Dame napoletane “in odore di eresia” (XVI sec.)

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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A Napoli nella prima metà del Cinquecento, specie durante il viceregno di don Pedro di Toledo (Hernando Sanchez, 1994 e 2016; Musella Guida, 2008-2009) si è sviluppato un “umanesimo di corte” in alcuni “circoli letterari” animati da colti aristocratici come i d’Avalos – Colonna ad Ischia. All’interno di quei circoli si era sviluppata anche la poesia femminile, specie quella di Vittoria Colonna e Laura Terracina, un fenomeno tipico delle corti rinascimentali italiane. In questo compatto consesso poetico spiccava un protagonismo femminile rilevato e paritario animatore dei vari “cenacoli” letterari napoletani dove si elaboravano modelli culturali. Verso il 1540 queste colte dame cominciarono a frequentare il “circolo” napoletano di Juan de Valdés, seguendo un processo di “conversione” tale da farle considerare “in odore di eresia”.

1.La corte napoletana nel Cinquecento

Nella prima metà del Cinquecento a Napoli si codificò una figura particolare di aristocratico, il “poeta soldato”, dedito sia alle Muse che all’arte della guerra. Uno degli esponenti di spicco è stato Alfonso d’Avalos, marchese del Vasto. Nato ad Ischia il 25 maggio 1502 da una delle più illustri casate del Regno di Napoli, figlio di Innigo II, marchese del Vasto, e di Laura Sanseverino, rimase ben presto orfano. La sua educazione fu curata dalla zia Costanza, principessa di Francavilla, che aveva creato una sorta di “cenacolo letterario” nell’isola d’Ischia (Sirago Rastrelli, 2024) e da Vittoria Colonna, che nel 1509 aveva sposato il cugino Ferdinando Francesco, marchese di Pescara, detto il Gran Pescara, e lo aveva allevato come un figlio (Toscano, 2000). Il 26 novembre 1523 sposò Maria d’Aragona, figlia di Ferdinando, duca di Montalto, matrimonio che accrebbe ancor più il prestigio della casata (De Caro). Fu un grande condottiero, impegnato nelle più importanti battaglie, ma non trascurò l’ufficio di “mecenate” sulle orme della zia Costanza e della cugina acquisita Vittoria Colonna (Sirago Rastrelli, 2024). Anche Luigi Tansillo, allievo di Vittoria insieme ad Alfonso, partecipò a numerose battaglie contro i turchi cantate nei suoi poemi, una materia ricavata al seguito di Garcilaso de Toledo, figlio del viceré don Pedro, con la carica di “continuo” (uno dei 100 aristocratici che seguivano don Garcia (Toscano, 2000; Sirago, 2018). Tra questi poeti soldati un posto di rilievo spetta a Bernardo Tasso, segretario del principe di Salerno, che si trovò coinvolto nel tentativo perpetrato dal viceré Toledo di introdurre l’inquisizione spagnola nel 1547” (Cernigliaro, 2009; Pilati, 2015; Sirago Rastrelli, 2024) e dové fuggire col suo principe, anch’egli “in odore di eresia” (Magalhães, 2012, Morace, 2014).

2. Il “mecenatismo femminile” e i “cenacoli letterari”

Nella prima metà del Cinquecento a Napoli si è sviluppato un “umanesimo di corte” in alcuni “circoli letterari” animati da colti aristocratici come la famiglia d’Avalos – Colonna ad Ischia e la corte di Costanza d’Avalos Piccolomini ad Amalfi, quelle del principe Ferrante Sanseverino con la moglie Isabella Villamarino a Salerno, quella del principe Pietrantonio Sanseverino a Bisignano, quella della cugina di Isabella, Maria de Cardona, ad Avellino e quella di Giulia Gonzaga a Fondi. All’interno di quei circoli si era sviluppata anche la poesia femminile, specie quella di Vittoria Colonna e Laura Terracina, un fenomeno tipico delle corti rinascimentali italiane (Cox, 2013).
I “circoli” erano frequentati anche dal poeta-soldato Garcilaso de la Vega, venuto a Napoli nel 1532 al seguito del viceré don Pedro de Toledo, che aveva conosciuto le nobildonne napoletane, tra cui la bella e colta Isabella Villamarino, principessa di Salerno, di cui si era invaghito (Segarra Añón, 2018).
Le sagge dame nel 1536 parteciparono ad un convito - accademia organizzato nei giardini della Villa di Poggio Reale per festeggiare Margherita d’Austria, figlia naturale di Carlo V, che dopo pochi giorni avrebbe sposato Alessandro de’ Medici, duca di Firenze (Sirago, 2022).
In questo compatto consesso poetico spiccava un protagonismo femminile rilevato e paritario animatore dei vari “cenacoli” letterari napoletani dove si elaboravano modelli culturali (Toscano, 2012, 10ss.). La cultura delle corti aveva la necessità di creare e diffondere un’immagine esemplare attraverso le arti figurative e letterarie grazie ad una attenta politica di mecenatismo. Le dame aristocratiche ricevevano una consona istruzione (Novi Chavarria, 2007), in cui era compresa anche una formazione politica poiché spesso dovevano occuparsi della gestione patrimoniale familiare quando i loro mariti erano in guerra o se rimanevano vedove (Mafrici, 2012). Questa fu anche la sorte di Costanza d’Avalos e Vittoria Colonna, che esercitarono un costante mecenatismo ospitando nella corte ischitana illustri intellettuali (Magalhães. 2019).

3. I colloqui “religiosi” delle dame della famiglia d’Avalos Colonna: Costanza d’Avalos senior, Vittoria Colonna e la giovane Costanza, duchessa di Amalfi

Costanza d’Avalos era una colta dama che aveva ereditato la biblioteca paterna e aveva creato un “cenacolo culturale” nell’Isola di Ischia. Dopo la morte del fratello Innico II aveva dovuto dedicarsi alla gestione dello stato feudale, occupandosi dei nipoti Alfonso e Costanza, figli di Innico II, e di Ferdinando Francesco, detto Ferrante, figlio di Alfonso, marchese di Pescara (Papagna, 2008).
Nel 1509 arrivò nell’isola la giovane Vittoria che aveva sposato il nipote Ferrante e che ben presto si dedicò all’istruzione dei nipoti acquisiti Alfonso e Costanza, considerati come figli (Copello 2017). Dopo la morte del marito indossò i panni vedovili, non più smessi, come aveva fatto Costanza, e tra il 1530 e il 1535 si recò spesso alla corte romana, dove ebbe i primi contatti con i nuovi movimenti religiosi. A Roma probabilmente incontrò Juan de Valdés, che vi era arrivato nel 1531 per sfuggire all’Inquisizione spagnola ed era stato assunto come cameriere segreto di Papa Clemente VII, al secolo Giulio Zanobi di Giuliano de' Medici e segretario di Carlo V presso la Curia romana (Firpo, 1998; Addante, 2010).Vittoria nel 1535 ascoltò a Roma numerose prediche del senese Bernardino Tomasini, detto Ochino, vicario generale dell'ordine dei cappuccini, un famoso predicatore, molto stimato dalla famiglia d’Avalos e Colonna per la sua forte spiritualità (Gotor, 2013), con cui la marchesa intrecciò un intenso rapporto di amicizia e che la influenzò nelle nuove convinzioni religiose (Magalhães, 2012).
Nel 1534, dopo la morte del papa, il Valdés si trasferì a Napoli chiamato dal poeta Garcilaso de la Vega che frequentava la corte vicereale di don Pedro. Qui nella sua casa di Chiaia creò un “circolo letterario e religioso”, frequentato da illustri personaggi, tra cui Bernardino Ochino e le illustri dame. I suoi dialoghi e le sue opere manoscritte stimolarono il desiderio nei frequentatori del circolo e negli ambienti vicini ad esso di una riforma spirituale della Chiesa Firpo, 2016).
Questo circolo era frequentato da una amica di Vittoria, Giulia Gonzaga, che nel 1541 le inviò un Commento all’Epistola di San Paolo agli Apostoli del Valdés (Dall’Olio, 2001). Nel 1536 la poetessa Vittoria partecipò ai festeggiamenti per Carlo V, che sostò alcuni mesi a Napoli dopo la vittoria di Tunisi (Sirago Rastrelli, 2024). Poi tornò a Roma e da qui si stabilì a Viterbo. Morì a Roma nel 1547, l’anno della sollevazione napoletana scaturita dal tentativo del viceré Toledo di introdurre a Napoli l’inquisizione spagnola in cui fu coinvolto il suo amico e poeta Bernardo Tasso che gli costò l’esilio (Pilati, 2015). Il legame tra Vittoria Colonna e Bernardo Tasso, iniziato ad Ischia come un patronage tra la mecenate e il giovane poeta soldato, si è poi rinsaldato per tutta la vita, sia pure attraverso gli epistolari, ed è diventato un forte legame amicale. Durante i tristi anni di vedovanza la Colonna, fine poetessa petrarchista, è approdata alla composizione di rime spirituali, che hanno suscitato l’interesse di Bernardo. Uno degli aspetti più interessanti che emerge nella frequentazione con la sua mecenate e amica è quello della disquisizione sulle nuove forme di religiosità che emergevano in quel periodo. Nell’epistolario di Bernardo emergono le sollecitazioni derivanti dalle dottrine valdesiane, presenti in particolar modo nelle lettere inviate a Vittoria Colonna. Ma sono ancor più evidenti nella questione del 1547. Uno degli aspetti più interessanti che emerge nella frequentazione di Bernardo con la sua mecenate e amica è quello della disquisizione sulle nuove forme di religiosità che emergevano in quel periodo (Magalhães, 2012 e 2020).
Costanza d’Avalos Piccolomini, duchessa di Amalfi, fu allevata dalla cugina acquisita Vittoria, che le inculcò l’amore per la poesia. Su queste basi tra Vittoria e Costanza si sviluppò una affettuosa amicizia che si trasformò pian piano in una cara familiarità, grazie ai comuni interessi poetici e di natura religiosa (Del Grosso, 2014). Ella cominciò ad ascoltare le prediche di Bernardino Ochino, come faceva la zia, che le aveva inculcato l’amore per la poesia (Papagna, 2008). Nel 1539 la morte del figlio Antonio la gettò nella più profonda disperazione, come si evince da una lettera di consolazione inviatole dall’Ochino in cui il frate faceva trasparire il suo carattere (Del Grosso, 2014). Ella era poco legata alle sollecitudini terrene, come traspare dalle 5 rime pubblicate in appendice a quelle di Vittoria (Colonna, 1558). Per lei, come per la cugina acquisita, l’amore divino era l’unica vera ragione di vita (Brundin, 2008). Probabilmente insieme a Vittoria, sua guida spirituale, aveva ascoltato il Valdés, o letto qualche suo testo, per cui aveva seguito lo stesso processo di “conversione”, come si evince dalle lettere inviatale dalla marchesa (Del Grosso, 2014), acuitosi dopo i rovesci familiari che avevano coinvolto il marito, rifugiatosi a Procida, dove morì nel 1559 (Papagna, 2008).

4.L’eresia a corte: Giulia Gonzaga, contessa di Fondi e Isabella Villamarino, principessa di Salerno

Giulia Gonzaga, contessa di Fondi, moglie di Vespasiano Colonna, considerata la donna più bella d’Italia e lodata anche da Ludovico Ariosto, fu una dama di spiccata levatura. La contessa ebbe una educazione accurata, anche se dalle lettere scambiate con gli uomini di cultura del tempo si evince una scrittura poco fluida; e probabilmente non conosceva il latino. Nella sua corte, detta “Piccola Athene” amministrò saggiamente il cospicuo patrimonio ma creò anche un importante “circolo” frequentata da molti letterati, tra cui anche Bernardo Tasso e Luigi Tansillo. Inoltre, soggiornava spesso ad Ischia da Vittoria Colonna dove incontrava anche sua zia, Isabella Villamarina, moglie di Ferrante Sanseverino (Tallini, 2019). Verso il 1538 si trasferì^ a Napoli dove frequentò il “cenacolo” di Valdés, che era venuto a trovarla a Fondi, ed ebbe il modo di conoscere l’Ochino (Miletti, 2020). Le nuove istanze religiose la fecero cadere in una profonda crisi mistica, che trovava pace nelle conversazioni col Valdés. In quegli anni si diede alla diffusione delle opere del maestro di cui alla sua morte, nel 1541, ereditò tutti i manoscritti, tra cui quello inviato a Vittoria Colonna, sua lontana parente, che frequentava la corte di Fondi. Uno dei suoi più cari amici fu Bernardo Tasso, uno scaltro testimone delle inquietudini e dei cambiamenti del suo secolo, soprattutto in ambito religioso, strettamente legato com’era alla rete eterodossa “al femminile”, che annoverava tra le figure muliebri più illustri sia Giulia che Vittoria, sue care amiche e muse ispiratrici. Il poeta dedicò alla contessa di Fondi anche un cospicuo numero di composizioni tra canzoni e sonetti (Magalhães, 2012). Per le sue idee, espresse apertamente, fu sospettata di eresia, per cui il Sant’Ufficio cominciò ad indagare. Ma il procedimento che le intentarono non andò oltre la fase istruttoria, terminata il 1554. Morì a Napoli nel 1566 nel monastero di San Francesco delle Monache vicino a Santa Chiara dove si era rifugiata dal 1535 (Dall’Olio, 2001).
ll risveglio spirituale che si diffondeva in Italia meridionale grazie al “circolo valdesiano” che si riuniva a Napoli era percepito anche tra le dame più prestigiose del regno, in primis Isabella Villamarino, moglie del principe di Salerno, Ferrante Sanseverino, che fu coinvolto nei tumulti antinquisitoriali del 1547. Ella era una colta dama, attenta ai mutamenti in ambito religioso, in contatto con le più colte dame di quel periodo, tra cui la cugina acquisita Vittoria Colonna e Giulia Gonzaga (Cosentini, 1896; Croce, 1953; Donadelli, 2020). Bernardo Tasso, segretario del marito, con cui poi divise l’esilio, aveva intrecciato stretti legami spirituali e poetici cola principessa, a cui dedicò le sue rime (Magalhães, 2012).

Bibliografica

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Article written by Maria Sirago | Ereticopedia.org © 2025

et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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