Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Fernand Braudel (Luméville-en-Ornois, 24 agosto 1902 - Parigi, 28 novembre 1985) è stato uno storico francese, autore de La Méditerranée et le monde méditerranéen à l’époque de Philippe II e direttore della rivista Annales nell’immediato dopoguerra. Alla ricerca sulla Spagna di Filippo II affiancò lo studio degli spazi mediterranei e delle loro diverse temporalità, mentre l’attività nella rivista e nella VIe section dell’École pratique des hautes études gli permise di organizzare il confronto fra la ricerca storica e le scienze sociali. La religione compare nei suoi lavori come fattore di appartenenza e di conflitto, particolarmente nell’indagine sui moriscos spagnoli, senza costituire un campo autonomo di storia ecclesiastica.

Cenni biografici
Nato nella Mosa e cresciuto fra la Lorena rurale e Parigi, studiò alla Sorbona e conseguì l’agrégation di storia nel 1923, secondo le biografie del Collège de France e dell’Académie française. Georges Duby, nel ricordo pubblicato nel 1986, indicò invece il 1924. Dal 1924 al 1932 insegnò nei licei di Costantina e di Algeri. L’esperienza algerina pose davanti al giovane storico la sponda meridionale del Mediterraneo, allora parte del contesto coloniale francese, orientando il primo progetto di ricerca verso la politica della monarchia spagnola nell’Africa settentrionale. Il lungo articolo del 1928 sugli spagnoli in Nord Africa documenta questa fase e non va letto come un semplice abbozzo della tesi futura.
Tornato a insegnare a Parigi, partecipò dal 1935 al 1937 alla missione universitaria francese a São Paulo. Al ritorno in Europa, nel 1937, condivise il viaggio con Lucien Febvre, con il quale strinse un rapporto di collaborazione. Nello stesso anno entrò nell’École pratique des hautes études. Prigioniero in Germania dal 1940 al 1945, redasse durante la reclusione una parte sostanziale della Méditerranée sulla base delle ricerche archivistiche già compiute. La tesi fu discussa nel 1947 e pubblicata da Armand Colin nel 1949. La scrittura in prigionia appartiene alla genesi materiale del libro, mentre la trasformazione dell’argomento iniziale, centrato sulla politica di Filippo II, risulta anche dalle ricerche precedenti alla guerra e dallo scambio intellettuale con Febvre.
Chiamato al Collège de France nel 1949, succedette a Febvre nella cattedra di storia della civiltà moderna. Dopo la morte di quest’ultimo, nel 1956, assunse la direzione della VIe section dell’École pratique des hautes études e consolidò il ruolo delle Annales. Promosse la Maison des sciences de l’homme, costituita negli anni Sessanta, e lasciò progressivamente gli incarichi direttivi fra il 1969 e il 1972. Pubblicò nel 1979 i tre volumi di Civilisation matérielle, économie et capitalisme e continuò a lavorare a L’Identité de la France, uscita postuma. Fu eletto all’Académie française nel 1984.
Braudel e i fondatori delle Annales
Marc Bloch e Lucien Febvre fondarono nel 1929 le Annales d’histoire économique et sociale. Braudel apparteneva a una generazione successiva e il suo inserimento nella rivista maturò soprattutto attraverso la mediazione di Febvre. È perciò necessario distinguere la continuità dichiarata con i due fondatori dal rapporto personale, documentato in modo assai più diretto nel caso di Febvre. Bloch, come è noto, giustiziato nel 1944, non partecipò alla direzione del periodico ricostituito nel dopoguerra. Quando Braudel e gli altri responsabili sottoscrissero il liminare «Au bout d’un an» nel 1947, richiamarono esplicitamente il programma avviato da Bloch e Febvre nel 1929, fondato sull’apertura della ricerca storica alle altre scienze dell’uomo.
Il confronto con Bloch diventa pertinente sul terreno degli oggetti e delle domande. Les Rois thaumaturges, pubblicato nel 1924, aveva studiato la credenza nel potere guaritore dei sovrani, attraverso pratiche e rappresentazioni nelle condizioni sociali della loro diffusione. Febvre, nel Problème de l’incroyance au XVIe siècle del 1942, interrogò le possibilità storiche dell’incredulità nel contesto intellettuale e religioso di Rabelais. Braudel riprese l’esigenza di collocare il fatto religioso entro una società storicamente determinata, ma ne osservò spesso la durata nello spazio mediterraneo e nei rapporti fra formazioni politiche. I loro oggetti e i loro metodi restarono marcatamente distinti.
Febvre seguì la formazione della Méditerranée e ne sostenne la pubblicazione. La dedica del volume al maestro e la discussione che egli ne diede nel 1950, sotto il titolo «Un livre qui grandit», attestano un rapporto scientifico che precede la successione nelle cariche. Anche dopo il 1949 continuarono a lavorare nello stesso ambiente istituzionale. Nel 1952 Febvre affidò a Braudel un volume sulla civiltà materiale per la collana Destins du monde, progetto dal quale sarebbe derivata, attraverso più fasi editoriali, la grande opera economica pubblicata nel 1979.
La direzione della rivista
Dal 1946 le Annales portarono il titolo Annales. Économies, Sociétés, Civilisations. Febvre, Braudel, Georges Friedmann e Charles Morazé firmarono insieme il bilancio del primo anno di ripresa pacifica, collocando la rivista entro il programma precedente e indicando al tempo stesso un maggiore interesse per la storia contemporanea. Il testo conserva il richiamo a Bloch, ma appartiene al contesto del secondo dopoguerra, segnato dalle difficoltà di circolazione internazionale dei libri e dalla necessità di ricostituire le collaborazioni interrotte dalla guerra.
La direzione di Braudel si espresse attraverso la scelta dei temi e degli interlocutori, insieme alla capacità di collegare la rivista alla VIe section. L’indagine sui moriscos di Tulio Halperin Donghi, comparsa nelle Annales nel 1956, rende visibile la possibilità di lavorare entro un problema già posto da Braudel con un diverso grado di approfondimento regionale e documentario. La rivista accolse inoltre ricerche quantitative e discussioni sul rapporto fra storia e sociologia. L’articolo braudeliano del 1958 sulla longue durée intervenne precisamente in quest’ultimo dibattito, rispondendo alle sfide delle scienze sociali senza ridurre l’indagine storica a un unico modello temporale.
La storiografia del tempo
La Méditerranée uscì in un ambiente nel quale la storia diplomatica conservava autorevolezza e la storia economica studiava serie di prezzi, scambi e congiunture. Braudel utilizzò dispacci e archivi politici, ma mutò la scala entro la quale interpretarli. Il suo libro segue le condizioni geografiche che incidono sulle possibilità di movimento, considera le oscillazioni delle economie e colloca infine le decisioni dei governanti nel tempo degli avvenimenti. La disposizione delle parti non dichiara irrilevanti le scelte politiche. Impedisce di assumerle come spiegazione sufficiente di fenomeni maturati su durate differenti. Il mutamento dell’oggetto, dalla politica mediterranea di Filippo II al mondo mediterraneo della sua epoca, è rilevato già dai contemporanei.
Nel 1958 Braudel discusse esplicitamente le relazioni della storia con la sociologia di Georges Gurvitch e con l’antropologia strutturale di Claude Lévi-Strauss. La lunga durata designava una scala d’osservazione utile a individuare persistenze e mutamenti lenti, non un tempo che sostituisse le congiunture o gli eventi. Richiamò la ricerca quantitativa di Ernest Labrousse e riconobbe nella storia delle istituzioni e delle religioni una precedente attenzione ai processi di lunga estensione. Fra gli esempi figurava la ricerca di Alphonse Dupront sull’idea di crociata, considerata anche oltre l’epoca delle spedizioni medievali.
L’interesse di Braudel per le strutture non coincise con la storia religiosa di Febvre o con la sociologia della pratica cattolica di Gabriel Le Bras. Anche l’analisi delle credenze regali di Bloch aveva un diverso oggetto. Il confronto riguarda qui la legittimità storiografica della religione come oggetto sociale e la necessità di scegliere fonti e scale adeguate. Nei suoi lavori sul Mediterraneo Braudel fece ricorso soprattutto alla documentazione politica ed economica, osservata anche attraverso la geografia. Gli studi specifici sulle minoranze confessionali e sui comportamenti religiosi avrebbero sviluppato più estesamente fonti inquisitoriali e testimonianze locali.
Religioni nel Mediterraneo
Nel quadro della Méditerranée, il cristianesimo latino e il mondo ottomano occupano spazi connessi dagli scambi e dalle guerre, che coinvolgono anche le società dell’Africa settentrionale. I confini confessionali hanno un peso nella rappresentazione reciproca e nelle politiche delle monarchie, ma il mare rende possibili rapporti che attraversano quei confini. Nella ricerca giovanile sull’espansione spagnola in Nord Africa la crociata compare in rapporto ai presidi costieri e agli obiettivi della monarchia, temi letti da Omar Carlier anche alla luce dell’esperienza algerina di Braudel. La categoria di «civiltà» organizza una parte dell’interpretazione, senza che ogni contatto fra cristiani e musulmani venga descritto come uno scontro religioso.
Nel capitolo «Les civilisations» della seconda parte della Méditerranée, Braudel discute la diffusione della Riforma ai due lati delle Alpi e dei Pirenei. Osserva la presenza di gruppi protestanti in Spagna e in Italia, distinguendo l’erasmismo spagnolo dalle correnti spirituali italiane legate a Juan de Valdés. Per il primo richiama il lavoro di Marcel Bataillon sulla storia religiosa della Spagna cinquecentesca. Considera l’effetto della repressione, ma ritiene che la Riforma abbia avuto una presa limitata sulle popolazioni dell’Europa mediterranea. La conclusione appartiene a una lettura per grandi aree di civiltà e lascia aperto l’esame locale delle comunità dissidenti.
Nello stesso capitolo la sorte degli ebrei e quella dei musulmani della penisola iberica entrano nella discussione delle frontiere religiose della monarchia cristiana. Braudel interpreta l’espulsione e la conversione forzata entro una ridefinizione delle appartenenze della penisola. Il paragone che avanza con processi moderni di decolonizzazione appartiene al lessico comparativo del suo tempo. La scala scelta mette in risalto le decisioni della monarchia, mentre le pratiche dei conversos e dei loro discendenti rimangono meno visibili.
L’articolo del 1958 sulla lunga durata esplicita un altro versante della questione. Braudel riconobbe che le religioni possono essere studiate nella persistenza di atteggiamenti e rappresentazioni, richiamando l’esempio di Dupront. Il riferimento non trasforma la sua opera in una storia della dottrina o della vita ecclesiastica. Indica piuttosto che gli avvenimenti religiosi, come quelli economici o politici, acquistano un significato diverso secondo la durata nella quale vengono osservati.
Nel manuale Le monde actuel del 1963, redatto con Suzanne Baille e Robert Philippe, Braudel trattò l’Islam e il mondo musulmano entro un programma di storia delle civiltà rivolto agli studenti. La parte da lui scritta fu pubblicata separatamente nel 1987 con il titolo Grammaire des civilisations. La diversa destinazione del testo conta per leggere le sue generalizzazioni religiose, nate per l’insegnamento e non da una nuova indagine archivistica sulle comunità islamiche.
Nel 1972 Braudel intervenne al colloquio parigino della Société de l’histoire du protestantisme français dedicato all’ammiraglio Gaspard de Coligny. La comunicazione «Coligny et son temps» aprì gli atti pubblicati nel 1974. Secondo la recensione di Jean Baubérot, Braudel osservò che da un secolo erano emersi pochi documenti nuovi sull’ammiraglio. Il fondo archivistico conserva dattiloscritti e riassunti preparatori dell’intervento, distinto dalle ricerche sul protestantesimo presentate dagli altri relatori.
I moriscos
«Conflits et refus de civilisation: espagnols et morisques au XVIe siècle», pubblicato nelle Annales nel 1947, è il suo intervento specifico più esteso sulla minoranza di origine musulmana battezzata nei regni iberici. Braudel apre lo studio presentando la questione come conflitto religioso e, nel lessico analitico dell’articolo, come conflitto di civiltà. Subito precisa però che esistono problemi moriscos differenti, legati alle cronologie della conquista cristiana e alle condizioni delle regioni. Distingue Granada da Valencia per le modalità con le quali le popolazioni musulmane furono incorporate nei regni cristiani e successivamente sottoposte alla conversione. Il dato confessionale, dunque, è considerato insieme alle condizioni territoriali e sociali.
La conversione imposta rese cristiani i moriscos sul piano giuridico, senza risolvere il problema del rapporto fra prescrizioni della monarchia e pratiche familiari. Nel testo Braudel segue il differente andamento delle politiche di assimilazione e dell’ostilità nei confronti delle comunità, collocando la rivolta delle Alpujarras e la dispersione dei granadini entro una vicenda che non termina con la repressione militare. L’espulsione disposta a partire dal 1609 costituisce il punto di arrivo della ricostruzione, mentre la sorte delle persone espulse e la persistenza delle loro tradizioni oltre la penisola impediscono di far coincidere la fine della presenza legale con la scomparsa delle esperienze morische.
Una nota del 1949 tornò sulla deportazione dei moriscos di Granada dopo la guerra del 1568–1570. Braudel segnalò una notizia madrilena del 31 gennaio 1571, trasmessa dalle Fuggerzeitungen, secondo la quale nei luoghi di trasferimento erano scoppiate epidemie attribuite alle privazioni patite dai deportati. La notizia resta una testimonianza contemporanea da vagliare, con la sua attribuzione causale, e non una misura accertata della diffusione delle malattie. Questa breve ripresa documentaria sposta l’attenzione dalle decisioni della monarchia alle conseguenze materiali della dispersione.
Il libro di Louis Cardaillac, Morisques et chrétiens, uscì nel 1977 con una prefazione di Braudel. L’opera di Cardaillac affrontava la polemica religiosa fra cristiani e moriscos mediante testi e fonti inquisitoriali. La prefazione attesta la continuità dell’interesse di Braudel per l’argomento, ma la ricerca documentaria del volume appartiene a Cardaillac. La distinzione è necessaria anche perché le forme della controversia scritta e le pratiche religiose effettive non coincidono automaticamente.
Discussione storiografica
La ricerca successiva articolò l’oggetto che Braudel aveva posto nelle Annales. Tulio Halperin Donghi studiò nel 1956 i moriscos del regno di Valencia entro la struttura locale dei rapporti sociali. Henri Lapeyre pubblicò nel 1959 una geografia della popolazione morisca. Bernard Vincent ricostruì nel 1970 la deportazione dei granadini in Castiglia. La sequenza di questi lavori documenta lo sviluppo di indagini regionali e demografiche, mentre l’articolo del 1947 resta il punto di riferimento per la formulazione del problema generale.
La nozione braudeliana di conflitto fra civiltà va attribuita al suo testo e al contesto della sua elaborazione. Non dimostra di per sé un’opposizione uniforme fra ogni morisco e ogni vecchio cristiano. Recensendo Cardaillac nel 1979, Vincent contestò espressamente l’immagine di una minoranza capace di fare blocco dopo la conversione forzata e richiamò le differenze regionali e sociali. La sua osservazione riguarda il libro recensito, ma chiarisce anche un limite possibile delle rappresentazioni complessive del problema morisco. Le dichiarazioni delle autorità sulla resistenza religiosa richiedono pertanto un esame distinto dalle pratiche documentate e dalle forme di appartenenza attribuite alle persone.
Nel caso di Braudel la religione entra nella spiegazione storica quando incide sulle politiche della conversione e sulle classificazioni sociali. Il suo articolo del 1947 non fornisce un’indagine sistematica delle credenze interiori dei moriscos. Le ricerche di Halperin Donghi, Lapeyre, Vincent e Cardaillac ampliarono la documentazione e precisarono aspetti diversi del problema, senza costituire una semplice applicazione della tesi braudeliana.
La ricezione
La fortuna della Méditerranée fu accompagnata da discussioni sulla relazione fra geografia e azione umana, sull’ampiezza della sintesi e sul ruolo attribuito agli avvenimenti. Già nel 1951 Bernard Bailyn prese in esame la geostoria braudeliana, mentre nel 1972 H. R. Trevor-Roper discusse il posto dell’opera nella vicenda delle Annales. L’espressione «scuola delle Annales» riunisce retrospettivamente ricerche e pratiche editoriali che non furono identiche fra la fondazione del 1929 e la direzione di Braudel nel dopoguerra.
Le letture delle ricerche mediterranee hanno poi interrogato il contesto coloniale nel quale si formarono i primi interessi di Braudel e il modo in cui egli rappresentò l’impero ottomano e l’Africa settentrionale. Il lavoro di Carlier sulle annualità algerine e quello di Heywood sulla formazione dell’interesse per gli ottomani consentono di storicizzare quelle categorie senza attribuire ai testi giovanili un significato invariabile nell’intera opera.
Opere principali
- Les Espagnols et l’Afrique du Nord de 1492 à 1577, in «Revue africaine», 69, 1928, pp. 184-233 e 351-428.
- (con Lucien Febvre, Georges Friedmann e Charles Morazé) Au bout d’un an, in «Annales. Économies, Sociétés, Civilisations», 2, 1, 1947, pp. 1-2.
- Conflits et refus de civilisation: espagnols et morisques au XVIe siècle, in «Annales. Économies, Sociétés, Civilisations», 2, 4, 1947, pp. 397-410.
- La Méditerranée et le monde méditerranéen à l’époque de Philippe II, Armand Colin, Paris 1949. Seconda edizione riveduta e accresciuta, 2 voll., Armand Colin, Paris 1966.
- Ouvrages sur les Morisques et la contagion épidémique dans l’Espagne du XVIe siècle, in «Annales. Économies, Sociétés, Civilisations», 4, 3, 1949, p. 373.
- Histoire et Sciences sociales: La longue durée, in «Annales. Économies, Sociétés, Civilisations», 13, 4, 1958, pp. 725-753.
- (con Suzanne Baille e Robert Philippe) Le monde actuel. Histoire et civilisations. Classes terminales, propédeutique, classes préparatoires aux grandes écoles, Belin, Paris 1963.
- Personal Testimony, in «The Journal of Modern History», 44, 4, 1972, pp. 448-467.
- Coligny et son temps, in Actes du colloque «L’Amiral de Coligny et son temps» (Paris, 24-28 octobre 1972), Société de l’histoire du protestantisme français, Paris 1974, pp. 21-29.
- Prefazione a Louis Cardaillac, Morisques et chrétiens. Un affrontement polémique (1492-1640), Klincksieck, Paris 1977.
- Civilisation matérielle, économie et capitalisme, XVe-XVIIIe siècle, 3 voll., Armand Colin, Paris 1979.
- Grammaire des civilisations, prefazione di Maurice Aymard, Flammarion, Paris 1987.
Bibliografia
- Marc Bloch, Les Rois thaumaturges. Étude sur le caractère surnaturel attribué à la puissance royale particulièrement en France et en Angleterre, Istra, Strasbourg 1924.
- Marcel Bataillon, Érasme et l’Espagne. Recherches sur l’histoire spirituelle du XVIe siècle, Droz, Paris 1937.
- Lucien Febvre, Le Problème de l’incroyance au XVIe siècle. La religion de Rabelais, Albin Michel, Paris 1942.
- Lucien Febvre, Un livre qui grandit: La Méditerranée et le monde méditerranéen à l’époque de Philippe II, in «Revue historique», 203, 1950, pp. 216-224.
- Bernard Bailyn, Braudel’s Geohistory: A Reconsideration, in «The Journal of Economic History», 11/3, 1951, pp. 277-282.
- Tulio Halperin Donghi, Recouvrement de civilisation: les Morisques du Royaume de Valence au XVIe siècle, in «Annales. Économies, Sociétés, Civilisations», 11, 2, 1956, pp. 154-182.
- Henri Lapeyre, Géographie de l’Espagne morisque, S.E.V.P.E.N., Paris 1959.
- Bernard Roussel, recensione a Fernand Braudel, La Méditerranée et le monde méditerranéen à l’époque de Philippe II, in «Revue d’histoire et de philosophie religieuses», 49, 1, 1969, pp. 90-91.
- Bernard Vincent, L’expulsion des Morisques du Royaume de Grenade et leur répartition en Castille (1570-1571), in «Mélanges de la Casa de Velázquez», 6, 1970, pp. 211-246.
- Maurice Aymard, The Annales and French Historiography (1929-1972), in «The Journal of European Economic History», 1, 2, 1972, pp. 491-511.
- Hugh Trevor-Roper, Fernand Braudel, the Annales, and the Mediterranean, in «The Journal of Modern History», 44, 4, 1972, pp. 468-479.
- Jean Baubérot, recensione a Actes du colloque «L’Amiral de Coligny et son temps», in «Archives de sciences sociales des religions», 39, 1975, pp. 259-260.
- Bernard Vincent, recensione a Louis Cardaillac, Morisques et chrétiens. Un affrontement polémique (1492-1640), in «Annales. Économies, Sociétés, Civilisations», 34/3, 1979, pp. 610-612.
- Georges Duby, Hommage à Fernand Braudel (1902-1985), in «Annuaire du Collège de France», 86, 1986, pp. 75-77.
- Omar Carlier, Braudel avant Braudel? Les années algériennes (1923-1932), in «Insaniyat», 19-20, 2003, pp. 143-176.
- René-Éric Dagorn, Fernand Braudel et la Grammaire des civilisations (1963), in «EspacesTemps.net», 2003.
- André Burguière, L’École des Annales. Une histoire intellectuelle, Odile Jacob, Paris 2006.
- Colin Heywood, Fernand Braudel and the Ottomans: the emergence of an involvement (1928-50), in «Mediterranean Historical Review», 23/2, 2008, pp. 165-184.
Article written by Alessandro Giaquinto | Ereticopedia.org © 2026
et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque
[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]