Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Giorgio Spinola (Genova, 3 giugno 1667 – Roma, 17 gennaio 1739) è stato un cardinale, diplomatico pontificio e membro della Congregazione del Sant’Uffizio.
Figlio del patrizio genovese Cristoforo Spinola e di Ersilia Centurione, nipote del doge Giovanni Battista Centurione, studiò materie umanistiche presso il Collegio Tolomei di Siena, retto dai gesuiti, e conseguì la laurea in utroque iure nello Studio senese nel 1691. Trasferitosi a Roma, divenne referendario delle due Segnature nel 1694 e prelato domestico di Innocenzo XII nell’anno successivo. Fu quindi vicelegato a Ferrara, governatore di Civitavecchia e Tolfa, con sovrintendenza su Corneto, poi governatore di Viterbo, Perugia e dell’Umbria.
Nel luglio 1703 fu nominato inquisitore e delegato apostolico a Malta. Durante il suo mandato, protrattosi fino al 1706, si occupò di procedimenti per bestemmia, bigamia, lettura di libri proibiti, inosservanza dei precetti religiosi, apostasia, magia, sortilegio e maleficio. Chiese alla Congregazione di Propaganda Fide l’invio di un interprete in grado di leggere le lettere in lingua araba, allo scopo di rafforzare la vigilanza sui casi di apostasia. Al periodo della sua direzione del tribunale maltese risale inoltre una copia dell’Instructio pro formandis processibus in causis strigum, sortilegiorum, et maleficiorum, conservata nell’Archivio dell’Inquisizione di Malta. Come inquisitore esercitò anche la giurisdizione civile sulle controversie nelle quali fossero coinvolti i patentati del Sant’Uffizio.
Rientrato a Roma, ricevette gli ordini sacri nel giugno 1706 e fu nominato coadiutore del commendatore dell’Arcispedale di Santo Spirito in Sassia. Nello stesso periodo svolse le funzioni di consultore della Congregazione del Sant’Uffizio. Il 1° giugno 1711 fu nominato arcivescovo titolare di Cesarea di Cappadocia e il 7 giugno successivo ricevette la consacrazione episcopale.
Inviato come nunzio apostolico presso la corte asburgica di Barcellona, vi giunse nel luglio 1711 e seguì soprattutto le controversie giurisdizionali sorte nei territori italiani soggetti agli Asburgo. Nel 1713 passò alla nunziatura di Vienna, dove rimase per sei anni e godette della considerazione dell’imperatore Carlo VI. Fu creato cardinale da Clemente XI nel concistoro del 29 novembre 1719 e ricevette nel gennaio 1721 il titolo di Sant’Agnese fuori le Mura.
Dopo l’elezione di Innocenzo XIII, il 10 maggio 1721 fu nominato cardinale segretario di Stato. Il 2 luglio dello stesso anno entrò nella Congregazione del Sant’Uffizio, prestando il prescritto giuramento come cardinale inquisitore. Partecipò inoltre ai lavori della Congregazione dell’Indice. Rimase alla guida della Segreteria di Stato fino alla morte di Innocenzo XIII, avvenuta nel marzo 1724.
Durante il pontificato di Benedetto XIII fu prefetto della Congregazione dell’Immunità ecclesiastica, camerlengo del Sacro Collegio e legato pontificio a Bologna. Richiamato a Roma nel 1730, continuò a partecipare ai lavori delle congregazioni cardinalizie. Nel 1731 fu incaricato da Clemente XII di tutelare i diritti della Santa Sede sui ducati di Parma e Piacenza, ma l’occupazione militare dei due territori rese inefficace la missione. Nel settembre 1738 fu promosso alla sede suburbicaria di Palestrina.
Morì a Roma il 17 gennaio 1739. Dopo le esequie celebrate nella chiesa di Sant’Ignazio, fu sepolto in San Salvatore alle Coppelle.
Bibliografia
- Giampiero Brunelli, Spinola, Giorgio, in DBI, vol. 93 (2018).
- Herman H. Schwedt, Jyri Hasecker, Dominik Höink, Judith Schepers, Prosopographie von Römischer Inquisition und Indexkongregation 1701-1813, Schöningh, Paderborn 2010, vol. II, pp. 1202-1204.
- Donato Squicciarini, Nunzi apostolici a Vienna, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 1998, pp. 157-159.
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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque
[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]