Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Domenico Tardini (Roma, 29 febbraio 1888 - Roma, 30 luglio 1961) è stato un cardinale, segretario di Stato della Santa Sede; fu consultore e poi membro della Congregazione del Sant'Uffizio.
Formatosi presso il Pontificio Seminario Romano, conseguì i titoli in filosofia e teologia e fu ordinato sacerdote il 21 settembre 1912. Dopo alcuni anni dedicati all'insegnamento e all'attività pastorale, nel 1921 entrò nella Segreteria di Stato. Nel 1929 fu nominato sottosegretario della Congregazione degli Affari Ecclesiastici Straordinari, divenendone segretario nel 1937.
Nel 1936 fu nominato consultore della Congregazione del Sant'Uffizio. In tale veste partecipò anche all'esame delle dottrine razziste, nazionaliste e totalitarie che la Suprema stava conducendo negli anni dell'affermazione del nazionalsocialismo. Nell'aprile 1936 redasse un voto nell'ambito dei lavori che avrebbero condotto alla formulazione di un progetto di Sillabo contro razzismo, ipernazionalismo, comunismo e totalitarismo. La documentazione conservata nell'Archivio della Congregazione per la Dottrina della Fede mostra quindi che il rapporto di Tardini con il Sant'Uffizio precedette di oltre vent'anni la sua elevazione al cardinalato.
Durante i pontificati di Pio XI e Pio XII fu soprattutto uno dei principali responsabili della politica diplomatica della Santa Sede. Mostrò una forte ostilità tanto verso il nazismo e il fascismo quanto verso il comunismo, ma il suo orientamento non coincideva con quello della componente più nettamente intransigente della Curia. Nel dopoguerra, pur condividendo la condanna dottrinale del comunismo, espresse riserve sui metodi adottati dal Sant'Uffizio nella scomunica dei comunisti del 1949. Nei rapporti con l'Unione Sovietica mantenne successivamente una posizione che è stata definita intermedia fra quella più rigida di Alfredo Ottaviani e quella più possibilista che avrebbe caratterizzato Giovanni XXIII.
Nel 1952 Pio XII lo nominò prosegretario di Stato per gli Affari Ecclesiastici Straordinari. Dopo l'elezione di Giovanni XXIII fu nominato segretario di Stato, incarico che mantenne fino alla morte.
Giovanni XXIII lo creò cardinale nel concistoro del 15 dicembre 1958. Nello stesso giorno gli furono assegnate le Congregazioni del Sant'Uffizio, Concistoriale, del Concilio e de Propaganda Fide.
Il rapporto con Giovanni XXIII conferma il carattere relativamente moderato e pragmatico della sua posizione. Tardini accolse favorevolmente il progetto di convocare un concilio ecumenico e il 17 maggio 1959 fu posto a capo della Commissione antepreparatoria del futuro Concilio Vaticano II. Scelse di non sottoporre ai vescovi un questionario rigido, preferendo lasciare loro maggiore libertà nell'indicazione delle questioni da affrontare.
Il suo profilo può dunque essere definito tradizionale sul piano dottrinale e fermamente anticomunista, ma non propriamente intransigente. L'esperienza diplomatica e la propensione alla mediazione lo differenziarono dalla linea più rigida presente all'interno del Sant'Uffizio, pur mantenendolo saldamente inserito nella cultura dottrinale e istituzionale della Curia romana del periodo.
Morì a Roma il 30 luglio 1961.
Bibliografia
- AAS, 50 (1958), p. 1028.
- Carlo Felice Casula, Domenico Tardini (1888-1961). L'azione della Santa Sede nella crisi fra le due guerre, Studium, Roma 1988.
- Angelo Martini, Il cardinale Tardini e la seconda guerra mondiale, in "La Civiltà cattolica", 119, 1968, II, pp. 108-118.
- Giulio Nicolini, Il cardinale Domenico Tardini, Edizioni Messaggero, Padova 1980.
- Sergio Pagano (a cura di), Domenico Tardini. Diario di un cardinale (1936-1944). La Chiesa negli anni delle ideologie nazifascista e comunista, San Paolo, Cinisello Balsamo 2020.
- Raffaella Perin, Tardini, Domenico, in DBI, vol. 95 (2019).
- Andrea Riccardi, Tardini, Domenico, in Dizionario storico del movimento cattolico in Italia, 1860-1980, vol. III/2, Marietti, Casale Monferrato 1984, pp. 832-834.
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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque
[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]