Turriozzi, Fabrizio

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Fabrizio Turriozzi (Toscanella, oggi Tuscania, 16 novembre 1755 - Roma, 9 novembre 1826) è stato un cardinale e uomo di Curia; prima di ascendere al cardinalato fu tra l'altro assessore della Congregazione del Sant'Uffizio.

Apparteneva a una famiglia del patriziato di Toscanella, insignita del titolo comitale. Compì gli studi nel seminario di Montefiascone e successivamente nel Seminario Romano, avviandosi alla carriera diplomatica e amministrativa pontificia.

Intorno al 1796 fu incaricato d'affari della Santa Sede presso la corte di Carlo Emanuele IV di Sardegna e nel 1797 partecipò a una missione diplomatica al congresso di Rastatt. Nel 1801 fu nominato prelato domestico e il 2 aprile 1802 referendario delle Segnature. Poco dopo divenne governatore di Jesi e, il 6 agosto 1808, governatore di Frosinone.

Nel marzo 1809 entrò tra i chierici della Camera Apostolica. In seguito all'annessione dello Stato pontificio all'Impero francese fu espulso da Roma e trascorse gli anni successivi prevalentemente nella natia Toscanella.

Con la Restaurazione riprese rapidamente il servizio pontificio: il 12 maggio 1814 fu nominato delegato apostolico di Frosinone e divenne protonotario apostolico.

Il 9 marzo 1816 fu nominato assessore della Congregazione del Sant'Uffizio e il 30 marzo giurò come assessore. Nello stesso periodo fu nominato consultore della Congregazione dei Riti e il 24 novembre 1816 canonico della basilica di San Pietro.

Come assessore ebbe alle proprie dipendenze un uditore e un teologo: nel gennaio 1817 giurò come suo uditore Paolo Lupacchioli e nel gennaio 1821 come suo teologo Giuseppe Mazzetti. Turriozzi esercitò l'assessorato negli anni in cui il Sant'Uffizio fu coinvolto anche nella controversia sulla liceità dell'insegnamento del sistema copernicano e nella vicenda di Giuseppe Settele.

Pio VII lo creò cardinale nel concistoro del 10 marzo 1823. Il 16 maggio gli fu assegnato il titolo di Santa Maria in Aracoeli. La promozione al cardinalato pose fine al suo incarico di assessore del Sant'Uffizio.

Il 17 marzo 1823 fu nominato membro delle Congregazioni dei Vescovi e Regolari e del Concilio, della Consulta e della Fabbrica di San Pietro. Fu inoltre destinato alla legazione di Bologna, incarico che non poté assumere a causa delle sue condizioni di salute.

Nel dicembre 1823 Leone XII lo pose a capo della commissione di giuristi incaricata di rivedere la legislazione civile dello Stato pontificio, lavoro che contribuì alla preparazione del nuovo ordinamento promulgato nel 1824.

Morì a Roma il 9 novembre 1826 e fu sepolto nella chiesa del suo titolo, Santa Maria in Aracoeli.

Bibliografia

  • Philippe Boutry, Souverain et pontife: recherches prosopographiques sur la Curie romaine à l'âge de la Restauration (1814-1846), École française de Rome, Rome 2002, pp. 478-479.
  • Walter Brandmüller, Egon Johannes Greipl (a cura di), Copernico, Galilei e la Chiesa. Fine della controversia (1820). Gli atti del Sant'Uffizio, Olschki, Firenze 1992, pp. 67-68, 75-94.
  • MORONI, vol. LXXXI (1856), pp. 476-478.
  • Herman H. Schwedt, Tobias Lagatz, Prosopographie von romischer Inquisition und Indexkongregation: 1814-1917, Schöningh, Paderborn 2005, vol. II, pp. 1511-1512.
  • Jole Vernacchia-Galli, L'Archiginnasio romano secondo il diario del prof. Giuseppe Settele (1810-1836), Edizioni dell'Ateneo, Roma 1984, pp. 123-128, 380-381.

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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