Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Anton Angelo Carcassona (Alghero, prima metà del XVI secolo – dopo il 1592) fu un ecclesiastico sardo, canonico e arciprete di Alghero, discendente da una famiglia di origine ebraica convertitasi al cristianesimo. Fu sottoposto a un lungo procedimento dell'Inquisizione di Sardegna per alcune affermazioni sul popolo ebraico e per uno scritto contrario agli statuti di limpieza de sangre. L'identificazione del canonico con l'omonimo giurista attivo nel Cinquecento, spesso accettata dalla storiografia, non è del tutto sicura.
Origini e formazione
Discendeva da una famiglia ebraica stabilitasi ad Alghero nel tardo Medioevo e distintasi per le proprie attività commerciali e finanziarie. Dopo l'espulsione degli ebrei dai domini dei sovrani cattolici nel 1492, alcuni Carcassona lasciarono la Sardegna, mentre altri vi rimasero abbracciando il cristianesimo. Il padre di Anton Angelo, Bernardo, ricoprì incarichi nell'amministrazione fiscale locale e ottenne un titolo cavalleresco.
Secondo la ricostruzione tradizionale, Anton Angelo studiò dapprima ad Alghero e a Cagliari, quindi si perfezionò in diritto a Bologna, dove frequentò l'ambiente del Collegio di Spagna e seguì l'insegnamento di Mariano Sozzini il Giovane. All'omonimo giurista si attribuiscono alcune Additiones ai commentari di Giasone del Maino, stampate a Lione nel 1554 e successivamente ristampate. L'identità tra questo autore e il canonico inquisito è stata tuttavia messa in discussione da Antonello Mattone e Piero Sanna, che hanno richiamato l'esistenza di più membri della famiglia con lo stesso nome. Le notizie sulle opere giuridiche vanno pertanto considerate con cautela nel ricostruire la biografia dell'ecclesiastico.
Il procedimento inquisitoriale
I primi contrasti con il tribunale della fede risalgono al 1555, quando Carcassona fu accusato di aver percosso un commissario dell'Inquisizione. Nel 1578 una predica pronunciata ad Alghero attirò nuovamente l'attenzione dei giudici: secondo i denuncianti, il canonico aveva insistito sulla dignità del popolo ebraico, ricorrendo anche a un'interpretazione del libro di Daniele che attribuiva agli ebrei un posto eminente nella storia della salvezza. Una prima valutazione dell'inquisitore Juan Zorita non condusse a una condanna per eresia.
Nel 1581 la situazione si aggravò in seguito a una denuncia di Barganuccio Pinna, dipendente del Sant'Uffizio, che accusò Carcassona e un suo figlio di averlo perseguitato. Furono allora riprese precedenti imputazioni relative alla sua predicazione e alla condotta personale, comprese presunte violenze, la convivenza con donne dalle quali avrebbe avuto figli e irregolarità nell'esercizio del ministero sacerdotale. Questi elementi appartengono al quadro accusatorio e non devono essere considerati, indistintamente, fatti accertati. Il 28 gennaio 1581 Carcassona fu arrestato e rinchiuso nelle carceri inquisitoriali di Sassari.
Riuscito a sottrarsi alla custodia, raggiunse Roma e si presentò spontaneamente al Sant'Uffizio romano, contestando l'imparzialità degli inquisitori sardi. La sua iniziativa diede luogo a un conflitto fra la giurisdizione del tribunale dipendente dalla Suprema spagnola e l'autorità inquisitoriale romana. Nel 1583 il cardinale Giacomo Savelli ordinò la restituzione dei beni sequestrati e chiese l'invio degli atti processuali. Il tribunale di Sassari oppose resistenze, invocando anche l'intervento delle autorità di Madrid: ancora nel 1586 lo scambio di lettere riguardava la trasmissione del voluminoso incartamento. Nel 1592 Carcassona fu infine rimandato in Sardegna per l'esecuzione della pena.
Il Dialogus e la condanna
L'aspetto più significativo della vicenda riguarda un dialogo latino manoscritto nel quale Carcassona criticava gli statuti di purezza di sangue introdotti a Toledo dall'arcivescovo Juan Martínez Silíceo. Secondo il canonico, l'esclusione dei discendenti di ebrei e musulmani da determinati incarichi ecclesiastici contrastava con il significato universale del battesimo e con l'uguaglianza dei credenti in Cristo. La polemica investiva anche l'approvazione pontificia delle norme, che l'autore riteneva fondata su informazioni inesatte.
Del testo si conserva una parte nella documentazione inquisitoriale di Madrid e un'altra testimonianza manoscritta nella Biblioteca Apostolica Vaticana. Per i giudici il problema principale non fu la dimostrazione di pratiche giudaizzanti, bensì la contestazione dell'autorità dottrinale del pontefice implicita nelle argomentazioni del Dialogus. Carcassona fu giudicato gravemente sospetto di eresia e obbligato a un'abiura privata, alla ritrattazione pubblica delle affermazioni contenute nella predica e al pagamento di una multa di cinquecento ducati. Il procedimento, conclusosi nel 1592, mostra come le controversie sulla condizione dei conversos potessero trasformarsi in cause di competenza inquisitoriale, intrecciando questioni dottrinali, conflitti personali e contrasti tra istituzioni.
Fonti
- Archivo Histórico Nacional, Madrid, Inquisición, lib. 769, ff. 291r-295r (corrispondenza relativa al procedimento).
- Archivo Histórico Nacional, Madrid, Inquisición, lib. 782, ff. 592r-620v, Relación del proceso contra el doctor Antonio Angel Carcassona, Sassari, 15 luglio 1586.
- Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. lat. 11769 (testimonianza manoscritta del Dialogus).
Bibliografia
- Agostino Borromeo, Inquisizione e «conversos» nella Sardegna spagnola, in L'Inquisizione e gli ebrei in Italia, a cura di Michele Luzzati, Laterza, Roma-Bari 1994, pp. 197-216.
- Manuela De Magistris, La famiglia Carcassona, in Immagini da un passato perduto. Segni della presenza ebraica in Sardegna, Regione Autonoma della Sardegna, Cagliari 1996, pp. 32-38.
- Antonello Mattone, Piero Sanna, Per una storia economica e civile della città di Alghero, in Alghero, la Catalogna, il Mediterraneo. Storia di una città e di una minoranza catalana in Italia (XIV-XX secolo), a cura degli stessi, Gallizzi, Sassari 1994, pp. 737-836.
- Mauro Perani, Carcassona, Anton Angelo, in DSI, vol. I, pp. 266-267.
- Giampaolo Pisu, Carcassona, Antonio Angelo, in DBI, vol. 19, 1976.
- Giancarlo Sorgia, Studi sull'Inquisizione in Sardegna, Palumbo, Palermo 1961.
- Giancarlo Sorgia, Una famiglia di ebrei in Sardegna: i Carcassona, in «Studi Sardi», XVII, 1962, pp. 287-308.
- Cecilia Tasca, Mariangela Rapetti, I De Carcassona. Dalla Provenza allo Studio Generale cagliaritano, in «Materia giudaica», XXIII/1-2, 2018, pp. 189-200.
- Pasquale Tola, Dizionario biografico degli uomini illustri di Sardegna, vol. I, Tipografia Chirio e Mina, Torino 1837, pp. 180-182.
Voci correlate
- Ebrei in Spagna
- Giacomo Savelli
- Inquisizione di Sardegna
- Inquisizione spagnola
- Purezza del sangue (Spagna)
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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque
[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]