Caccia alle streghe di Nogaredo (1646-1647)

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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La caccia alle streghe di Nogaredo fu una persecuzione giudiziaria sviluppatasi nel 1646-1647 nella giurisdizione di Castellano e Castelnuovo, in Vallagarina, soggetta ai conti Lodron. Il procedimento fu condotto dalla giustizia criminale signorile: la sua natura inquisitoria, relativa alle modalità d’indagine e di acquisizione delle prove, non deve essere confusa con l’appartenenza al Sant’Uffizio romano. La vicenda costituisce un caso significativo della repressione della stregoneria nelle giurisdizioni alpine, dove i tribunali secolari ebbero un ruolo determinante.

Accuse e processo

All’origine del procedimento vi furono le accuse che coinvolsero Maria Salvatori, detta la Mercuria, Domenica Chemelli e sua figlia Lucia Cavaden. Il sospetto di stregoneria si alimentò di conflitti personali e di imputazioni di maleficio, intrecciandosi con l’accusa di sottrarre ostie consacrate per impiegarle in pratiche magiche. Alle donne furono attribuite responsabilità per malattie e disgrazie, interpretate come conseguenze di un intervento diabolico.
Gli interrogatori e il ricorso alla tortura ampliarono progressivamente il numero delle persone coinvolte. Le confessioni descrissero incontri con il demonio, rinnegamento della fede, profanazioni sacramentali, unguenti malefici e trasformazioni in animali. Le chiamate di correo produssero ulteriori arresti, conferendo all’inchiesta il carattere di una persecuzione collettiva. Queste deposizioni devono essere lette tenendo conto della coercizione e delle aspettative degli interroganti, senza assumerle come testimonianze immediate di pratiche effettivamente compiute.
Le accusate furono detenute a Castel Noarna, mentre il processo si svolse a Palazzo Lodron, a Nogaredo. Un aspetto rilevante fu l’intervento del difensore Marco Antonio Bertelli di Nomi, che contestò la regolarità degli interrogatori e ottenne una perizia medica: l’esame non riscontrò i presunti marchi diabolici. La difesa ricorse anche all’argomento della debolezza e suggestionabilità femminile, utilizzando le rappresentazioni della donna correnti nella cultura giuridica del tempo per attenuare la responsabilità delle imputate.

Condanne

Il 13 aprile 1647 il giudice delegato Paride Madernino pronunciò una sentenza capitale. La trascrizione nomina sette donne: Domenica Chemelli, Lucia Cavaden, Domenica Graziadei, Caterina Fitola, Ginevra Chemola, Isabetta e Paolina Brentegani. La pena prevedeva la decapitazione, seguita dalla combustione dei cadaveri e dalla sepoltura dei resti sul luogo del supplizio. L’esecuzione è datata al 14 aprile, in località Giare.

La persecuzione del 1646-1647 non segnò la conclusione dei processi per stregoneria nella giurisdizione. Nel 1717 Domenica Pedrotti, coniugata Campolongo e detta la Zambanella, fu condannata a morte in un distinto procedimento. Quest’ultimo caso, successivamente discusso da Girolamo Tartarotti nel quadro della critica alla repressione della stregoneria, testimonia la persistenza settecentesca di tali pratiche giudiziarie nel territorio.

Bibliografia

Article written by Daniele Santarelli & Domizia Weber | Ereticopedia.org © 2026

et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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