Passano, Giovanni Gioacchino da

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Giovanni Gioacchino da Passano (1465-1551), noto nelle fonti francesi anche come Jean Joachim de Vaux, è stato un nobile e diplomatico genovese, a lungo al servizio di Francesco I di Francia. Figura di primo piano delle reti diplomatiche franco-italiane della prima metà del Cinquecento, fu vicino agli ambienti evangelici francesi e manifestò significative simpatie erasmiane.

Cenni biografici

Appartenente all'antica famiglia dei signori da Passano, radicata nella Riviera ligure di Levante e in particolare nell'area di Levanto, Giovanni Gioacchino intraprese precocemente la carriera politica e diplomatica. La sua formazione e la lunga frequentazione delle corti europee gli consentirono di acquisire una notevole familiarità con le pratiche della diplomazia rinascimentale e con gli ambienti culturali che gravitavano attorno alle grandi monarchie occidentali. La sua figura si colloca in quella generazione di gentiluomini italiani per i quali il servizio diplomatico rappresentava non soltanto un'attività politica, ma anche un importante veicolo di circolazione internazionale di uomini, libri e idee.

In una prima fase operò per la Repubblica di Genova. La documentazione lo attesta in Francia già negli anni dieci del Cinquecento e tra il 1516 e il 1520 svolse funzioni diplomatiche a Parigi, acquisendo una conoscenza diretta della corte francese e stabilendo rapporti destinati a rivelarsi decisivi per il resto della sua carriera. Progressivamente il suo legame con la monarchia dei Valois si fece più stretto e Passano divenne uno degli italiani maggiormente coinvolti nella politica di Francesco I nella penisola.

Il suo profilo fu quello di un agente diplomatico estremamente mobile, utilizzato per incarichi che richiedevano discrezione, conoscenza personale degli interlocutori e capacità di muoversi tra corti diverse. Nelle fonti francesi compare frequentemente come Jean Joachim o Jean Joachim de Vaux, dal titolo di signore di Vaux. Fu inserito nella rete diplomatica dei fratelli Guillaume e Jean Du Bellay, uno dei principali centri di elaborazione della politica estera francese negli anni successivi alla battaglia di Pavia. Gli studi di Guillaume Alonge hanno mostrato come la collaborazione di Passano con i Du Bellay non possa essere ridotta a una successione di missioni occasionali: egli entrò stabilmente in un sistema di relazioni politiche e personali che collegava la corte di Francesco I con l'Italia, l'Inghilterra e altri scenari europei.

Alla fine degli anni Venti partecipò attivamente ai tentativi francesi di ricostruire un sistema di alleanze capace di contrastare la preponderanza di Carlo V. Nel 1529 fu incaricato di sondare Venezia, Firenze, Milano, Ferrara e altri Stati italiani in vista della costituzione di un nuovo fronte antimperiale. La sua attività si svolgeva spesso al di fuori dei canali più visibili della rappresentanza diplomatica ordinaria: Passano si muoveva tra negoziati ufficiali, missioni riservate e contatti personali, diventando uno degli uomini più affidabili della diplomazia segreta di Francesco I.

Nel 1530 fu impegnato anche in Inghilterra, dove intervenne nelle delicate relazioni tra la corte francese e quella di Enrico VIII. In quella circostanza fu coinvolto nei contatti clandestini con il cardinale Thomas Wolsey, ormai caduto in disgrazia, servendosi come intermediario dell'italiano Agostino Agostini. Alcune lettere destinate a Passano furono intercettate e contribuirono ad aggravare la posizione di Wolsey. L'episodio mostra bene il carattere della sua attività: Passano non era soltanto un ambasciatore in senso formale, ma un negoziatore al quale potevano essere affidate operazioni politicamente sensibili e relazioni che dovevano rimanere almeno in parte sottratte ai normali circuiti diplomatici.

La svolta politica genovese del 1528, con il passaggio di Andrea Doria] nel campo imperiale e il definitivo riassetto della Repubblica sotto la protezione di Carlo V, rese ancora più significativa la scelta filofrancese di Passano. Egli rimase infatti fedele alla monarchia dei Valois e divenne uno dei principali punti di riferimento della presenza politica francese in Italia. In questa veste svolse un ruolo di collegamento tra la corte, gli ambasciatori residenti e un'estesa rete di informatori, finanzieri, uomini d'arme e interlocutori appartenenti ai diversi Stati italiani.

Venezia costituì uno dei principali centri della sua attività. La città lagunare, fondamentale per la strategia mediterranea della Francia, offriva al tempo stesso un osservatorio privilegiato sugli equilibri italiani e un luogo di incontro tra diplomatici, mercanti, esuli e uomini di cultura. Passano vi operò a più riprese all'interno della rete diplomatica francese e, quando necessario, ne assicurò di fatto la continuità politica. La sua posizione era tuttavia più ampia di quella di un semplice funzionario residente: egli fungeva da raccordo fra diversi rappresentanti francesi e manteneva collegamenti con interlocutori sparsi nella penisola.

Parallelamente alla dimensione politica, la biografia di Passano presenta un rilevante versante religioso. La sua vicinanza ai fratelli Du Bellay lo mise in rapporto con un ambiente nel quale la diplomazia francese si intrecciava con le aspirazioni di rinnovamento religioso sviluppatesi intorno a Margherita di Navarra. Come nel caso di Ludovico di Canossa, appartenenza politica e sensibilità religiosa non costituivano due ambiti completamente separati. Gli uomini della rete francese potevano fungere anche da mediatori nella circolazione di testi, idee e modelli religiosi tra Francia e Italia. Gli studi di Guillaume Alonge hanno particolarmente valorizzato questo intreccio, mostrando come Passano e Canossa partecipassero entrambi alla rete internazionale dei Du Bellay e fossero sensibili alle istanze evangeliche che attraversavano una parte della corte francese.

Negli anni trenta Passano trasferì progressivamente il centro della propria vita privata a Padova, dove visse con la moglie Caterina Sauli, appartenente a una delle più importanti famiglie genovesi, senza per questo interrompere immediatamente i rapporti con la diplomazia francese. La casa dei coniugi divenne un punto d'incontro inserito negli ambienti colti e religiosamente inquieti dell'area veneta. La documentazione successiva mostra come attorno alla famiglia gravitassero persone interessate alle nuove idee religiose e come Caterina stessa avrebbe assunto un ruolo importante nelle reti eterodosse dell'Italia settentrionale.

La posizione religiosa di Giovanni Gioacchini da Passano non deve tuttavia essere retrospettivamente identificata con una piena adesione protestante. Più sicura è la sua appartenenza a un'area erasmiana ed evangelica ancora caratterizzata, negli anni Trenta e Quaranta, da confini confessionali mobili e da una compresenza di aspirazioni riformatrici interne alla Chiesa e posizioni progressivamente più radicali.

L'episodio più significativo in questo senso riguarda Bernardino Tomitano. Giovanni Gioacchino da Passano commissionò al letterato padovano la traduzione italiana della Paraphrasis in evangelium Matthaei di Erasmo da Rotterdam, assumendosi anche le spese della pubblicazione. Il volume apparve nel 1547 con il titolo Espositione letterale del testo di Mattheo Evangelista e fu dedicato a Caterina Sauli. L'iniziativa non sembra essere stata concepita come un semplice esercizio letterario: la scelta di rendere disponibile in volgare un'opera esegetica erasmiana si inseriva in un più generale interesse per la diffusione della Scrittura e per forme di religiosità fondate sulla lettura e sull'interpretazione dei testi evangelici.

La portata dell'operazione emerse pienamente soltanto dopo la morte di Giovanni Gioacchino da Passano. A seguito delle condanne dell'opera negli indici dei libri proibiti, Tomitano comparve nel 1555 davanti al tribunale veneziano del Sant'Uffizio e sostenne di avere lavorato per incarico di Giovanni Gioacchino da Passano, che avrebbe finanziato la stampa. Per difendersi dai sospetti, il letterato prese pubblicamente le distanze da Erasmo e dalle dottrine riformate. Le sue dichiarazioni finirono così per gettare indirettamente un'ombra di sospetto anche sul defunto committente e sulla moglie. La documentazione inquisitoriale suggerisce inoltre che la traduzione del Vangelo di Matteo potesse inserirsi in un progetto più ampio di divulgazione delle parafrasi evangeliche erasmiane.

Il significato di tali rapporti appare ancora più evidente osservando le vicende successive della famiglia. Caterina Sauli fu sottoposta a processo per eresia nel 1567-1568 e dovette rispondere dei propri rapporti con diversi esponenti del dissenso religioso dell'Italia settentrionale. Anche la figlia Isabella da Passano, sposata al nobile friulano Marco della Frattina, sarebbe stata inquisita tra il 1568 e il 1570. Le carte relative a queste vicende hanno consentito di ricostruire un ambiente familiare nel quale l'erasmismo, l'evangelismo e, progressivamente, posizioni più chiaramente eterodosse poterono trovare spazio e protezione. Ciò non autorizza a trasferire automaticamente sul padre tutte le convinzioni religiose documentate più tardi per la moglie e la figlia, ma conferma l'importanza della famiglia da Passano nella storia delle reti religiose non conformiste dell'Italia settentrionale.

Negli ultimi anni Giovanni Gioacchino da Passano si dedicò anche alla sistemazione del proprio patrimonio e alla definizione di un vasto programma assistenziale. Le disposizioni testamentarie del 1550 prevedevano, oltre alla tutela economica della famiglia, interventi a favore dei poveri, il riscatto di schiavi cristiani e la realizzazione nei territori legati alla casata di istituzioni religiose e assistenziali. Progettò inoltre l'acquisto di una casa a Padova destinata a ospitare un collegio nel quale giovani della famiglia e altri studenti potessero formarsi nel diritto e nella medicina, con l'obbligo di mettere successivamente le loro competenze anche al servizio dei bisognosi. Queste disposizioni mostrano come istanze religiose, responsabilità aristocratica e cultura della beneficenza continuassero a intrecciarsi nella fase finale della sua vita.

Morì nel 1551. La sua figura costituisce un osservatorio particolarmente significativo per comprendere i rapporti tra diplomazia e dissenso religioso nella prima metà del Cinquecento. Agente di Francesco I, collaboratore della rete dei Du Bellay, intermediario tra Francia e Italia e promotore della diffusione in volgare di un testo di Erasmo da Rotterdam, Giovanni Gioacchino da Passano appartenne a quel mondo precedente alla piena definizione delle frontiere confessionali nel quale circolazione politica, cultura umanistica ed esigenze di riforma religiosa potevano ancora sovrapporsi. La successiva attività inquisitoriale nei confronti della moglie e della figlia avrebbe reso retrospettivamente più visibile la dimensione religiosa di una rete che, durante la sua vita, aveva potuto svilupparsi anche grazie al prestigio e alle protezioni assicurate dalla sua posizione politica.

Bibliografia essenziale

  • Guillaume Alonge, Au service du roi, au service de l’Évangile: deux collaborateurs italiens des frères Du Bellay (Giovan Gioacchino da Passano et Ludovico di Canossa), in Cédric Michon, Loris Petris (a cura di), Le cardinal Jean Du Bellay. Diplomatie et culture dans l'Europe de la Renaissance, Presses Universitaires François-Rabelais, Tours 2013, pp. 283-298.
  • Guillaume Alonge, Ambasciatori. Diplomazia e politica nella Venezia del Rinascimento, Donzelli, Roma 2019.
  • Federica Ambrosini, L'eresia di Isabella. Vita di Isabella da Passano, signora della Frattina (1542-1601), FrancoAngeli, Milano 2005.
  • Andrea Lercari, Da Passano (dei Signori), Giovanni Gioacchino (Gioacchino da Levanto), in Dizionario Biografico dei Liguri. Dalle origini ai nostri giorni, vol. IV, Consulta Ligure, Genova 1998, pp. 210-217.
  • Silvana Seidel Menchi, Erasmo in Italia, 1520-1580, Bollati Boringhieri, Torino 1987.

Article written by Daniele Santarelli | Ereticopedia.org © 2026

et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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