Pacca, Bartolomeo

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Bartolomeo Pacca (Benevento, 25 dicembre 1756 - Roma, 19 aprile 1844) è stato un cardinale, diplomatico e uomo di Curia, membro della Congregazione dell'Indice e della Congregazione del Sant'Uffizio, della quale fu cardinale segretario dal 1830 alla morte.

Vita e azione politica

Figlio di Orazio Pacca, marchese di Matrice, e di Cristina Malaspina, studiò presso il collegio dei Gesuiti a Napoli e quindi al Collegio Clementino di Roma. Nel 1775 conseguì il dottorato in utroque iure alla Sapienza e dal 1778 al 1784 frequentò l'Accademia dei Nobili Ecclesiastici.

Ordinato sacerdote il 14 agosto 1785, il 26 settembre successivo fu nominato arcivescovo titolare di Damiata. Dal 1786 fu nunzio apostolico a Colonia, dove si oppose alle tendenze episcopaliste e giurisdizionaliste diffuse nell'area tedesca. Nel 1794 fu trasferito alla nunziatura di Lisbona, che mantenne fino alla promozione cardinalizia.

Pio VII lo creò cardinale il 23 febbraio 1801. Rientrato a Roma nel maggio 1802, il 10 agosto 1802 fu nominato membro della Congregazione dell'Indice.

Il 19 giugno 1808, nel pieno dello scontro tra Napoleone e la Santa Sede, fu nominato pro-segretario di Stato. Il 1° luglio 1808 fu nominato membro della Congregazione del Sant'Uffizio, giurando come cardinale inquisitore il 7 luglio successivo.

Collaboratore di primo piano di Pio VII nella resistenza alle pressioni napoleoniche, dopo l'occupazione dello Stato pontificio e l'arresto del pontefice fu a sua volta arrestato il 9 luglio 1809 e deportato in Francia. Rimase detenuto nel forte di Fenestrelle dal 1809 al 1813. Liberato, ebbe un ruolo importante nel convincere Pio VII a prendere le distanze dal concordato di Fontainebleau.

Rientrato a Roma nel 1814, fu nuovamente pro-segretario di Stato dal 19 maggio al 5 luglio, durante l'assenza di Ercole Consalvi, impegnato nelle trattative internazionali. Il 19 luglio entrò nella Congregazione degli Affari Ecclesiastici Straordinari e il 26 settembre fu nominato camerlengo di Santa Romana Chiesa.

Durante la Restaurazione divenne uno dei principali esponenti dell'area curiale più conservatrice e intransigente, opponendosi alle riforme amministrative promosse da Consalvi e sostenendo il ripristino di istituzioni e principi dell'ordine ecclesiastico precedente alla Rivoluzione. Fu favorevole alla restaurazione della Compagnia di Gesù e fortemente critico verso il motu proprio del 6 luglio 1816, che riorganizzava l'amministrazione dello Stato pontificio secondo criteri in parte derivati dall'esperienza francese.

Nel 1818 divenne prefetto della Congregazione dei Vescovi e Regolari e cardinale vescovo di Frascati; nel 1821 passò alla sede suburbicaria di Porto e Santa Rufina. Nel 1822 fu nominato prefetto degli studi del Collegio Romano.

Come camerlengo svolse inoltre un ruolo importante nella tutela del patrimonio artistico e archeologico. Il cosiddetto editto Pacca del 7 aprile 1820 sottopose a più rigoroso controllo gli scavi, il commercio e l'esportazione di antichità e opere d'arte, rafforzando l'organizzazione pubblica della tutela.

Il 5 aprile 1830 fu nominato segretario della Congregazione del Sant'Uffizio, incarico che mantenne fino alla morte. Nello stesso anno divenne cardinale vescovo di Ostia e Velletri e decano del Sacro Collegio.

Negli ultimi anni continuò a essere una figura autorevole dell'area zelante. Fu coinvolto anche nella vicenda di Félicité de Lamennais, fungendo da tramite con Gregorio XVI e comunicandogli la condanna implicita nell'enciclica Mirari vos. Il suo orientamento rimase caratterizzato dalla difesa dell'autorità pontificia e dalla diffidenza verso il liberalismo politico e religioso, pur accompagnata negli ultimi anni da una riflessione critica sulle debolezze del governo temporale della Chiesa.

Morì a Roma il 19 aprile 1844 e fu sepolto nella chiesa di Santa Maria in Campitelli.

Bibliografia

  • David Armando, Pacca, Bartolomeo, in DBI, vol. 80 (2014).
  • Philippe Boutry, Souverain et pontife: recherches prosopographiques sur la Curie romaine à l'âge de la Restauration (1814-1846), École française de Rome, Rome 2002, pp. 439-443.
  • Gustavo Brigante Colonna, Bartolomeo Pacca, 1756-1844, Zanichelli, Bologna 1931.
  • MORONI, vol. L (1851), pp. 85-89.
  • Herman H. Schwedt, Tobias Lagatz, Prosopographie von romischer Inquisition und Indexkongregation: 1814-1917, Schöningh, Paderborn 2005, vol. II, pp. 1092-1097.

Article written by Daniele Santarelli | Ereticopedia.org © 2026

et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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