Venturi, Franco

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Franco Venturi (Roma, 16 maggio 1914 – Torino, 14 dicembre 1994) è stato uno storico italiano, tra i maggiori studiosi dell’Illuminismo europeo e del populismo russo. Le sue ricerche hanno contribuito al rinnovamento della storia intellettuale e politica del Settecento, riservando particolare attenzione al libero pensiero, alla critica dell’autorità ecclesiastica e ai rapporti tra aspirazioni egualitarie e progetti di riforma e ponendo al centro dell’indagine gli uomini e i gruppi che cercarono di modificare la società attraverso l’elaborazione e la diffusione delle idee. L’interesse per le esperienze di opposizione, per gli esuli e per i progetti di emancipazione si accompagnò a una concezione europea della ricerca, attenta ai legami tra ambienti diversi e alla capacità delle culture politiche di oltrepassare i confini degli Stati.

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Cenni biografici

Figlio dello storico dell’arte Lionello Venturi, crebbe a Torino e nel 1932 raggiunse a Parigi il padre, allontanato dall’insegnamento per aver rifiutato il giuramento di fedeltà al regime fascista. Studiò alla Sorbona e aderì a Giustizia e Libertà, collaborando alla stampa del movimento e maturando, nell’ambiente dell’emigrazione antifascista, un orientamento politico destinato a segnare anche la sua attività di studioso. Dopo l’occupazione tedesca della Francia, fu arrestato in Spagna mentre tentava di raggiungere il Portogallo. Consegnato alle autorità italiane nel 1941, fu confinato ad Avigliano, in Basilicata. Liberato nel 1943, partecipò alla Resistenza piemontese nelle file del Partito d’Azione, occupandosi in particolare della stampa clandestina.

Il soggiorno parigino fu decisivo anche per l’avvio delle ricerche sull’Illuminismo. Nel 1939 pubblicò Jeunesse de Diderot, mentre lo studio su Dalmazzo Francesco Vasco apparve nel 1940. La scelta di questi soggetti esprimeva già l’interesse per il rapporto tra elaborazione intellettuale e iniziativa politica: tanto il protagonista dell’impresa enciclopedica quanto il riformatore piemontese offrivano occasioni per interrogarsi sulla possibilità di intervenire in una società dominata da poteri e tradizioni ostili al cambiamento.

Alla formazione politica contribuirono il rapporto con Carlo Rosselli e le amicizie con Aldo Garosci e Leo Valiani. Nell’esperienza di Giustizia e Libertà Venturi trovò un ambiente nel quale la critica del fascismo si accompagnava alla ricerca di un socialismo democratico e antiautoritario. Durante la Resistenza tale orientamento si tradusse in attività organizzativa e pubblicistica. Dopo la Liberazione diresse il quotidiano torinese «Giustizia e Libertà», partecipando alle discussioni sulle prospettive della ricostruzione politica italiana. Dal 1947 al 1950 fu addetto culturale presso l’ambasciata italiana a Mosca, dove raccolse i materiali per Il populismo russo, pubblicato nel 1952. Insegnò nelle università di Cagliari e Genova e, dal 1958 al 1984, storia moderna a Torino.

Nel 1959 assunse la direzione della «Rivista storica italiana», che mantenne sino alla morte, affiancando all’insegnamento un’intensa attività editoriale e di organizzazione della ricerca. Il passaggio della direzione della «Rivista storica italiana» da Federico Chabod a Venturi nel 1959 è stato discusso anche nel quadro dei conflitti politico-culturali della storiografia del dopoguerra. L’intransigenza antifascista del gruppo venturiano provocò tensioni con Chabod, anche in relazione all’atteggiamento verso Gioacchino Volpe.

Le collaborazioni editoriali, avviate già negli anni della guerra, costituirono una componente importante del suo lavoro. All’attività presso Einaudi affiancò la partecipazione alla raccolta degli Illuministi italiani pubblicata da Ricciardi. Le introduzioni e le scelte antologiche di questa impresa contribuirono a delineare una geografia del riformismo settecentesco e prepararono il terreno per la successiva sintesi di Settecento riformatore.

Il radicamento nell’università torinese si accompagnò a un riconoscimento internazionale, testimoniato dalle traduzioni dei suoi libri e dall’invito a tenere a Cambridge, nel 1969, le George Macaulay Trevelyan Lectures. Nel 1984 divenne socio nazionale dell’Accademia dei Lincei.

Gli studi sull’Illuminismo e sul libero pensiero

Venturi interpretò l’Illuminismo attraverso l’attività degli uomini che cercarono di tradurre le idee in trasformazioni politiche e sociali. Le ricerche su Diderot e sulle origini dell’Encyclopédie misero in risalto la formazione di una cultura capace di contestare le autorità tradizionali e di intervenire nella vita pubblica.

L’impresa enciclopedica assumeva così rilievo anche come esperienza collettiva, nella quale il lavoro sul sapere si collegava alla costruzione di una nuova presenza degli intellettuali nella società. L’attenzione alla formazione di Diderot permetteva di seguire il maturare di questa iniziativa, facendo emergere il rapporto tra ricerca, collaborazione editoriale e battaglia culturale.

Particolarmente significativi per la storia del dissenso religioso furono gli studi su Nicolas-Antoine Boulanger e Alberto Radicati di Passerano. Attraverso questi autori, Venturi affrontò il rapporto tra critica della religione, rifiuto del dispotismo e aspirazioni a una società diversa. Il suo interesse per le correnti radicali si estese a Dom Deschamps e Filippo Buonarroti, nel quadro di una ricerca sulle origini del comunismo.

Queste indagini allargavano il campo dell’Illuminismo a figure e testi che avevano avuto una circolazione difficile, limitata o clandestina. La ricostruzione dei loro percorsi consentiva di osservare come la contestazione delle credenze ricevute potesse investire anche l’organizzazione politica e sociale. La storia del libero pensiero diventava, in questa prospettiva, una storia delle possibilità di emancipazione aperte dalla critica, ma anche degli ostacoli incontrati da chi cercava di sostenerla pubblicamente.

Il volume su Radicati, pubblicato nel 1954 come primo dei Saggi sull’Europa illuminista, esprimeva già nel titolo della serie questa apertura geografica. L’itinerario di un autore piemontese acquistava significato entro uno spazio più ampio di letture, incontri ed esperienze d’esilio. Il caso italiano veniva così ricondotto ai circuiti europei del dissenso, senza perdere di vista le condizioni politiche e religiose dalle quali il singolo percorso aveva preso avvio.

Gli studi su Deschamps e Buonarroti si legavano inoltre al progetto, rimasto incompiuto, di una storia del comunismo. Le origini settecentesche delle aspirazioni egualitarie costituivano per Venturi un terreno sul quale misurare la pluralità delle tradizioni socialiste e dei loro possibili sviluppi. L’attenzione a questi autori apparteneva quindi a una ricerca più ampia sulle relazioni, e sulle tensioni, tra libertà e uguaglianza.

La sua opera maggiore, Settecento riformatore, uscita in cinque volumi e sette tomi tra il 1969 e il 1990 e rimasta incompiuta, ricostruì il movimento delle riforme nella sua dimensione europea. Il secondo volume dedicò ampio spazio ai conflitti tra società civile e organizzazione ecclesiastica e alla trasformazione delle rivendicazioni giurisdizionalistiche in programmi di rinnovamento. Ne emergeva un Settecento nel quale critica religiosa, circolazione delle idee e iniziativa politica risultavano strettamente connesse.

Il rapporto tra riforma e religione coinvolgeva questioni che oltrepassavano il confronto dottrinale. La delimitazione delle competenze ecclesiastiche, il ripensamento dei privilegi e la discussione sull’autorità ponevano problemi relativi all’ordinamento della società. Nella prospettiva venturiana il rilievo di tali conflitti dipendeva anche dalla loro capacità di suscitare proposte e mobilitare energie intellettuali.

La ricostruzione seguiva perciò il passaggio dalle diagnosi degli abusi alla formulazione dei rimedi, e da questi al confronto con i governi e con gli interessi esistenti. Il riformatore emergeva come una figura collocata tra studio e azione, costretta a misurare le proprie aspirazioni con condizioni concrete. Anche i fallimenti e le interruzioni dei progetti appartenevano alla storia di questo confronto.

In Utopia e riforma nell’Illuminismo (1970) assunse inoltre la tradizione repubblicana come una delle chiavi per comprendere la cultura settecentesca. Il rapporto tra libertà, eguaglianza e trasformazione delle istituzioni costituì così un terreno di incontro tra la sua riflessione storica e l’impegno civile maturato nell’antifascismo.

Il problema del diritto di punire offriva un punto di osservazione particolarmente significativo. La discussione sulla pena chiamava infatti in causa i limiti dell’autorità, la tutela dell’individuo e la possibilità di sottoporre le istituzioni a una critica razionale. L’interesse per Beccaria si inseriva in questo quadro, nel quale un testo poteva diventare il centro di una discussione europea e contribuire a modificare il linguaggio delle riforme.

Il populismo russo e la storia del socialismo

L’indagine sul populismo russo rappresentò uno dei risultati maggiori della sua attività e un ampliamento dell’orizzonte nel quale affrontava la storia dei movimenti di emancipazione. Il termine populismo indicava qui la tradizione rivoluzionaria russa ottocentesca, con i suoi dibattiti sul socialismo, sulla condizione contadina e sulle possibilità di trasformazione dell’impero zarista.

Venturi ne ricostruì il percorso attraverso autori, gruppi e organizzazioni, mostrando la varietà delle risposte date ai problemi dell’arretratezza, dell’autocrazia e dell’iniziativa rivoluzionaria. La storia delle idee si collegava alla scelta dei mezzi d’azione e alle difficoltà del rapporto tra minoranze intellettuali e popolazione contadina. L’aspirazione a operare per il popolo sollevava infatti il problema di conoscerne le condizioni e di trovare forme effettive di comunicazione e partecipazione.

Il movimento era considerato nella sua autonomia storica, attraverso le alternative che si erano presentate ai protagonisti. La ricostruzione non si esauriva pertanto nella ricerca delle premesse della successiva rivoluzione bolscevica. Progetti sconfitti, divergenze e tentativi interrotti conservavano un proprio significato, necessario per comprendere l’ampiezza delle discussioni sul futuro della Russia.

Questa impostazione collegava la ricerca russa a quella sull’Illuminismo: in entrambi i casi Venturi studiava il rapporto tra aspirazioni universali e condizioni locali, tra volontà di trasformazione e resistenze della società. L’interesse per la Russia rimase inoltre accompagnato dall’attenzione ai contatti con l’Europa occidentale e alle esperienze dell’emigrazione politica.

Circolazione delle idee e opinione pubblica

La circolazione delle idee costituì uno dei problemi unificanti dell’opera venturiana. Libri, corrispondenze, traduzioni e periodici permettevano di ricostruire come una proposta venisse conosciuta, discussa e trasformata passando da un ambiente all’altro. La diffusione non comportava una ricezione uniforme: le questioni assumevano significati differenti secondo i conflitti e le possibilità d’intervento dei luoghi nei quali giungevano.

Questa attenzione consentiva di attribuire agli illuministi italiani un ruolo attivo nella cultura europea. La pluralità degli Stati e degli ambienti della penisola diventava parte della spiegazione storica, poiché offriva condizioni diverse per l’incontro tra iniziativa intellettuale, autorità politica e organizzazione ecclesiastica.

Nei volumi di Settecento riformatore il tema si ampliò fino alla ricostruzione delle reazioni dell’opinione pubblica agli avvenimenti internazionali. Le notizie provenienti da altri paesi contribuivano a modificare aspettative e giudizi, offrendo esempi sui quali misurare le possibilità di cambiamento. La storia delle riforme si intrecciava così con quella della percezione della crisi dell’Antico Regime.

Metodo storico e interpretazione del dissenso

La centralità attribuita all’iniziativa degli individui e dei gruppi costituisce uno dei tratti più riconoscibili della storiografia di Venturi. Le idee acquistano rilievo nel lavoro di chi le formula, le comunica e cerca di tradurle in proposte. La ricostruzione biografica permette di seguire questo processo senza separare gli scritti dalle scelte e dalle circostanze della loro elaborazione.

Da questa impostazione deriva anche l’importanza delle sconfitte. Un programma che non si realizza può aver modificato il campo della discussione, prodotto legami e lasciato strumenti ad altri protagonisti. La storia del cambiamento comprende quindi tanto gli esiti istituzionali quanto le iniziative che non riuscirono a imporsi.

Per la storia del dissenso religioso, l’opera venturiana conserva particolare interesse proprio nel collegamento tra critica delle autorità, esperienza dell’esilio e ricerca di nuovi ordinamenti. Il libero pensiero vi appare come una componente della trasformazione della cultura politica europea, da ricostruire attraverso le vicende concrete dei suoi interpreti e le condizioni che ne resero possibile, o ne ostacolarono, l’azione.

Opere principali

  • Jeunesse de Diderot (de 1713 à 1753), Skira, Paris 1939.
  • Le origini dell’Enciclopedia, Edizioni U, Roma-Firenze-Milano 1946; seconda edizione riveduta, Einaudi, Torino 1963.
  • L’antichità svelata e l’idea di progresso in N. A. Boulanger (1722-1759), Laterza, Bari 1947.
  • Il populismo russo, 2 voll., Einaudi, Torino 1952.
  • Alberto Radicati di Passerano, Einaudi, Torino 1954.
  • Settecento riformatore, 5 voll. in 7 tomi, Einaudi, Torino 1969-1990.
  • Utopia e riforma nell’Illuminismo, Einaudi, Torino 1970.
  • L’Italia fuori d’Italia, in Storia d’Italia, vol. III, Dal primo Settecento all’Unità, Einaudi, Torino 1973, pp. 987-1481.
  • La lotta per la libertà. Scritti politici, a cura di Leonardo Casalino, Einaudi, Torino 1996.

Bibliografia essenziale

  • Manuela Albertone (a cura di), Il repubblicanesimo moderno. L’idea di repubblica nella riflessione storica di Franco Venturi, Bibliopolis, Napoli 2006.
  • Eugenio Di Rienzo, Un dopoguerra storiografico. Storici italiani tra guerra civile e Repubblica, Le Lettere, Firenze 2004.
  • Franco Venturi. Politica e storia, fascicolo monografico della «Rivista storica italiana», 108, 1996, fasc. 2-3.
  • Luciano Guerci, Giuseppe Ricuperati (a cura di), Il coraggio della ragione. Franco Venturi intellettuale e storico cosmopolita, Fondazione Luigi Einaudi, Torino 1998.
  • Edoardo Tortarolo, La rivolta e le riforme. Appunti per una biografia intellettuale di Franco Venturi (1914-1994), in «Studi settecenteschi», 15, 1995, pp. 9-42.
  • Adriano Viarengo, Franco Venturi. Politica e storia nel Novecento, Carocci, Roma 2014.
  • Adriano Viarengo, Venturi, Franco, in DBI, vol. 98 (2020).

Per approfondire

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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