Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Fortunato Tamburini (Modena?, 1683 - Roma, 9 agosto 1761) è stato un monaco benedettino, teologo e cardinale, qualificatore e successivamente membro della Congregazione del Sant'Uffizio, consultore e poi membro della Congregazione dell'Indice.
Formazione e carriera ecclesiastica
Figlio di Simone Tamburini, consigliere ducale, e della contessa Vincenza Vigarani, proveniva da una famiglia di funzionari del Ducato di Modena caratterizzata da una forte religiosità. Era nipote del gesuita Michelangelo Tamburini, futuro generale della Compagnia di Gesù, che contribuì alla sua educazione. Anche i suoi fratelli e le sue sorelle furono avviati alla vita ecclesiastica o religiosa.
La data e il luogo della nascita non sono accertati concordemente. La prosopografia di Schwedt indica Modena e l'11 febbraio 1683, mentre la voce del Dizionario Biografico degli Italiani propone il 1° o il 2 febbraio e ricorda diverse località del territorio modenese come possibili luoghi di nascita.
Entrò nell'ordine benedettino presso il monastero di S. Pietro di Modena, svolse il noviziato a S. Giovanni Evangelista di Parma ed emise la professione religiosa il 21 maggio 1699. Completata la formazione e ricevuta l'ordinazione sacerdotale, insegnò filosofia e teologia nel monastero parmense. Passò quindi al collegio di S. Anselmo a Roma, allora ospitato presso S. Paolo fuori le Mura, dove svolse attività di insegnamento negli anni Venti e nei primi anni Trenta del Settecento.
Partecipò come teologo al concilio romano del 1725. Fu priore di S. Paolo fuori le Mura e, dal 1729, cancelliere della Congregazione cassinese a Roma. Il 15 aprile 1731 fu eletto abate di S. Placido a Messina; nel 1737 divenne abate di Fontevivo, presso Parma. Il 30 aprile 1741 il capitolo generale lo nominò abate di S. Paolo fuori le Mura.
Benedetto XIV lo creò cardinale il 9 settembre 1743. Ricevette il titolo di S. Matteo in Merulana e fu nominato prefetto della Congregazione per la correzione dei libri delle Chiese orientali. Nello stesso anno entrò nell'Accademia dell'Arcadia. Il 21 gennaio 1747 assunse la prefettura della Congregazione dei Riti. Dal 15 settembre 1752 fu membro di Propaganda Fide; nel 1753 gli furono affidate la direzione della sua stamperia e la prefettura del Collegio Urbano. Il 17 febbraio 1755 divenne camerlengo del Collegio cardinalizio.
Morì a Roma il 9 agosto 1761.
Attività nel Sant'Uffizio e nella Congregazione dell'Indice
Il suo servizio negli organismi romani di controllo dottrinale cominciò prima dell'elevazione al cardinalato. Fu relatore della Congregazione dell'Indice e il 24 maggio 1728 venne nominato consultore della stessa Congregazione e qualificatore del Sant'Uffizio. Prestò giuramento per quest'ultimo incarico il 4 giugno seguente. Il 17 dicembre 1728 giurò inoltre come teologo del cardinale Leandro Porcia.
Il 13 settembre 1743 fu nominato membro della Congregazione dell'Indice e del Sant'Uffizio; per quest'ultimo incarico prestò giuramento il 25 settembre. La sua carriera attraversò dunque funzioni distinte: dalla preparazione dei pareri teologici e censori alla partecipazione, come cardinale, alle deliberazioni delle congregazioni.
La documentazione censoria censita da Schwedt testimonia l'ampiezza dei suoi interessi e delle questioni sottoposte al suo esame. Redasse pareri su opere di Samuel Basnage, Laurent François Boursier, Johann Kaspar Suicer e Humphrey Prideaux. Si occupò inoltre della Scienza nuova di Giambattista Vico, in un parere registrato sotto la data del 13 ottobre 1730, e del De ingeniorum moderatione in religionis negotio di Ludovico Antonio Muratori, il 21 maggio 1731.
Altri suoi interventi riguardarono gli scritti canonistici di Zeger Bernhard van Espen, le controversie sul baianismo, i rapporti tra autorità civile e governo ecclesiastico, l'Immacolata Concezione e i riti malabarici. Tra il 1748 e il 1750 esaminò anche una traduzione francese di componimenti di Alexander Pope.
Un suo parere favorevole al teologo agostiniano Giovanni Lorenzo Berti, accusato di giansenismo, fu pubblicato nel 1757 negli Alcuni apologetici scritti contro l'autore della Storia letteraria d'Italia. Questo intervento documenta il suo coinvolgimento nelle controversie sulla grazia e sull'ortodossia della teologia agostiniana.
Rapporti culturali e orientamenti religiosi
Tamburini intrattenne rapporti con importanti esponenti della cultura settecentesca, tra i quali Ludovico Antonio Muratori e Scipione Maffei. Il carteggio con Muratori costituisce una fonte rilevante per lo studio dei rapporti tra il riformismo religioso italiano e gli ambienti curiali.
La sua posizione fu quella di un interlocutore interno alle istituzioni romane, disponibile al confronto con le istanze di rinnovamento, ma attento ai limiti entro cui esse potevano essere accolte. Le discussioni con Muratori investirono la disciplina della devozione, la riforma del breviario, il voto sanguinario e la liceità del prestito a interesse. La familiarità con questi ambienti gli procurò anche la reputazione di sostenitore delle correnti gianseniste: una definizione polemica che richiede di essere distinta dalle sue effettive posizioni teologiche e istituzionali.
Bibliografia
- Matteo Al Kalak, Tamburini, Fortunato, in DBI, vol. 94 (2019).
- Gustavo Costa, Vico e l'Inquisizione, in «Nouvelles de la République des Lettres», 1999, n. 2, pp. 93-124.
- Pietro Elli, Il cardinale Fortunato Tamburini (1683-1761), in «Benedictina», 19, 1972, pp. 33-64.
- Pietro Elli, Opere filosofiche e teologiche manoscritte del card. Fortunato Tamburini, in «Benedictina», 20, 1973, pp. 285-319.
- Pietro Elli, Otto lettere inedite del marchese Scipione Maffei al card. Tamburini, in «Benedictina», 31, 1984, pp. 227-234.
- Herman H. Schwedt, Jyri Hasecker, Dominik Höink, Judith Schepers, Prosopographie von Römischer Inquisition und Indexkongregation 1701-1813, 2 voll., Schöningh, Paderborn 2010, vol. II, pp. 1222-1227.
Article written by Daniele Santarelli | Ereticopedia.org © 2026
et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque
[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]