Pompili, Basilio

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Basilio Pompili, frequentemente indicato come Pompilj (Spoleto, 16 aprile 1858 – Roma, 5 maggio 1931), è stato un cardinale, membro della Congregazione del Sant'Uffizio, vicario generale della diocesi di Roma e vescovo di Velletri.

Si formò nel Seminario Romano, conseguendo le lauree in teologia e diritto canonico. Ordinato sacerdote il 18 dicembre 1880, svolse attività pastorale a Roma e intraprese la carriera curiale. Nel 1893 entrò al servizio della Penitenzieria apostolica come canonista e l'11 luglio 1896 divenne referendario della Segnatura. Nel 1898 fu nominato prelato aggiunto della Congregazione del Concilio, con il compito di esaminare le relazioni degli ordinari diocesani.

Consultore della Congregazione dei Vescovi e Regolari dal 1903, nel 1904 entrò nella commissione preparatoria per la codificazione del diritto canonico e fu nominato uditore della Rota romana. Nel 1908 divenne segretario della Congregazione del Concilio. Il 25 novembre dello stesso anno fu ammesso al segreto del Sant'Uffizio, senza ricevere la nomina a consultore.

Pio X lo creò cardinale il 27 novembre 1911, assegnandogli la diaconia di Santa Maria in Domnica. Il 7 aprile 1913 succedette a Pietro Respighi come vicario generale della diocesi di Roma. L'11 aprile seguente fu nominato membro del Sant'Uffizio e prestò giuramento come cardinale inquisitore il 16 aprile. Nel maggio 1913 ricevette il titolo arcivescovile di Filippi e la consacrazione episcopale. Nel 1914 divenne arciprete della basilica lateranense e il 22 marzo 1917 passò alla sede suburbicaria di Velletri.

Durante il lungo vicariato curò la formazione e la disciplina del clero, la catechesi, le vocazioni sacerdotali e il coordinamento delle attività parrocchiali. Promosse il Bollettino del Clero Romano e accompagnò l'espansione dell'organizzazione ecclesiastica nella capitale.

Di orientamento fortemente conservatore, conservò una marcata diffidenza verso lo Stato italiano. Le riserve sulla politica conciliatrice della Santa Sede si accentuarono dopo i Patti lateranensi del 1929, anche per la percezione di una diminuzione delle prerogative del vicariato. Tale posizione non gli impedì di collaborare a lungo all'azione pastorale di Benedetto XV e Pio XI.

Morì a Roma il 5 maggio 1931. Sepolto inizialmente al Verano, nel 1933 fu trasferito nella cattedrale di Spoleto.

Bibliografia

  • Gilla Gremigni, Il cardinale Basilio Pompilj. Nel decimo della morte MCMXXXI-MCMXLI, Tipografia Poliglotta Vaticana, Città del Vaticano 1941.
  • Michele Manzo, Roma, i papi e il vicario dalla grande guerra alla crisi del ’31, tesi di dottorato in Storia contemporanea, Università degli Studi Roma Tre, XXIII ciclo, a.a. 2010-2011.
  • Herman H. Schwedt, Tobias Lagatz, Prosopographie von Römischer Inquisition und Indexkongregation 1814-1917, Schöningh, Paderborn 2005, vol. II, pp. 1215-1216.

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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