurarsi con le istituzioni e con i rapporti di forza propri dei diversi Stati europei.
Rientrato in Italia, Commendone trascorse gli ultimi anni prevalentemente a Roma e a Padova. Durante il pontificato di Gregorio XIII la sua influenza politica diminuì, benché continuasse a partecipare ai lavori di alcune congregazioni cardinalizie, tra le quali quelle competenti per gli affari della Germania e per l'applicazione dei decreti tridentini. Nel 1581 fu coinvolto nelle discussioni relative alla mediazione pontificia tra la Polonia di Stefano Báthory e la Moscovia di Ivan IV, fornendo informazioni e suggerimenti al gesuita Antonio Possevino, incaricato della missione.
Un ruolo importante nella sua attività ebbe il segretario Antonio Maria Graziani, che lo accompagnò in diverse missioni e ne raccolse una considerevole documentazione diplomatica. Le carte confluite nell'archivio della famiglia Graziani costituiscono una fonte di particolare interesse per la storia dei rapporti tra la curia romana e le corti europee. La documentazione, oggi conservata in diversi istituti italiani e statunitensi, è stata recentemente oggetto di un progetto di inventariazione e digitalizzazione che ha consentito di rendere accessibile un ampio patrimonio di lettere, dispacci e altri materiali relativi all'attività dei due diplomatici.
Commendone morì a Padova il 24 dicembre 1584 e fu sepolto nella chiesa dei cappuccini.

La sua vicenda occupa un posto significativo nella storia della diplomazia pontificia e della Controriforma. Convinto sostenitore dell'autorità romana e della necessità di contrastare la diffusione dell'eresia, operò in contesti politici e religiosi assai differenti, cercando di conciliare le direttive della Santa Sede con le condizioni concrete nelle quali si trovò ad agire. Le sue missioni nell'Impero e in Polonia documentano tanto la persistenza degli obiettivi di restaurazione cattolica quanto la varietà degli strumenti diplomatici, ecclesiastici e politici utilizzati per perseguirli. La sua attività contribuì inoltre a rafforzare le relazioni tra Roma e le gerarchie cattoliche dell'Europa centro-orientale, favorendo la diffusione delle disposizioni tridentine e il consolidamento delle iniziative dirette contro il dissenso religioso.

Opere

  • Giovanni Francesco Commendone, Discorso sopra la corte di Roma e altri scritti, a cura di Daniele Rota, Litografia 900 Grafico, Bergamo 1983.
  • Giovanni Francesco Commendone, Discorso sopra la corte di Roma, a cura di Cesare Mozzarelli, Bulzoni, Roma 1996.

Bibliografia

Fonti e risorse digitali

  • Graziani Archives, portale per la consultazione della documentazione diplomatica di Giovanni Francesco Commendone e Antonio Maria Graziani, realizzato nell'ambito del progetto Nuncio's Secret Archives.

Article written by Daniele Santarelli | Ereticopedia.org © 2026

et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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