Clemente IX, papa

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Clemente IX, al secolo Giulio Rospigliosi (Pistoia, 27 gennaio 1600 – Roma, 9 dicembre 1669), fu papa dal 20 giugno 1667 alla morte. Segretario di Stato di Alessandro VII e membro della Congregazione del Sant’Uffizio, legò il proprio pontificato alla ricerca di una composizione della controversia giansenista. La cosiddetta pace clementina consentì una temporanea distensione nei rapporti con gli oppositori francesi delle decisioni romane, senza revocare le precedenti condanne dottrinali.

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Formazione e carriera ecclesiastica

Appartenente a una famiglia del patriziato pistoiese, studiò presso i gesuiti a Roma e successivamente all’Università di Pisa. Alla preparazione filosofica e teologica affiancò una spiccata vocazione letteraria, che coltivò anche durante la carriera ecclesiastica.

Entrato nell’ambiente dei Barberini, ricoprì incarichi nella Congregazione dei Riti, nella Segreteria dei Brevi ai principi e nella Penitenzieria apostolica. Fu inoltre canonico di Santa Maria Maggiore. La familiarità con gli uffici curiali si accompagnò alla partecipazione alla cultura teatrale romana: autore di libretti per drammi musicali, contribuì a una produzione nella quale temi religiosi, rappresentazione delle passioni e finalità edificanti si intrecciavano.

Nel 1644 fu nominato arcivescovo titolare di Tarso e nunzio in Spagna, dove rimase fino al 1653. Nel 1655 Alessandro VII lo chiamò alla Segreteria di Stato; il 9 aprile 1657 lo creò cardinale del titolo di San Sisto. Nello stesso anno Rospigliosi entrò nella Congregazione del Sant’Uffizio. La sua partecipazione al governo dell’ortodossia si collocava dunque ai vertici dell’istituzione romana, all’interno di una carriera prevalentemente curiale e diplomatica.

Il pontificato e la pace clementina

Eletto il 20 giugno 1667, Clemente IX ereditò il conflitto provocato dall’imposizione del formulario antigiansenista di Alessandro VII. Al centro della controversia rimaneva la distinzione tra la condanna delle cinque proposizioni e il riconoscimento della loro presenza nell’Augustinus di Giansenio, nel significato censurato dalla Santa Sede.

I vescovi di Alet, Pamiers, Angers e Beauvais avevano opposto resistenza alle richieste romane, sostenendo posizioni che trovavano appoggio anche al di fuori degli ambienti propriamente giansenisti. La questione coinvolgeva infatti l’autorità episcopale e l’estensione dell’obbedienza dovuta ai pronunciamenti pontifici.

Clemente IX favorì una soluzione negoziata. Le trattative, sviluppatesi tra il 1668 e il 1669, coinvolsero il nunzio Niccolò Bargellini, il ministro francese Hugues de Lionne e una congregazione cardinalizia incaricata di esaminare l’accordo. La disponibilità di Luigi XIV alla pacificazione contribuì a rendere possibile l’intesa.

La pace clementina si fondò sull’accettazione romana delle dichiarazioni di sottomissione dei quattro vescovi. Restavano tuttavia divergenze sul significato di tale adesione: la Santa Sede la considerava piena, mentre gli oppositori conservavano riserve sulla questione di fatto. L’accordo lasciava quindi irrisolto il nodo che aveva alimentato il conflitto.

La distensione offrì agli ambienti giansenisti francesi e a Port-Royal un periodo di maggiore libertà e sicurezza. Il suo carattere provvisorio emerse con la successiva ripresa delle ostilità. Il risultato del pontificato fu soprattutto quello di aver reso possibile una tregua ecclesiastica, mantenendo formalmente intatta l’autorità delle condanne precedenti.

Governo religioso e controllo delle devozioni

La politica conciliatrice verso i giansenisti si accompagnò alla continuità degli organismi curiali di governo religioso. Il ricorso a commissioni cardinalizie e alla verifica delle dichiarazioni di obbedienza conservava a Roma il giudizio sulla legittimità delle posizioni assunte dai contendenti.

Un altro ambito d’intervento fu il controllo delle devozioni. Nel 1669 Clemente IX istituì la Congregazione delle Indulgenze e delle Reliquie, incaricata di verificare l’autenticità delle concessioni e delle reliquie e di esaminare le nuove richieste. La regolazione del culto richiedeva competenze specifiche, dirette a contrastare abusi e attribuzioni prive di fondamento.

Intervenne inoltre nella disciplina dei regolari e delle missioni. Nel 1668 riorganizzò la congregazione preposta alla condizione degli istituti religiosi; l’anno successivo ribadì il divieto per i missionari di dedicarsi ad attività commerciali, salvo le necessità indispensabili al sostentamento. Questi provvedimenti affiancavano alla vigilanza dottrinale il controllo dei comportamenti e dell’organizzazione ecclesiastica.

Gli ultimi anni

Sul piano internazionale Clemente IX sostenne Venezia nella difesa di Candia, cercando di mobilitare uomini e risorse contro l’avanzata ottomana. La caduta della città nel settembre 1669 segnò il fallimento di questo impegno.

Morì a Roma il 9 dicembre dello stesso anno e fu sepolto nella basilica di Santa Maria Maggiore. Il suo breve pontificato rappresentò una fase di distensione nella controversia giansenista, nella quale la ricerca dell’obbedienza passò attraverso la mediazione e l’accettazione di un compromesso, senza una revisione delle decisioni dottrinali romane.

Bibliografia

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  • Philippe Dieudonné, La paix clémentine. Défaite et victoire du premier jansénisme français sous le pontificat de Clément IX (1667–1669), Leuven University Press-Peeters, Leuven 2003.
  • Pier Luigi Guiducci, Aliis non sibi clemens. Spiritualità e pastoralità di Giulio Rospigliosi (1600–1669), Clemente IX, 1667–1669, Editrice CRT, Pistoia 2000.
  • Franco Lorenzi (a cura di), Giulio Rospigliosi papa Clemente IX. Un uomo, un papa pistoiese. Nel quattrocentesimo anniversario della nascita di Giulio Rospigliosi (28 gennaio 1600–28 gennaio 2000), Tipografica Pistoiese, Pistoia 2000.
  • Luciano Osbat, Clemente IX, papa, in DBI, vol. 26 (1982).
  • Luciano Osbat, Raoul Meloncelli, Clemente IX, in EP, vol. III, pp. 348-360.
  • Sebastiano Roberto, Gianlorenzo Bernini e Clemente IX Rospigliosi. Arte e architettura a Roma e in Toscana nel Seicento, Gangemi, Roma 2004.
  • Herman H. Schwedt, Die Römische Inquisition. Kardinäle und Konsultoren 1601 bis 1700, Herder, Freiburg 2017, p. 526.

Article written by Daniele Santarelli | Ereticopedia.org © 2026

et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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