Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Francesco Maria Guazzo o Guaccio o Guazzi (Milano, 1570 ca. - 1640 ca.), è stato un religioso, teologo e demonologo italiano, noto soprattutto per il Compendium maleficarum (1608), uno dei più importanti trattati sulla stregoneria pubblicati nell'Europa del primo Seicento.
Cenni biografici
Le notizie sulla sua vita sono frammentarie. Nato probabilmente a Milano intorno al 1570, appartenne all'ordine di Sant'Ambrogio ad Nemus, che nel 1589 aveva incorporato la congregazione di San Barnaba. Fu lettore di teologia e acquisì una particolare competenza nelle questioni relative alla demonologia, alla stregoneria e agli esorcismi. Non è tuttavia accertato che abbia esercitato stabilmente funzioni inquisitoriali.
Nel 1605 soggiornò alla corte di Cleve, dove fu coinvolto, in qualità di esperto, in un procedimento contro un anziano sacerdote accusato di aver provocato mediante malefici le infermità del duca Giovanni Guglielmo di Jülich-Cleve-Berg. L'esperienza contribuì alla maturazione del progetto del Compendium maleficarum, pubblicato tre anni più tardi. In questo ambiente Guazzo potrebbe essere entrato in contatto con il demonologo lorenese Nicolas Rémy, le cui opere costituirono uno dei principali riferimenti del suo trattato.
Nel 1607 è documentato come provinciale milanese del suo ordine presso l'eremo di Santa Caterina del Sasso, sul lago Maggiore, dove continuò a risiedere anche nei decenni successivi. Partecipò alla vita amministrativa della comunità religiosa e nel 1625 pubblicò una Vita del beato Alberto Besozzo, dedicata alla tradizione agiografica del fondatore dell'eremo.
La sua attività si svolse nell'ambiente ecclesiastico lombardo dominato dall'arcivescovo Federico Borromeo, caratterizzato da una forte attenzione alla disciplina religiosa, al controllo delle pratiche superstiziose e alla repressione delle forme ritenute devianti di religiosità popolare.
L'ultima attestazione documentaria conosciuta risale alla fine degli anni Trenta del Seicento, quando Guazzo figurava tra i religiosi ritenuti idonei all'esercizio degli esorcismi nell'area del lago Maggiore. Morì probabilmente intorno al 1640.
Il Compendium maleficarum
Pubblicato per la prima volta a Milano nel 1608 e riproposto in un'edizione notevolmente ampliata nel 1626, il Compendium maleficarum costituisce una vasta sistemazione delle credenze demonologiche e delle pratiche attribuite alle streghe.
L'opera, articolata in tre libri, raccoglie materiali provenienti dalla tradizione teologica, dalla letteratura demonologica e dalla casistica giudiziaria. Guazzo attinse soprattutto agli scritti di Nicolas Rémy e alle Disquisitiones magicae di Martín Antonio del Río, recuperando inoltre temi e argomenti del Malleus maleficarum.
Il primo libro affronta la natura della stregoneria, i rapporti tra uomini e demoni, il patto diabolico, il sabba e il volo notturno delle streghe, sostenendone la realtà effettiva. Il secondo esamina le diverse forme di maleficio e i loro presunti effetti sulle persone, sugli animali e sulle cose. Il terzo, considerevolmente ampliato nell'edizione del 1626, presenta rimedi religiosi e naturali contro i malefici, formule di benedizione ed esorcismi.
Di particolare interesse è l'apparato iconografico, costituito da numerose xilografie che raffigurano il patto con il demonio, l'adorazione diabolica, il sabba e altri episodi della mitologia stregonesca. Tali immagini contribuirono a consolidare un repertorio figurativo destinato a esercitare una notevole influenza sulla rappresentazione della stregoneria.
Il trattato non si distingue tanto per l'originalità delle sue argomentazioni quanto per la sistematicità con cui raccoglie e organizza un vasto patrimonio di credenze e testimonianze. La sua impostazione riflette la convinzione che i fenomeni stregoneschi costituissero una minaccia reale per l'ordine religioso e sociale e dovessero essere contrastati mediante strumenti spirituali e giudiziari.
L'edizione del 1626, stampata presso il Collegio Ambrosiano, uscì con l'approvazione delle autorità ecclesiastiche milanesi. La sua diffusione precedette di pochi anni la peste del 1630, durante la quale la credenza nei malefici e negli interventi diabolici contribuì ad alimentare le accuse contro i presunti untori. Secondo alcune ricostruzioni, lo stesso Guazzo sarebbe intervenuto con denunce nel clima persecutorio di quegli anni.
Il Compendium rappresenta una testimonianza significativa della cultura demonologica della Controriforma, pur non potendosi considerare espressione uniforme della prassi dell'Congregazione del Sant'Uffizio, i cui orientamenti nei processi di stregoneria risultarono spesso più prudenti di quelli sostenuti dalla trattatistica demonologica.
Opere
- Compendium maleficarum in tres libros distinctum ex pluribus auctoribus, apud haeredes Augustini Tradati, Milano 1608.
- Vita del b. Alberto Besozzo, dal quale ha avuto principio il luogo tanto celebre, et miracoloso di S. Caterina del Sasso Ballaro sopra il lago Maggiore, Nava, Milano 1625.
- Compendium maleficarum, ex quo nefandissima in genus humanum opera venefica, ac ad illa vitanda remedia conspiciuntur, ex Collegii Ambrosiani typographia, Milano 1626 (seconda edizione ampliata).
Bibliografia
- Giuseppe Bonomo, Caccia alle streghe. La credenza nelle streghe dal secolo XIII al XIX con particolare riferimento all'Italia, Palumbo, Palermo 1985.
- Franco Cordero, La fabbrica della peste, Laterza, Roma-Bari 1984.
- Giuseppe Girimonti Greco, Guazzo, Francesco Maria, in DBI, vol. 60 (2003).
- Francesco Maria Guazzo, Compendium maleficarum, a cura di Luciano Tamburini, Einaudi, Torino 1992.
- Henry Charles Lea, Materials Toward a History of Witchcraft, a cura di Arthur C. Howland, 3 voll., University of Pennsylvania Press, Philadelphia 1939, rist. Thomas Yoseloff, New York 1957.
Voci correlate
Testi on line
Article written by Daniele Santarelli & Domizia Weber | Ereticopedia.org © 2026
et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque
[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]