Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Domenica Pedrotti, detta la Zambanella (? - Nogaredo, 18 marzo 1717), fu una donna della Vallagarina condannata per stregoneria dalla giustizia signorile dei conti Lodron. La sua esecuzione è considerata l’ultima per tale reato in territorio trentino.
Figlia di Nicolò Pedrotti, detto Zambanello, e moglie di Andrea Campolongo di Villa Lagarina, fu coinvolta in un procedimento originato nel 1715 dalle dichiarazioni della figlia adolescente Caterina, interpretate come rivelazioni di rapporti con il demonio. La vicenda si sviluppò in un periodo di siccità e timori per i raccolti.
Il processo appartenne alla giurisdizione secolare di Castellano e Castelnuovo, non al Sant’Uffizio romano. Un ruolo decisivo nella conferma della condanna ebbe Giovanni Sebastiano Vespignani, pretore di Rovereto, che ne pubblicò successivamente le motivazioni nei propri Vota decisiva. Domenica fu decapitata e il suo corpo bruciato. Caterina, risparmiata dal supplizio, morì in carcere il 19 aprile 1717, quindicenne.
La vicenda è documentata dalla relazione del vicario parrocchiale Domenico Antonio Menestrina e dai registri parrocchiali di Villa Lagarina. Queste testimonianze integrano le motivazioni giudiziarie pubblicate da Vespignani, in assenza degli atti processuali completi.
Il caso fu ripreso da Girolamo Tartarotti nel Congresso notturno delle Lammie (1749), all’interno della discussione sugli effetti della fantasia e sull’ingiustizia della pena capitale inflitta alle presunte streghe. La memoria della condanna entrò così nel dibattito settecentesco che mise in discussione i fondamenti della persecuzione giudiziaria della stregoneria.
Bibliografia
- Giovanni Cristoforetti, Dell’ultima esecuzione capitale per stregoneria in terra trentina: una fonte inedita, in “Atti della Accademia Roveretana degli Agiati”, A, s. VIII, 8, 2008, pp. 205-252.
Article written by Daniele Santarelli & Domizia Weber | Ereticopedia.org © 2026
et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque
[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]