Davia, Giovanni Antonio

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Giovanni Antonio Davia o Da Via (Bologna, 13 ottobre 1660 - Roma, 11 gennaio 1740), è stato un cardinale, prefetto della Congregazione dell'Indice e membro della Congregazione del Sant'Uffizio.

Figlio di Giovanni Battista Davia e Porzia Ghislieri, apparteneva a una famiglia originaria di Domodossola, stabilitasi a Bologna e ascesa al patriziato cittadino. Si laureò in diritto civile e canonico a Bologna, coltivando anche interessi matematici, astronomici e naturalistici. Nel 1681 compì un viaggio di formazione a Parigi e Londra. Rientrato in patria, ricoprì alcuni incarichi nell'amministrazione bolognese grazie all'appoggio del fratello maggiore Virgilio. Nel 1684 partecipò come ingegnere alla guerra contro gli Ottomani, prendendo parte alle operazioni di Corfù e Santa Maura. Si trasferì quindi a Roma, dove si dedicò agli studi e al collezionismo numismatico.

Nel 1687 fu ricevuto da papa Innocenzo XI, dal quale sperava di ottenere un incarico militare, ma venne invece avviato alla diplomazia pontificia. Il 18 luglio 1687 fu nominato internunzio a Bruxelles. In questa sede si occupò delle controversie sul giansenismo, sostenendo le indagini contro i suoi fautori ma mantenendo un atteggiamento prudente nei confronti delle accuse rivolte all'arcivescovo di Malines. Nominato arcivescovo titolare di Tebe il 21 giugno 1690, l'8 agosto successivo fu destinato alla nunziatura di Colonia, che resse fino al 1696.

Il 13 febbraio 1696 fu nominato nunzio in Polonia, dove sostenne l'elezione di Augusto II di Sassonia, convertitosi al cattolicesimo. Il 10 marzo 1698 ottenne il vescovato di Rimini, conservando gli incarichi diplomatici. Il 26 aprile 1700 passò alla nunziatura di Vienna. La guerra di successione spagnola e il deterioramento dei rapporti tra la corte imperiale e Clemente XI resero sempre più difficile la sua missione. Nel 1706 abbandonò l'incarico senza attendere l'autorizzazione pontificia e si ritirò nella diocesi riminese.

A Rimini promosse la formazione del clero e la vita culturale, celebrando due sinodi diocesani, nel 1711 e nel 1724. Mantenne inoltre rapporti con gli ambienti scientifici bolognesi e con studiosi quali Eustachio Manfredi e Celestino Galiani. La protezione accordata a uomini di scienza e le sue frequentazioni gli attirarono sospetti di filogiansenismo.

Fu creato cardinale il 18 maggio 1712 e ricevette il titolo di San Callisto il 30 agosto 1713. Il 1° gennaio 1714 entrò nella Congregazione dell'Indice; appartenne inoltre alle Congregazioni dell'Immunità, dei Vescovi e Regolari e di Propaganda Fide. Fu nominato legato di Urbino il 16 dicembre 1715 e di Romagna il 12 aprile 1717. Il 7 dicembre 1726 rinunciò al governo della diocesi di Rimini.

Il 20 settembre 1727 fu nominato prefetto della Congregazione dell'Indice. Il 19 gennaio 1731 fu incluso nella Congregazione del Sant'Uffizio e il 24 gennaio prestò giuramento come cardinale inquisitore. Conservò la prefettura dell'Indice fino alla morte, avvenuta a Roma l'11 gennaio 1740.

Bibliografia

  • Gianpaolo Brizzi, Davia, Giovanni Antonio, in DBI, vol. 33 (1987), pp. 127-130.
  • Lorenzo Cardella, Memorie storiche de' cardinali della Santa Romana Chiesa, vol. VIII, Stamperia Pagliarini, Roma 1794, pp. 119-121.
  • MORONI, vol. XIX (1843), pp. 162-163.
  • Marta Pieroni Francini, Da Clemente XII a Benedetto XIV: il caso Davia (1734-1750), in «Rivista di storia della Chiesa in Italia», 37, 1983, pp. 437-471.
  • Herman H. Schwedt, Jyri Hasecker, Dominik Höink, Judith Schepers, Prosopographie von Römischer Inquisition und Indexkongregation 1701-1813 Schöningh, Paderborn 2010, vol. I, pp. 406-408.

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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