Febvre, Lucien

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Lucien Febvre (Nancy, 22 luglio 1878 - Saint-Amour, 25 settembre 1956) è stato uno storico francese, tra i maggiori protagonisti del rinnovamento storiografico novecentesco, fondatore, insieme a Marc Bloch, delle Annales d'histoire économique et sociale, poi divenute Annales. Économies, Sociétés, Civilisations (e, dal 1994, Annales. Histoire, Sciences Sociales). I suoi interessi spaziarono dalla storia politica e sociale alla geografia storica, dalla storia economica alla storia delle mentalità e delle sensibilità collettive. Una parte particolarmente significativa della sua produzione fu dedicata alla storia religiosa del Cinquecento, con particolare attenzione alla Riforma protestante, all'evangelismo, all'incredulità e ai rapporti tra cultura umanistica ed esperienza religiosa.

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Biografia e attività storiografica

Formatosi all'École normale supérieure, conseguì l'agrégation in storia nel 1902 e nel 1911 discusse la tesi Philippe II et la Franche-Comté. Étude d'histoire politique, religieuse et sociale. Fin da questo primo importante lavoro emersero alcuni caratteri destinati a contraddistinguere la sua ricerca: il rifiuto di una storia esclusivamente politico-diplomatica, l'attenzione per gli ambienti sociali e geografici e l'interesse per l'intreccio tra istituzioni, economia, società e fenomeni religiosi.

Dopo aver insegnato a Digione, dal 1919 fu professore di storia moderna all'Università di Strasburgo. L'ambiente strasburghese, aperto al confronto tra storia, geografia, sociologia, economia e psicologia, ebbe un'importanza decisiva nella maturazione della sua concezione del lavoro storico. Qui si consolidò inoltre il sodalizio con Marc Bloch.

Un momento importante della sua riflessione metodologica fu rappresentato da La Terre et l'évolution humaine. Introduction géographique à l'histoire (1922), scritto con il concorso del geografo Lionel Bataillon. Febvre vi contrastava ogni forma di determinismo geografico, sottolineando la pluralità delle possibilità offerte dall'ambiente e il ruolo delle scelte e delle forme di organizzazione elaborate dalle società umane.

La riflessione sui rapporti tra spazio, società e storia proseguì anche nel volume Le Rhin. Problèmes d'histoire et d'économie (1935), scritto con Albert Demangeon, nel quale il Reno era studiato non come una frontiera naturale immutabile, ma come uno spazio storicamente costruito attraverso scambi, conflitti e relazioni economiche e culturali.

Nel 1929 Febvre fondò con Marc Bloch le Annales d'histoire économique et sociale. La rivista divenne il principale strumento di una battaglia per l'allargamento dell'oggetto e dei metodi della ricerca storica: contro il predominio della storia evenemenziale e politico-diplomatica, Febvre rivendicò una storia attenta ai problemi, aperta al dialogo con le altre scienze umane e capace di studiare le società nella molteplicità delle loro dimensioni economiche, sociali, culturali e psicologiche.

Nel 1933 fu eletto al Collège de France, dove occupò la cattedra di Histoire de la civilisation moderne. Ebbe inoltre un ruolo centrale nella realizzazione dell'Encyclopédie française, della quale diresse numerosi volumi. Anche questa impresa rifletteva il suo interesse per una conoscenza non rigidamente suddivisa in discipline e per il confronto tra le diverse scienze dell'uomo.

Dal 1943 fu direttore di studi di storia della Riforma e del protestantesimo presso l'École pratique des hautes études. Nel secondo dopoguerra partecipò attivamente alla riorganizzazione delle scienze sociali francesi e dal 1948 presiedette la VI sezione dell'EPHE, dedicata alle scienze economiche e sociali e destinata in seguito a dare origine all'École des hautes études en sciences sociales.

La sua concezione della storia emerge con particolare efficacia dai numerosi saggi, recensioni e interventi metodologici raccolti in Combats pour l'histoire (1953). Per Febvre lo storico doveva partire da problemi formulati nel presente, evitando tuttavia di proiettare sul passato categorie e concetti estranei alle società studiate. Centrale divenne così l'attenzione per gli strumenti intellettuali e linguistici disponibili in una determinata epoca, indicati attraverso la fortunata nozione di outillage mental.

Il Cinquecento religioso

Il problema religioso occupò una posizione centrale nell'opera di Febvre. Il suo interesse non si rivolse soltanto alle istituzioni ecclesiastiche o alla storia delle confessioni, ma soprattutto alle condizioni culturali e psicologiche entro le quali gli uomini del Cinquecento pensavano, credevano, dubitavano e formulavano la propria esperienza religiosa.

Già in Un destin. Martin Luther (1928) Febvre propose una lettura di Martin Lutero che si allontanava dalla biografia tradizionale. Lutero vi era studiato nel rapporto tra esperienza individuale e condizioni collettive, tra inquietudine religiosa personale e trasformazioni della società europea. L'obiettivo era comprendere come un'esperienza religiosa individuale avesse potuto trasformarsi, attraverso circostanze non interamente controllabili dal suo stesso protagonista, in un fenomeno storico di portata generale.

Febvre insisteva in particolare sulla necessità di non spiegare la Riforma protestante attraverso una causalità semplice e unidirezionale. L'esperienza religiosa di Lutero, la crisi delle strutture ecclesiastiche, le aspettative di riforma e le tensioni politiche e sociali dovevano essere comprese nella loro reciproca interazione.

Direttamente rilevante per la storia dell'eterodossia è anche Origène et Des Périers ou l'énigme du Cymbalum Mundi, dedicato al difficile problema dell'interpretazione religiosa del Cymbalum Mundi di Bonaventure Des Périers e, più in generale, ai limiti entro cui sia possibile parlare di irreligione e incredulità nella cultura cinquecentesca.

Rabelais e il problema dell'incredulità

Nel 1942 apparve una delle opere più influenti di Febvre, Le problème de l'incroyance au XVIe siècle. La religion de Rabelais. Il punto di partenza era la discussione intorno alle convinzioni religiose di François Rabelais, che una parte della precedente storiografia, e in particolare Abel Lefranc, aveva interpretato come sostanzialmente incredulo o ateo.

Febvre trasformò tuttavia il caso Rabelais in un problema storiografico molto più ampio. La questione non consisteva semplicemente nello stabilire se Rabelais «credette» oppure «non credette», ma nel chiedersi quali forme di credenza e di incredulità fossero effettivamente pensabili e formulabili nella prima metà del XVI secolo. Attribuire a un uomo del Cinquecento un ateismo costruito secondo categorie filosofiche e culturali posteriori significava rischiare di interpretare il passato mediante concetti appartenenti a un diverso universo mentale.

Da qui derivava l'attenzione all'outillage mental, vale a dire all'insieme degli strumenti linguistici, concettuali e culturali disponibili agli uomini di una determinata epoca. Nel mondo di Rabelais la religione cristiana continuava, secondo Febvre, a fornire gran parte del vocabolario attraverso il quale si concepivano l'uomo, la natura e il cosmo. La polemica anticlericale, la satira delle pratiche ecclesiastiche e la libertà intellettuale non potevano quindi essere automaticamente identificate con l'ateismo.

Febvre ricollocò così Rabelais nel contesto dell'umanesimo cristiano e delle inquietudini evangeliche della prima metà del Cinquecento. Il problema della sua ortodossia passava in secondo piano rispetto alla ricostruzione di un ambiente religioso ancora fluido, nel quale critica della Chiesa, aspirazioni di riforma e fedeltà cristiana potevano convivere senza assumere immediatamente i contorni confessionali più rigidi affermatisi nella seconda metà del secolo.

Le conclusioni di Febvre, soprattutto per quanto riguarda la possibilità stessa di un autentico ateismo nel Cinquecento, sono state successivamente discusse e ridimensionate. Rimane tuttavia fondamentale la sua critica dell'anacronismo e il principio secondo cui anche l'incredulità deve essere studiata come fenomeno storicamente determinato, e non come semplice anticipazione della secolarizzazione moderna.

Margherita di Navarra

Un'analoga impostazione caratterizza Autour de l'Heptaméron. Amour sacré, amour profane (1944), dedicato a Margherita di Navarra. Anche in questo caso Febvre respingeva interpretazioni troppo schematiche, fondate sulla contrapposizione tra una Margherita religiosa e una Margherita mondana, tra l'autrice delle opere spirituali e quella dell'Heptaméron.

Lo studio prendeva in esame la formazione religiosa della regina, i rapporti con Guillaume Briçonnet, l'influenza del paolinismo e dell'ambiente evangelico francese, nonché i suoi rapporti con Erasmo da Rotterdam e con le prime manifestazioni della Riforma. Febvre si interrogava anche sulla controversa questione di una possibile adesione di Margherita al luteranesimo, evitando tuttavia di ricondurne l'esperienza a una precisa appartenenza confessionale.

Al centro dell'analisi era piuttosto la possibilità di comprendere contemporaneamente la Margherita della devozione evangelica e quella dell'Heptaméron. La compresenza di amore sacro e amore profano, aspirazione mistica, interesse per il matrimonio e la sessualità, sensibilità cortigiana e intensa religiosità non costituiva necessariamente, agli occhi di Febvre, una contraddizione. Essa rinviava invece alla complessità della sensibilità cinquecentesca e alla difficoltà di applicare ad essa separazioni tra religioso e profano divenute più nette in epoche successive.

Il volume su Margherita costituisce pertanto, insieme al libro su Rabelais, uno degli esempi più significativi del metodo febvriano applicato alla storia religiosa: ricostruire non soltanto dottrine e appartenenze, ma le possibilità concrete di pensare e vivere la religione in una determinata epoca.

Numerosi saggi dedicati da Febvre alla Riforma, a Erasmo da Rotterdam, agli ambienti evangelici, all'umanesimo e alla sensibilità religiosa cinquecentesca furono successivamente raccolti nel volume postumo Au cœur religieux du XVIe siècle (1957). Nel loro insieme questi studi contribuirono in maniera decisiva a spostare l'attenzione dalla rigida classificazione confessionale alla ricostruzione degli ambienti, dei linguaggi e delle esperienze religiose, esercitando una duratura influenza sulla storiografia della Riforma e della dissidenza religiosa.

Opere principali

  • Philippe II et la Franche-Comté. Étude d'histoire politique, religieuse et sociale, Honoré Champion, Paris 1911.
  • La Terre et l'évolution humaine. Introduction géographique à l'histoire, La Renaissance du Livre, Paris 1922.
  • Un destin. Martin Luther, Rieder, Paris 1928.
  • (con Albert Demangeon) Le Rhin. Problèmes d'histoire et d'économie, Armand Colin, Paris 1935.
  • Le problème de l'incroyance au XVIe siècle. La religion de Rabelais, Albin Michel, Paris 1942.
  • Origène et Des Périers ou l'énigme du Cymbalum Mundi, Droz, Paris-Genève 1942.
  • Autour de l'Heptaméron. Amour sacré, amour profane, Gallimard, Paris 1944.
  • Combats pour l'histoire, Armand Colin, Paris 1953.
  • Au cœur religieux du XVIe siècle, SEVPEN, Paris 1957.

Edizioni italiane di interesse

  • Il problema dell'incredulità nel secolo XVI. La religione di Rabelais, Einaudi, Torino 1978.
  • Amor sacro, amor profano. Margherita di Navarra: un caso di psicologia nel '500, introduzione e cura di Adriano Prosperi, Cappelli, Bologna 1980.
  • Martin Lutero, Laterza, Roma-Bari 1984.

Bibliografia

  • Fernand Braudel, Lucien Febvre et l'histoire, in «Annales. Économies, sociétés, civilisations», 12/2, 1957, pp. 177-182.
  • Peter Burke, The French Historical Revolution. The Annales School, 1929-1989, Stanford University Press, Stanford 1990.
  • Giuliana Gemelli, Fernand Braudel e l'Europa universale, Marsilio, Venezia 1990.
  • André Burguière, L'École des Annales. Une histoire intellectuelle, Odile Jacob, Paris 2006.

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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