Oppizzoni, Carlo

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Carlo Oppizzoni (Milano, 15 aprile 1769 - Bologna, 13 aprile 1855) è stato cardinale e arcivescovo di Bologna, membro della Congregazione dell'Indice e della Congregazione del Sant'Uffizio.

Studiò a Milano e a Pavia, dove il 7 giugno 1790 conseguì i dottorati in teologia e diritto canonico. Ordinato sacerdote il 25 maggio 1793, nel 1796 divenne arciprete del duomo di Milano.

Durante l'età napoleonica partecipò alla vita istituzionale della Repubblica Cisalpina: nel 1800 fu nominato da Napoleone membro della Consulta legislativa e nel 1801 prese parte alle trattative del congresso di Lione, sostenendovi le ragioni della Chiesa milanese.

Il 20 settembre 1802 fu nominato arcivescovo di Bologna. Pio VII lo creò cardinale il 26 marzo 1804. Il 28 maggio 1804 fu nominato membro della Congregazione dell'Indice, oltre che delle Congregazioni dei Vescovi e Regolari, del Concilio e dei Riti.

I suoi rapporti con il regime napoleonico si deteriorarono progressivamente. Nel 1810 rifiutò di partecipare alle nozze di Napoleone con Maria Luisa d'Asburgo e fu compreso tra i «cardinali neri». Fu quindi relegato in varie località francesi e poté rientrare definitivamente a Bologna soltanto dopo la caduta dell'Impero.

Il 19 luglio 1814 entrò nella Congregazione degli Affari Ecclesiastici Straordinari. Il 15 settembre 1814 fu nominato membro della Congregazione del Sant'Uffizio e il 20 settembre successivo giurò come cardinale inquisitori.

Dopo la Restaurazione si dedicò alla riorganizzazione dell'arcidiocesi di Bologna, intervenendo sull'amministrazione della Curia, sugli archivi, sulle istituzioni ecclesiastiche e sulla formazione del clero. Nel 1825 fu nominato membro della Congregazione degli Studi.

Nel marzo 1831 Gregorio XVI lo inviò come legato a latere nelle quattro Legazioni nel difficile contesto dei moti rivoluzionari. Pur orientato alla restaurazione dell'autorità pontificia, cercò di adottare provvedimenti amministrativi e giudiziari relativamente moderati, entrando anche in contrasto con alcuni settori della Curia.

Negli anni successivi continuò a guidare l'arcidiocesi bolognese. Durante gli eventi del 1848-49 mantenne una posizione prudente, alternando aperture verso il movimento nazionale alla difesa dell'autorità di Pio IX.

Morì a Bologna il 13 aprile 1855 e fu sepolto nella cattedrale di San Pietro.

Il suo profilo presenta elementi decisamente complessi: alla collaborazione con le istituzioni napoleoniche nella prima fase della carriera e a una certa disponibilità alle riforme amministrative si affiancarono, soprattutto dopo la Restaurazione, una crescente accentuazione della difesa dell'autorità ecclesiastica e orientamenti conservatori e intransigenti.

Bibliografia

  • Philippe Boutry, Souverain et pontife: recherches prosopographiques sur la Curie romaine à l'âge de la Restauration (1814-1846), École française de Rome, Rome 2002, in part. pp. 435-436.
  • Umberto Mazzone, Oppizzoni, Carlo, in DBI, vol. 79 (2013).
  • MORONI, vol. XIII (1842), p. 132; vol. LX (1853), p. 305.
  • Herman H. Schwedt, Tobias Lagatz, Prosopographie von romischer Inquisition und Indexkongregation: 1814-1917, Schöningh, Paderborn 2005, vol. II, pp. 1072-1073.

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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