Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Giacinto Sigismondo Gerdil (al secolo Jean-François Gerdil; Samoëns, 23 giugno 1718 – Roma, 12 agosto 1802) è stato un religioso barnabita, filosofo, teologo e cardinale, membro del Sant'Uffizio e prefetto delle congregazioni dell'Indice e di Propaganda Fide.
Entrato giovanissimo tra i barnabiti, ricevette la prima formazione nei collegi dell'ordine in Savoia e proseguì gli studi a Bologna. Insegnò filosofia nei collegi barnabitici di Macerata e Casale Monferrato e, dal 1749, all'Università di Torino. Filosofo di orientamento malebranchiano e apologeta cattolico, intervenne nel dibattito filosofico settecentesco contro il materialismo e il sensismo e polemizzò con Locke e Rousseau. La sua opera pedagogica più nota fu l'Anti-Émile (1763), concepita in opposizione alle teorie educative di Rousseau. Fu inoltre membro di numerose accademie e istituzioni scientifiche europee.
Legato alla corte sabauda, nel 1758 divenne precettore del futuro Carlo Emanuele IV e successivamente anche dei principi Vittorio Emanuele e Maurizio. Nel 1764 fu eletto provinciale dei barnabiti per il Piemonte e la Savoia.
Chiamato a Roma da Pio VI, il 23 agosto 1776 fu nominato consultore del Sant'Uffizio, assumendo formalmente l'incarico con il giuramento del 28 agosto. Il 17 febbraio 1777 fu nominato arcivescovo titolare di Dibona. Creato cardinale in pectore il 23 giugno 1777, fu pubblicato nel concistoro del 15 dicembre dello stesso anno; nel 1778 ricevette il titolo di San Giovanni a Porta Latina.
Dal 30 marzo 1778 fu membro sia della Congregazione dell'Indice sia della Congregazione del Sant'Uffizio, nella quale prestò giuramento il 1° aprile. Entro il 1779 fu nominato prefetto della Congregazione dell'Indice, incarico che mantenne fino al 1795. Durante la sua prefettura ebbe un ruolo rilevante nell'attività di controllo dottrinale della Curia romana, in particolare nei confronti di opere e orientamenti riconducibili al materialismo, al tardo giansenismo, al febronianesimo e al giuseppinismo.
Gerdil ebbe un ruolo di primo piano nella politica dottrinale della Santa Sede negli ultimi decenni del Settecento. Partecipò alla preparazione della risposta pontificia contro la puntuazione di Ems e, tra il 1790 e il 1794, ai lavori relativi alla condanna del sinodo di Pistoia, culminati nella bolla Auctorem fidei di Pio VI. Negli stessi anni partecipò alla gestione della crisi ecclesiastica provocata dalla Rivoluzione francese e fu coinvolto nelle congregazioni particolari incaricate degli affari ecclesiastici di Francia.
Pur sostenendo con decisione il primato pontificio contro le tendenze episcopaliste e febroniane, in alcune questioni adottò un atteggiamento pragmatico, volto a evitare una rottura irreparabile con la Chiesa francese. La sua attività curiale si accompagnò a una vasta produzione filosofica, teologica e apologetica, nella quale cercò di confrontarsi con alcuni dei principali problemi posti dalla cultura europea settecentesca.
Il 27 febbraio 1795 lasciò la prefettura dell'Indice e fu nominato prefetto della Congregazione de Propaganda Fide. Dopo l'occupazione francese di Roma si ritirò temporaneamente a Torino. Tornato a Roma dopo il conclave del 1799-1800, morì il 12 agosto 1802.
Figura significativa della cultura cattolica settecentesca, Gerdil unì un'apertura selettiva alla filosofia e alla scienza contemporanee a una salda ecclesiologia filopapale. La sua lunga attività nelle Congregazioni dell'Indice e del Sant'Uffizio lo colloca tra i protagonisti della reazione dottrinale romana al giansenismo, al febronianesimo, al giuseppinismo e, successivamente, alle trasformazioni politico-religiose prodotte dalla Rivoluzione francese. Il suo profilo non è tuttavia riducibile a una semplice opposizione ai Lumi: la sua formazione filosofica gli consentì un confronto articolato con la cultura europea contemporanea.
Bibliografia
- Massimo Lapponi, Giacinto Sigismondo Gerdil e la filosofia cristiana nell'età moderna, Roma 1990.
- Gérard Pelletier, Un cardinal savoyard dans la crise révolutionnaire, in «Barnabiti Studi», 18 (2001), pp. 203-264.
- Giovanni Piantoni, Vita del cardinale Giacinto Sigismondo Gerdil barnabita e analisi di tutte le stampate sue opere, Roma 1851.
- Orazio Maria Premoli, Storia dei Barnabiti dal 1700 al 1825, Roma 1925, pp. 138-140.
- Herman H. Schwedt, Jyri Hasecker, Dominik Höink, Judith Schepers (a cura di), Prosopographie von Römischer Inquisition und Indexkongregation 1701-1813, Schöningh, Paderborn 2010, vol. 1, pp. 578-582.
- Pietro Stella, Gerdil, Giacinto Sigismondo, in DBI, vol. 53 (2000).
- Pietro Stella, Appunti per una biografia di Giacinto Sigismondo Gerdil, in «Barnabiti Studi», 18 (2001), pp. 7-28.
- Roberto Valabrega, Gerdil e la critica alla cultura dei lumi, in «Barnabiti Studi», 18 (2001), pp. 127-202.
- Roberto Valabrega, Un anti-illuminista dalla cattedra alla porpora. Giacinto Sigismondo Gerdil professore, precettore a corte e cardinale, Torino 2004.
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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque
[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]