Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Ferdinando Ughelli (Firenze, 19 marzo 1596 – Roma, 19 maggio 1670) fu un cistercense, abate delle Tre Fontane, consultore della Congregazione dell’Indice e storiografo. Scrisse l’Italia sacra, la prima ricostruzione complessiva delle diocesi della penisola ordinata secondo le circoscrizioni ecclesiastiche e le successioni episcopali. Vi confluirono le ricerche compiute negli archivi romani e le notizie ricevute da ecclesiastici ed eruditi delle diverse sedi.
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Sommario
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Cenni biografici
Ughelli nacque a Firenze il 19 marzo 1596. Le ricostruzioni recenti non hanno accertato l’identità dei genitori e discordano sull’anno in cui entrò tra i cistercensi. Adelisa Malena indica il 1610, mentre Simon Ditchfield, sulla scorta della biografia di Giulio Ambrogio Lucenti, colloca la vestizione nel 1616, nel monastero di Santa Maria Maddalena di Cestello in Borgo Pinti. La divergenza rimane aperta. Dopo un periodo di formazione trascorso fra Morimondo Coronato, San Bartolomeo a Ferrara e Buonsollazzo, Ughelli studiò al Collegio Romano dal 1621 all’inizio del 1624, seguendo le lezioni di filosofia e teologia dei gesuiti Francesco Piccolomini e Juan de Lugo.
Rientrato a Firenze, tenne il priorato di Cestello dal 1624 al 1627. Risale al 1624 la pubblicazione dei Cardinalium elogia, dedicati ai cardinali dell’ordine cistercense. Ughelli raccolse inoltre biografie di sante e di confratelli divenuti vescovi o arcivescovi, rimaste in parte manoscritte. Nel 1625 Francesco Barberini gli affidò un incarico nella revisione delle Vitae et res gestae pontificum Romanorum et S.R.E. cardinalium di Alfonso Chacón, alle quali lavorarono anche Andrea Vittorelli e Luke Wadding. L’edizione uscì a Roma nel 1630. Nell’impresa, condotta con altri eruditi, Ughelli si occupò delle biografie ecclesiastiche e delle aggiunte tratte dai documenti, un ambito di lavoro che sarebbe rimasto centrale nelle sue ricerche.
Dal 1628 al 1631 fu abate di San Galgano, dove cominciò a raccogliere materiali per l’Italia sacra. Governò poi Nonantola dal 1632 al 1635 e San Salvatore a Settimo dal 1635 al 1637. Gli studi procedettero parallelamente agli incarichi abbaziali: in quegli anni si occupò del risanamento patrimoniale, del restauro degli edifici e dell’ampliamento delle biblioteche. Rinunciata nel 1637 la presidenza generale dell’ordine, si trasferì a Roma come procuratore generale dei cistercensi e abate dei Santi Vincenzo e Anastasio alle Tre Fontane. La residenza romana agevolò le ricerche negli archivi e nelle biblioteche della città, necessarie per confrontare con altra documentazione le notizie ricevute dalle diocesi.
Nell’Urbe Ughelli ebbe la protezione dei Barberini. Nel primo tomo dell’Italia sacra dedicò ampio spazio a Urbano VIII e poté servirsi della biblioteca di Francesco Barberini, che lo sostenne. Ughelli fu anche consultore della Congregazione dell’Indice. Si trattava di un incarico presso l’Indice, da non confondere con una nomina al Sant’Uffizio. Nel 1642 Giovan Carlo de’ Medici lo nominò teologo della famiglia granducale, incarico rinnovato nel 1646. Ughelli ricevette da Alessandro VII un «conforto» annuo di cinquecento scudi, poi confermato da Clemente IX. Secondo Ditchfield, rifiutò il vescovato di Civita Castellana offertogli da Francesco Barberini. Morì alle Tre Fontane il 19 maggio 1670 per una malattia polmonare. Il cardinale Barberini compose il suo epitaffio ed ereditò le carte dell’abate, entrate successivamente nella Biblioteca Apostolica Vaticana con la raccolta Barberini.
Ughelli mantenne anche rapporti con Carlo Strozzi e con la corte medicea. Il 26 ottobre 1654 il cardinale de’ Medici sostenne, in una lettera al granduca di Toscana, la sua candidatura alla sede di Borgo San Sepolcro.
La rete epistolare e gli interlocutori ecclesiastici
Consistenza e limiti del carteggio
Nei codici Barb. lat. 3239–3246 della Biblioteca Apostolica Vaticana si conserva una parte considerevole della corrispondenza ricevuta da Ughelli. Giorgio Morelli vi ha censito 1.533 lettere di 438 corrispondenti, dato ripreso da Simon Ditchfield. Caroline Callard indica invece 483 corrispondenti, pur riferendosi allo stesso totale di lettere. Poiché nella raccolta prevalgono le lettere indirizzate all’abate, per seguire anche le sue risposte occorre cercare negli archivi dei destinatari. Il carteggio con Carlo Strozzi ne offre un esempio. Le carte barberiniane e quelle conservate altrove restituiscono parti diverse della stessa attività di ricerca.
In una lettera del febbraio 1625 a Cesare Becilli, Ughelli parlava delle difficoltà poste da testimonianze incerte e discordanti, che rendevano l’impresa troppo vasta per il lavoro di un solo studioso. Becilli, continuatore e revisore degli Annales di Cesare Baronio e delle Vitae di Chacón, apparteneva a un ambiente nel quale la raccolta delle fonti accompagnava la revisione di grandi opere di storia ecclesiastica. Dagli anni Trenta le lettere dirette a Ughelli divennero più numerose. Alle risposte alle richieste dell’abate si aggiunsero invii spontanei di documenti e segnalazioni di correzioni da parte di vescovi, canonici, religiosi ed eruditi locali.
Allacci e gli interlocutori romani
Fra i corrispondenti figurano Leone Allacci, Costantino Gaetani, Luke Wadding, Charles de Visch e Pierre de Sainte-Marthe. Attraverso di loro Ughelli raggiungeva ambienti di studio romani e stranieri. Il rapporto con Allacci è stato studiato da Giuseppe Manacorda. Per Gaetani e de Visch, invece, la presenza del nome nel carteggio non consente ancora di stabilire la frequenza degli scambi o quanto abbiano contribuito all’Italia sacra.
Una lettera del 23 febbraio 1633 mostra Allacci impegnato anche nelle relazioni di Ughelli con Francesco Barberini. Informato da Allacci che il cistercense desiderava ottenere l’abbazia di Settimo, il cardinale promise il proprio appoggio. Ughelli aveva già lavorato con Wadding alla revisione delle Vitae di Chacón. Morelli riferisce che il francescano, saputo dello stato di avanzamento della raccolta ughelliana sui vescovi, rinunciò a proseguire un’impresa analoga. La notizia attesta una vicinanza d’interessi, ma non individua quali documenti Wadding abbia eventualmente fornito per l’Italia sacra. Morelli segnala anche l’imprimatur e annotazioni autografe di Ughelli nei dieci volumi manoscritti della continuazione degli Annales ecclesiastici di Odorico Rinaldi conservati alla Vallicelliana. L’abate si occupava quindi della revisione di opere altrui mentre lavorava alla propria raccolta.
La circolazione europea
Pierre e Louis de Sainte-Marthe guardarono all’Italia sacra mentre preparavano la nuova Gallia christiana, pubblicata dal 1656. Ughelli trasmise loro notizie ricavate dai registri pontifici e da altre carte curiali. Nel 1647 Giulio Mazzarino lo ringraziò per l’invio dei primi tomi con una lettera e un dono prezioso. È un episodio della circolazione dell’opera, dal quale però non si può inferire uno scambio epistolare continuativo. Un’altra lettera, scritta nel 1667 dall’agostiniano Luigi Torelli, definiva l’Italia sacra «famoso arsenale» per gli studiosi di storia ecclesiastica.
Febonio e la collaborazione sulle Chiese abruzzesi
Per la diocesi dei Marsi Ughelli si avvalse di Muzio Febonio. Secondo Morelli, fu Cesare Becilli a mettere i due studiosi in contatto e a indirizzare Febonio alla raccolta dei documenti della propria diocesi. Fra i testi da lui procurati Morelli segnala una bolla di Stefano IX e la vita di san Berardo scritta da Giovanni di Segni. I luoghi dell’Italia sacra indicati da Morelli si trovano nel primo tomo dell’edizione veneziana del 1717, alle colonne 889–891 e 893–901. Poiché la stampa romana del 1644 presenta una diversa numerazione, quei rinvii non possono esservi trasferiti. La bolla attestava un intervento pontificio, mentre la vita di san Berardo trasmetteva una memoria biografica e cultuale. Ughelli collocò entrambe nella storia della diocesi. Testimonianze raccolte da uno studioso del luogo divennero così accessibili a lettori lontani dai Marsi. Per accertare come siano passate dalle carte di Febonio al testo stampato occorrerebbe confrontare le lettere, le eventuali copie manoscritte e le due edizioni dell’opera. Il rinvio di Morelli permette di individuare i materiali, ma non sostituisce quella collazione.
Lo scambio proseguì quando Febonio chiese a Ughelli di leggere la propria Historia Marsorum. Nella lettera dell’8 gennaio 1661 ricordò l’incoraggiamento ricevuto da Becilli. Il 18 giugno, riavuto il manoscritto corretto, annunciò una nuova revisione e domandò che l’abate ne sostenesse la presentazione, spiegando di volerlo dedicare al Colonna per i vincoli di servizio e per l’argomento territoriale dell’opera. Il 22 marzo 1662 comunicò che si preparava una copia definitiva e tornò a chiedere se il lavoro potesse essere presentato al destinatario della dedica. In queste lettere Febonio si rivolge a Ughelli come lettore del manoscritto e possibile intermediario presso il dedicatario. Le correzioni ricordate dal corrispondente non consentono tuttavia di attribuire all’abate singole parti dell’Historia Marsorum, né di determinarne la portata nell’intera opera. Febonio continuava a perseguire una pubblicazione propria, anche mentre collaborava alla raccolta ughelliana.
L’indagine di Morelli registra altri corrispondenti abruzzesi. Per Chieti compaiono Lucio Camarra, Nicolò Toppi e Girolamo Nicolino, per L’Aquila Gaspare de Simeonibus e Giuseppe Perrella, per Teramo Francesco Brunetti e Giangiacomo Bucciarelli. L’elenco dà la misura della provenienza territoriale delle notizie, ma i rapporti con ciascuno vanno studiati nelle rispettive lettere.
I materiali ricevuti da Ughelli comprendevano libri, diplomi e altre copie d’archivio. Gli giungevano anche successioni episcopali e iscrizioni, disegni di stemmi, notizie sulle reliquie e descrizioni di reperti. Alcuni interlocutori chiedevano che la propria diocesi fosse trattata o segnalavano omissioni e correzioni dopo la stampa. Nelle lettere entravano così anche questioni di precedenza, privilegi e giurisdizione, che riguardavano la rappresentazione del passato delle singole Chiese. La raccolta non rendeva Ughelli indipendente dagli interessi dei suoi informatori, ma gli affidava la scelta di come utilizzare quanto riceveva.
Il progetto editoriale dell’Italia sacra
Dal piano iniziale ai nove tomi
Ughelli lavorava al progetto almeno dalla metà degli anni Venti. Pensava dapprima a sei volumi, nei quali distribuire venti province ecclesiastiche. Il percorso doveva cominciare da Roma e dalle sedi soggette direttamente alla Santa Sede, per passare alle metropolie e alle loro suffraganee, con le diocesi ordinate alfabeticamente entro ciascun gruppo. Il titolo annunciava la materia dell’opera, Italia sacra sive de episcopis Italiae et insularum adiacentium, rebusque ab iis praeclare gestis, deducta serie ad nostram usque aetatem. L’edizione romana raggiunse nove tomi in folio, usciti fra il 1644 e il 1662. Il decimo, previsto per le isole, non fu realizzato.
Il primo tomo riguarda Roma e le sedi immediatamente soggette alla Santa Sede. Nel secondo sono raccolte Emilia, Flaminia, Piceno, Umbria e territorio dei Senoni, mentre il terzo tratta l’Etruria, il quarto Insubria, Liguria e Piemonte, il quinto le Chiese friulane e venete. Il sesto tomo comprende Campania, Irpinia e Abruzzo; il settimo Lucania o Basilicata e Puglia; l’ottavo le Chiese dell’area sannitica legate alla metropoli beneventana; il nono Salento e Calabria. Nel 1642 Claude Dufour propose di stampare l’opera a Lione, ma la trattativa non ebbe seguito e i tomi uscirono presso stampatori romani. Gli studi attribuiscono all’intermediazione di Wadding o di Gabriel Naudé ruoli differenti, che la documentazione qui considerata non permette di conciliare. La pubblicazione del primo volume, inoltre, non fermò l’arrivo delle notizie. Ughelli inserì nei tomi successivi appendici con correzioni e aggiunte alle parti già stampate.
La stampa e l’arrivo di nuovi materiali
Il 17 aprile 1643 Ughelli scrisse a Carlo Strozzi che la stampa del primo tomo avanzava di un foglio e mezzo al giorno e sperava di concluderla entro novembre. Era una semplice previsione, e il volume reca la data del 1644. La lettera permette di seguire l’andamento del lavoro tipografico senza anticipare al 1643 l’uscita del libro.
Nel gennaio seguente Ughelli chiese a Strozzi cronache inedite pisane o toscane da collocare alla fine dei tomi. Il 23 dello stesso mese gli fece sapere di averne trovate altre a Roma, ricevute dagli amici. Accanto alle notizie necessarie a stabilire le successioni episcopali, intendeva dunque pubblicare testi che conservassero una propria estensione e fisionomia.
Già il 19 marzo 1643 Strozzi aveva previsto che la comparsa del primo tomo avrebbe indotto altri a inviare notizie. La stampa poteva quindi suscitare nuove comunicazioni, utili anche a integrare diocesi già trattate. Se si vuole ricostruire la posizione assunta da Ughelli su una successione episcopale, occorre leggere insieme la prima esposizione e le eventuali aggiunte pubblicate nei tomi seguenti.
La trattazione di ciascuna diocesi si apre con la descrizione della sede al tempo di Ughelli e prosegue con la successione dei vescovi. Le notizie sulle origini e i profili dei singoli presuli sono accompagnati, ove disponibili, da documenti pubblicati integralmente o per estratto. Il ricorrere di questo schema non produce tuttavia sezioni di pari ampiezza. Ughelli disponeva talvolta di documentazione abbondante, altrove soltanto di elenchi di nomi, i nuda nomina, che non permettevano una biografia dei vescovi.
Il rapporto con i dedicatari e con i protettori accompagnò il lavoro editoriale. Urbano VIII e Francesco Barberini favorirono l’accesso a biblioteche e uffici, mentre diversi vescovi ed eruditi cercarono di far conoscere attraverso il libro la storia delle proprie sedi. Ughelli selezionava e ordinava i materiali ricevuti, ma le richieste delle Chiese locali continuarono a incidere sul contenuto dell’opera. Il favore dei protettori e la pensione pontificia non chiariscono, da soli, chi sostenesse le spese dei tomi. Occorrerebbero contratti o conti per attribuirle a un mecenate, allo stampatore o all’autore. Neppure la scelta di stampare a Roma dimostra che la curia avesse commissionato ufficialmente l’impresa.
La costruzione dell’Italia sacra
Dalle testimonianze alla serie episcopale
Nella prefazione al primo tomo Ughelli richiama gli atti pubblici, le memorie private, le cronache e le iscrizioni impiegati nella ricerca. Per privilegi, donazioni e altri strumenti l’autore dichiara di voler conservare le parole della fonte, senza emendarne il latino per ragioni di eleganza.
Ughelli lavorò anche direttamente negli archivi romani. In una nota del 1667, mentre preparava una revisione dell’opera, ricordò di avere impiegato più di tre anni a ricavare notizie dai Registri Vaticani, che considerava il fondamento della propria ricerca sui vescovi italiani. A questi estratti affiancò le testimonianze inviate dai corrispondenti. Nel passaggio alla stesura doveva identificare le sedi e confrontare successioni non sempre concordi, e poi scegliere dove collocare gli atti ricevuti. Le lettere aiutavano a raggiungere documenti lontani, ma potevano trasmetterne anche lezioni inesatte o attribuzioni interessate.
La serie dei vescovi richiedeva un esame distinto dei singoli indizi. Un atto che nomina un presule ne attesta la presenza alla data del documento, senza stabilire necessariamente quando abbia assunto o lasciato la sede. Una lista locale può conservare l’ordine dei nomi senza indicare le fonti da cui deriva. Le cronologie ricostruite da Ughelli vanno dunque controllate a partire dalle attestazioni disponibili e dalle eventuali omonimie.
Pubblicando un privilegio entro la storia di una diocesi, Ughelli lo inseriva in una successione episcopale anche quando l’atto riguardava anzitutto un monastero o un diritto particolare. La riproduzione del documento ne conservava il testo, ma la scelta del luogo in cui stamparlo dipendeva dall’ordinamento dell’autore.
Geografia ecclesiastica e memorie locali
Le diocesi e le province ecclesiastiche davano all’opera una forma estesa alla penisola, che non corrispondeva a un’unità politica. Ughelli accostò le storie delle Chiese locali seguendo le successioni dei loro vescovi e assegnò a Roma un posto iniziale nell’ordinamento della materia. In tal modo notizie prodotte in sedi lontane comparivano entro una medesima trattazione, pur conservando spesso i segni degli interessi locali da cui provenivano. Ditchfield ha chiamato «Baronio locali» gli eruditi che collaborarono alla raccolta. Callard ha esaminato lo scambio fra l’abate e le diocesi in rapporto alla rappresentazione del governo ecclesiastico.
Le differenze nella conservazione degli archivi e nella disponibilità dei collaboratori lasciarono sezioni molto diseguali. Per alcune diocesi Ughelli poté pubblicare numerosi documenti medievali, mentre sulle origini cristiane accolse talvolta tradizioni tarde o non verificabili. Neppure la stampa integrale di un atto ne garantisce l’autenticità.
Anche la parola «originale», dove compare nei rinvii, va valutata nel suo contesto. Bisogna accertare se Ughelli abbia visto l’atto, se ne abbia ricevuto una copia o se abbia utilizzato una trascrizione precedente. Quando il testimone non è identificato, la stampa può conservare una notizia altrimenti perduta, ma non permette di stabilire senza ulteriori riscontri la provenienza e la qualità della lezione. La perdita odierna del documento non dimostra né l’autenticità né la falsità del testo pubblicato.
Una lettera può indicare chi trasmise una notizia, senza chiarire chi copiò l’atto allegato o ne controllò la data. L’esame del metodo di Ughelli richiede pertanto confronti circoscritti fra carteggio e documenti superstiti. Chi usa l’Italia sacra come repertorio deve inoltre verificare il dato che intende citare, anche quando il percorso della sua acquisizione è già stato ricostruito.
Fortuna dell’opera
L’Italia sacra fu conosciuta fuori d’Italia e servì da modello ai fratelli Sainte-Marthe per la nuova Gallia christiana. Nel 1704 Giulio Ambrogio Lucenti ne pubblicò un compendio in tre volumi. Nicolò Coleti curò poi a Venezia, fra il 1717 e il 1722, una seconda edizione in dieci tomi, nella quale collocò nei luoghi pertinenti le appendici ughelliane, aggiunse correzioni e aggiornamenti e contrassegnò graficamente parte dei propri interventi con corsivo e asterischi. Nel 1733 uscì a Palermo, separatamente dalla serie veneziana, una nuova edizione in due tomi della Sicilia sacra di Rocco Pirri, curata da Antonino Mongitore con aggiunte di Vito Maria Amico.
L’opera rimase in uso per le cronotassi ecclesiastiche. Pius Bonifacius Gams ne attinse notizie per la Series episcoporum Ecclesiae catholicae e Konrad Eubel utilizzò a sua volta Gams nella Hierarchia catholica Medii Aevi. Alcuni dati passarono così di repertorio in repertorio, insieme alle incertezze che non erano state risolte nelle prime ricostruzioni. Anche per questo l’Italia sacra conserva un interesse che impone di distinguere la storia della sua composizione dall’affidabilità di ciascuna notizia ripresa dai compilatori successivi.
La stampa veneziana costituisce un testimone distinto dall’edizione uscita durante la vita di Ughelli. Prima di attribuire all’autore un’aggiunta presente in Coleti bisogna controllare se il passo compaia nella prima edizione e, in tal caso, dove sia stato stampato. Il rinvio di Morelli ai materiali marsicani nel volume del 1717 mostra l’importanza di non trasferire alla stampa del 1644 la numerazione delle colonne o la collocazione dei documenti di un’edizione successiva.
Opere
- Cardinalium elogia, qui ex sacro Ordine Cisterciense floruere, Firenze 1624.
- Alfonso Chacón, Vitae et res gestae pontificum Romanorum et S.R.E. cardinalium, con aggiunte di Andrea Vittorelli e Ferdinando Ughelli, Tipografia Vaticana, Roma 1630.
- Italia sacra sive de episcopis Italiae et insularum adiacentium, rebusque ab iis praeclare gestis, deducta serie ad nostram usque aetatem, 9 voll., diversi editori, Roma 1644–1662 (prefazione al vol. I, Roma 1644).
- Columnensis familiae nobilissimae S.R.E. cardinalium ad vivum expressas imagines et summatim exornatas elogiis, eredi di Francesco Corbelletti, Roma 1650.
- Genealogia nobilium Romanorum de Capisucchis ex opere inscripto De vetusta Italica christiana nobilitate, Ignazio Lazzari, Roma 1653.
- Carlo Borrelli, Difesa della nobiltà napoletana, traduzione di Ferdinando Ughelli, erede di Manelfo Manelfi, Roma 1655.
- Albero et istoria della famiglia de’ conti di Marsciano, Stamperia Camerale, Roma 1667.
Bibliografia
Fonti manoscritte
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Barb. lat. 3204–3249; per il carteggio, Barb. lat. 3239–3246. Rinvii puntuali: Barb. lat. 3241, c. 9 (copia della lettera del cardinale de’ Medici al granduca del 26 ottobre 1654) e c. 29 (Francesco Barberini a Ughelli, 23 febbraio 1633); Barb. lat. 3240, c. 128r (Luigi Torelli a Ughelli, 5 ottobre 1667); Barb. lat. 3213, c. 1r (nota del 1667); Barb. lat. 6476, c. 94 (Strozzi a Ughelli, 19 marzo 1643). Le segnature e i rinvii puntuali provengono dagli studi citati, non da una consultazione diretta dei manoscritti.
- Firenze, Archivio di Stato, Carte strozziane, serie III, filza 158, c. 171 (Ughelli a Strozzi, 17 aprile 1643), cc. 180 e 192 (lettere del 10 e 23 gennaio 1644); rinvii tratti dallo studio di Caroline Callard.
- Roma, Biblioteca Vallicelliana, manoscritti della continuazione degli Annales ecclesiastici di Odorico Rinaldi, segnalati da Giorgio Morelli, L’abate Ferdinando Ughelli nel terzo centenario della morte (1670–1970), cit., p. 247.
Studi e repertori
- Caroline Callard, Articolo di Caroline Callard Les archives sacrées de Ferdinand Ughelli: un «miroir» du gouvernement de l’Église?, in «Revista de Historiografía», 21, 2014, pp. 87–104.
- Simon Ditchfield, Liturgy, Sanctity and History in Tridentine Italy. Pietro Maria Campi and the Preservation of the Particular, Cambridge University Press, Cambridge 1995, pp. 328–360.
- Simon Ditchfield, Ughelli, Ferdinando, in DBI, vol. 97 (2020).
- Denys Hay, Scholars and Ecclesiastical History in the Early Modern Period. The Influence of Ferdinando Ughelli, in Phyllis Mack, Margaret C. Jacob (a cura di), Politics and Culture in Early Modern Europe. Essays in Honour of H. G. Koenigsberger, Cambridge University Press, Cambridge 1987, pp. 215–230.
- Adelisa Malena, Ferdinando Ughelli, in Il Contributo italiano alla storia del Pensiero. Storia e Politica, Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma 2013, pp. 272–276.
- Giuseppe Manacorda, L’Allacci e l’Italia sacra dell’Ughelli, in «Studi storici», 12, 1903, pp. 453–466.
- Giorgio Morelli, L’abate Ferdinando Ughelli nel terzo centenario della morte (1670–1970), in «Strenna dei Romanisti», 32, 1972, pp. 246–250.
- Giorgio Morelli, Lettere inedite di storici abruzzesi a Ferdinando Ughelli, in «Abruzzo. Rivista dell’Istituto di studi abruzzesi», 12, nn. 1–3, 1974, pp. 73–102.
- Giorgio Morelli, Monumenta Ferdinandi Ughelli. Barb. lat. 3204–3249, in Miscellanea Bibliothecae Apostolicae Vaticanae, IV, Biblioteca Apostolica Vaticana, Città del Vaticano 1990, pp. 243–280.
- Giorgio Morelli, L’Historia Marsorum e la «questione feboniana», in Walter Capezzali, Pietro Smarrelli (a cura di), Muzio Febonio. «… Enumererò città, castelli, chiese e riferirò su quanto i Marsi fecero…». Historiae Marsorum libri tres. Studi in occasione della riproduzione anastatica, Fondazione Cassa di Risparmio della Provincia dell’Aquila, L’Aquila 2012, pp. 39–58.
- Serafino Prete, Alcune lettere inedite dirette a Ferdinando Ughelli autore di Italia sacra da vescovi delle diocesi marchigiane (sec. XVII), in «Studia Picena», 54, 1989, pp. 59–73.
- Catalogo SBN, Italia sacra siue de episcopis Italiae, et insularum adiacentium, Roma 1644–1662, 9 voll., identificativo SBLE019409.
Avvertenza
Gli studi di Manacorda, Hay, Ditchfield e i contributi di Morelli del 1974 e del 1990 e di Prete sono qui registrati come riferimenti bibliografici. Le lettere menzionate nella voce sono conosciute attraverso le trascrizioni e le descrizioni degli autori citati, ove non sia diversamente indicato.
Voci correlate
Article written by Alessandro Giaquinto | Ereticopedia.org © 2026
et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque
[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]
