Genga Sermattei, Gabriele della

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Gabriele della Genga Sermattei (Assisi, 4 dicembre 1801 – Roma, 10 febbraio 1861) è stato un cardinale, membro della Congregazione dell'Indice e della Congregazione del Sant'Uffizio.

Figlio del conte Filippo Della Genga e della marchesa Marianna Confidati Sermattei, era nipote di Annibale Della Genga, eletto papa nel 1823 con il nome di Leone XII. Compì gli studi filosofici e teologici nel collegio dei gesuiti di Orvieto e successivamente si trasferì a Roma. Fu ordinato sacerdote il 26 settembre 1830, conseguì il dottorato in utroque iure e intraprese la carriera curiale come ponente della Consulta e assessore del tribunale del Vicariato.

Il 29 luglio 1833 fu nominato vescovo titolare di Berito e il 15 settembre ricevette la consacrazione episcopale dal cardinale Bartolomeo Pacca. Il 23 giugno 1834 fu promosso arcivescovo di Ferrara. Un viaggio compiuto a Vienna nel 1835 contribuì a consolidarne la fama di esponente della componente filoaustriaca e conservatrice della Curia romana.

Gregorio XVI lo creò cardinale il 1º febbraio 1836; il 21 novembre gli assegnò il titolo di San Girolamo degli Illirici. Nel gennaio 1843 fu richiamato a Roma, costretto a rinunciare all'arcidiocesi di Ferrara e nominato legato apostolico nelle province di Urbino e Pesaro. In tale incarico adottò una politica autoritaria, ostile ai liberali e alle aperture riformatrici. Le proteste suscitate dal suo governo indussero Pio IX a rimuoverlo dalla legazione alla fine del 1846.

Il 19 aprile 1848 fu nominato membro della Congregazione dell'Indice. Durante la crisi rivoluzionaria lasciò Roma e raggiunse Pio IX a Gaeta. Dopo la caduta della Repubblica romana entrò, insieme con i cardinali Lodovico Altieri e Luigi Vannicelli Casoni, nella commissione governativa incaricata di restaurare il potere pontificio. Il cosiddetto “triumvirato rosso” adottò una politica fortemente repressiva, poliziesca e clericale, suscitando critiche anche in alcuni ambienti diplomatici cattolici.

Terminata l'esperienza della commissione governativa, Della Genga fu destinato prevalentemente a incarichi ecclesiastici. Nel febbraio 1852 divenne prefetto della Congregazione dei Vescovi e Regolari. Il 18 marzo dello stesso anno fu nominato membro della Congregazione del Sant'Uffizio; prestò giuramento come cardinale inquisitore il 21 aprile.

Nel 1856 assunse anche la prefettura della Congregazione per la Disciplina regolare e il 13 ottobre 1860 fu nominato segretario dei Brevi apostolici. Morì improvvisamente a Roma il 10 febbraio 1861 e fu sepolto nella basilica di San Lorenzo in Lucina.

Della Genga fu uno dei più riconoscibili esponenti dell'intransigentismo curiale della prima metà dell'Ottocento. La sua opposizione al liberalismo e alle riforme politiche, l'orientamento filoaustriaco e il ruolo svolto nella restaurazione pontificia dopo il 1849 rendono appropriata la sua inclusione tra gli intransigenti.

Opere

  • Epistola pastoralis ad clerum populumque Ferrariensem, Romae 1834.
  • Sommaria esposizione per ordine alfabetico degli ordini e delle leggi relative all'ecclesiastica giurisdizione di Ferrara, emanate o ripubblicate sotto il regime attuale, Ferrara 1842.

Bibliografia

  • Brevi memorie del cardinale Gabriele Della Genga, pei tipi di Pietro Del Frate, Civita Castellana 1861.
  • Philippe Boutry, Souverain et pontife. Recherches prosopographiques sur la Curie romaine à l'âge de la Restauration, 1814-1846, École française de Rome, Roma 2002, pp. 361-362.
  • Carlo M. Fiorentino, Genga Sermattei, Gabriele della, in DBI, vol. 53 (2000).
  • Maria Cristina Lodolini Tupputi, La commissione governativa di Stato nella Restaurazione pontificia, Giuffrè, Milano 1970.
  • Giacomo Martina, Pio IX (1846-1850), Editrice Pontificia Università Gregoriana, Roma 1974.
  • Giacomo Martina, Pio IX (1851-1866), Editrice Pontificia Università Gregoriana, Roma 1986.
  • MORONI, vol. XXVIII (1844), pp. 239-265.
  • Remigius Ritzler, Pirminus Sefrin, Hierarchia catholica medii et recentioris aevi sive Summorum Pontificum, S.R.E. Cardinalium, Ecclesiarum Antistitum series e documentis tabularii praesertim Vaticani collecta, digesta, edita, vol. VII, A pontificatu Pii PP. VII (1800) usque ad pontificatum Gregorii PP. XVI (1846), Typis et Sumptibus Domus Editorialis «Il Messaggero di S. Antonio», Padova 1968, pp. 28, 110 e 194.
  • Herman H. Schwedt, Prosopographie von Römischer Inquisition und Indexkongregation, 1814-1917, Schöningh, Paderborn 2005, vol. I, pp. 467-468.
  • Christoph Weber, Kardinäle und Prälaten in den letzten Jahrzehnten des Kirchenstaates. Elite-Rekrutierung, Karriere-Muster und soziale Zusammensetzung der kurialen Führungsschicht zur Zeit Pius' IX. (1846-1878), 2 voll., Anton Hiersemann, Stuttgart 1978, vol. II, pp. 774-775.

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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